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Maggio 24, 2024
EvoluzioneFocus

Senza attenzione al passaggio generazionale, parlare di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità è superfluo


Il tessuto economico del nostro Paese è costituito per la maggioranza da imprese familiari e molte di esse sono oggi guidate da imprenditori che hanno un’età superiore a 70 anni.

Solamente il 30% delle imprese familiari arriva alla seconda generazione, il 15% alla terza generazione e via via la percentuale diminuisce progressivamente.

Quali sono i fattori che minacciano la longevità dell’impresa familiare?

Intanto sono molteplici, tre in particolare:

La prima causa certamente è la mancata pianificazione effettuata per tempo ed il conseguente passaggio che avviene a causa di un evento ineludibile!

La seconda causa è il confondere la proprietà, la quale si acquisisce ereditando l’impresa, con la gestione della stessa che al contrario non si eredita!

La terza causa è la conflittualità che si crea fra generazioni differenti e fra gli eredi stessi!

La prima causa, ossia il procrastinare la pianificazione del passaggio, impedisce l’opportunità di rendere fluido il cambio intergenerazionale. Investire tempo e risorse, attraverso anche il coinvolgimento del proprio Consulente Patrimoniale di fiducia, permette di ascoltare e confrontarsi con tutti gli eredi e comprendere se fra questi vi è un erede che ha le capacità e la volontà di guidare l’impresa verso il futuro.

La seconda causa affonda la sua ragione nell’assunto che il figlio di un imprenditore di successo non può che essere a sua volta un imprenditore di successo e che per questo eredita non solo la proprietà, ma anche la gestione dell’impresa. 

Fare l’imprenditore ed essere imprenditore sono due concetti distinti, i quali presentano una differenza sostanziale. L’imprenditore è colui che crede nelle proprie idee, colui che fa la differenza, colui che è capace di farsi attraversare dai cambiamenti senza mai perdere la sua identità.

Identità che deve specchiarsi e rispecchiarsi nell’attività di impresa. Inoltre l’imprenditore è colui che deve avere coraggio, propensione al rischio e visione, insieme alle competenze, alla passione e alla tenacia.

La terza causa è dovuta, talvolta, allo scontro fra generazioni per visioni differenti della vita. Le generazioni con i capelli bianchi vivono per lavorare, invece le nuove generazioni scelgono di lavorare per vivere. Inoltre la conflittualità fra eredi rischia di mettere in stallo l’attività dell’impresa, pregiudicando il suo futuro.

Le imprese familiari sono intrise dei valori e delle tradizioni di famiglia e questo è quello che permette loro di essere più resilienti nei momenti di difficoltà.

Ad esempio, narrare la propria storia aiuta a chi prende le redini dell’impresa a gestire meglio le crisi. Invece organizzare eventi per celebrare la propria storia in occasione di anniversari accresce la consapevolezza di possedere un patrimonio culturale e valoriale che sono una legacy ed un heritage da custodire e trasmettere alle nuove generazioni che subentrano.

Le nuove generazioni hanno l’impegno e la responsabilità di innovare ed evolversi, al fine di creare nuovo valore per la comunità attraverso la guida dell’impresa. Questo è possibile solo se si ha la volontà, se si posseggono le competenze e le caratteristiche di un imprenditore. In alternativa si può svolgere il ruolo di azionisti, i quali possono essere buoni membri della governance, esercitando una proprietà responsabile nel rispetto dell’impresa.

Molte imprese familiari in questi anni sono cresciute nei volumi, ma hanno mantenuto la stessa impostazione nella governance con un amministratore unico o un CDA costituito solamente da familiari. Il passaggio generazionale può essere un importante opportunità, al fine di coinvolgere amministratori indipendenti capaci di apportare competenze ed idee sulle strategie da intraprendere per un futuro al passo con i tempi.

Mantenere la coesione familiare è un valore fondamentale!

Le diversità generazionali sono un’opportunità, dove la ricchezza risiede negli imprenditori con i “capelli bianchi”, i quali hanno il compito di trasmettere le tradizioni, la storia e l’esperienza a chi guiderà l’impresa nel futuro. Invece alle nuove generazioni è importante permettere di manifestare la voglia di innovare, adattarsi ai cambiamenti e cogliere le sfide del futuro in un mondo che va sempre più veloce.

Dedicare tempo per ascoltarsi aiuta a conoscere le aspettative di ognuno e a comprendere se all’interno della famiglia, fra gli eredi, vi è un Leader riconosciuto, il quale può assumersi la responsabilità di prendere le redini nella qualità di fiduciario, consapevole che è importante creare nuovo valore per lasciare alle prossime generazioni un’impresa competitiva, senza mai trascurare la responsabilità che si ha anche nei confronti dei propri collaboratori, delle loro famiglie e di tutti gli stakeholders.

Coniugare i valori umani e sociali di una famiglia con i valori sociali di fare impresa creano il sentiero di opportunità capace di generare valore per la famiglia e la comunità. Si supera così l’esclusiva logica speculativa del profitto attraverso l’innovazione incrementale, e ci si prodiga attraverso innovazioni radicali, che possano generare armonia e gratificazione per chi lavora all’interno,. Così si crea un clima d’impresa sano e conseguentemente produttivo ed infine, come diceva Robert C. Ronstadt, “Costruendo un processo dinamico di creazione di benessere incrementale”.

Possedere una visione strategica significa avere un occhio al presente ed un altro all’orizzonte che guarda ai trend sociali, tecnologici, economici e governativi. Tutto questo è possibile attraverso una visione olistica che affronta le criticità del momento, ma si adopera per creare nuovo valore.

Senza una vera e reale attenzione al passaggio generazionale, parlare di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, tre temi molto importanti ed attuali, può diventare superfluo.

Decidere di fare un passo laterale è segno di responsabilità da parte di chi oggi guida l’impresa, allo stesso modo è segno di responsabilità da parte chi ha le qualità imprenditoriali per prendere le redini dell’impresa e dimostrare la volontà di creare nuovo valore per garantire longevità all’impresa, mantenendo la coesione familiare.

Non esiste un cliché, in quanto ogni famiglia e ogni impresa hanno la loro storia, e per questo è importante ascoltare tutti gli eredi coinvolti e confrontarsi per verificare come garantire longevità all’impresa, mantenendo la coesione familiare, e se vi sono le condizioni per creare una dinastia imprenditoriale.

Sergio Malizia, consulente patrimoniale

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