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Maggio 26, 2024
FocusInnovazione

Sostenibilità e digitale: un aiuto alle Pmi ora viene dall’Osservatorio del Politecnico di Milano

A guidarlo, Giorgia Dragoni e Valentina Pontiggia, laureate in Ingegneria gestionale


Sostenibilità e digitale: d’ora in avanti le imprese italiane non saranno più sole.

Potranno contare sul sostegno dell’Osservatorio Digital & Sustainable, lanciato di recente e partito sei mesi fa con le attività di ricerca di un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, diretto da Giorgia Dragoni, (nella foto in alto), 33 anni e Valentina Pontiggia, 39 anni, tutte e due laureate in Ingegneria Gestionale, che spiegano: “Se la sostenibilità nell’ambiente, nella governance e nel sociale sarà l’obiettivo futuro per le pmi, il digitale ne rappresenterà il loro strumento.  Ormai non si può più parlare di digitale senza alludere a uno sviluppo sostenibile e non si può più ipotizzare una crescita che non contempli l’ uso sostenibile delle nuove tecnologie. Ricordiamoci che le tecnologie digitali non sono neutre, hanno un impatto etico e per questo vanno indirizzate al bene della società. Con la nostra iniziativa puntiamo a divulgare una moderna cultura d’impresa”.

Guardando ai trend dell’innovazione, nei prossimi mesi le due studiose proveranno a rispondere ad alcune domande. Del tipo: Come possono blockchain e web3 promuovere la trasparenza informativa, ridurre gli sprechi , migliorare la gestione delle risorse naturali e limitare i rischi di sicurezza pubblica e di attività illecite a causa di anonimato e mancanza di regolamentazione? Oppure, sull’Internet delle cose, come utilizzare sensori e oggetti connessi per ottimizzare i processi produttivi, le catene di approvvigionamento e le infrastrutture e nel contempo, limitare i rischi legati alla sicurezza dei dati raccolti e scambiati dai dispositivi smart? E ancora, come usare l’AI per arricchire il lavoro, migliorare l’uso delle risorse, aumentare la produttività, la sicurezza e la capacità di reazione alle emergenze? E come utilizzarla senza incorrere in problemi etici e senza discriminare? E ancora, come limitare il consumo energetico dell’AI?

Ma proviamo a vedere cosa si è scoperto fino ad oggi e capire a che punto siamo con la trasformazione digitale in Italia. I dati dicono che lo spid ha raggiunto il 74% della popolazione nel 2023, che il mercato del cloud computing e data center l’anno scorso è stato pari a 654 mln di euro, con un aumento del 10 per cento rispetto all’anno precedente. E ancora, che la questione della cybersicurezza diventerà predominante perché nel 2023 si sono registrati attacchi gravi: nel mondo 2779 e 310 in Italia.

“Sappiamo – dice Dragoni – che il digitale ha un impatto molto forte sull’ambiente: abbiamo scoperto che se il web fosse una nazione, sarebbe la 4° più impattante al mondo per emissioni di CO2  e la 3° più impattante al mondo per consumo di energia elettrica. E ancora,  che 10 gigabyte di contenuti su Internet hanno le stesse emissioni di una automobile che percorre 4,5 km. Che le interrogazioni di ChatGPT in un giorno richiedono la stessa energia di quella che serve per ricaricare 83 milioni di smartphone, o che una singola transazione in bitcoin ha bisogno di un carico di energia uguale a quello che serve per ricaricare  120.750 smartphone. Solo per fare qualche esempio.”.

Quali saranno gli strumenti che adotteranno le due ricercatrici per sostenere gli imprenditori?  “Creeremo un network, una community virtuale, ma anche reale – annunciano – occasioni di confronto, newsletter, webinar (in parte gratuiti, in parte a pagamento) in cui scambieremo informazioni e testimonianze di aziende consolidate, ma anche di start up, le quali rappresentano un modello di impresa che non teme le sfide. Ne abbiamo già valutate quattro (Pedius, Giunko, Serenis e Aworld) che pensiamo possano rappresentare un modello virtuoso di utilizzo del digitale con un primario obiettivo di sostenibilità”.

Come si stanno attrezzando le imprese? “Se parliamo di grandi e grandissime aziende – afferma Pontiggia – solo il 13% non ha ancora avviato investimenti sul digitale per rispondere a obiettivi di sostenibilità. Se ci spostiamo sulle Pmi, la percentuale aumenta. E a non aver ancora intrapreso azioni concrete – anche non legate al digitale – per centrare gli obiettivi di sostenibilità, è il 29 per cento.  Un dato rilevante, derivato dalle nostre ricerche, è anche quello secondo cui tra le prime cioè grandi e grandissime aziende italiane è ancora poco diffusa una figura organizzativa di carattere strategico con responsabilità di gestione delle tecnologie digitali per obiettivi di sostenibilità”.

Valentina Pontiggia

I prossimi step, ci dicono, saranno workshop, incontri a porte chiuse. A febbraio 2025 è previsto un evento per presentare in modo ufficiale e aperto a tutti le nostre ricerche incrociate con le pratiche modello che ci racconteranno le imprese. “In quell’occasione – conclude Dragoni –  saranno distribuite alcune pubblicazioni utili agli imprenditori già coinvolti e agli altri che aderiranno alle nostre iniziative. La percezione in questi mesi? Ormai la transizione non è più un oggetto misterioso. Se ne parla tanto. Ma le pmi non hanno ancora trovato le soluzioni per trarne vantaggi concreti. Forse la rivoluzione digitale, avviata con il Piano 4.0 e la pandemia, è stata per loro una valanga. Come Osservatorio aiuteremo le aziende a capire come usare le tecnologie in modo sostenibile o per un obiettivo sostenibile, perché solo tenendo unite le due cose i vantaggi supereranno i rischi. E per questo, pensiamo di cercare pratiche illuminanti, modelli anche all’estero. Il nostro Osservatorio dunque come scuola che abilita l’open innovation e la sana contaminazione”

 Cinzia Ficco

 Cinzia Ficco

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