20.1 C
Rome
10/03/2026
EvoluzioneInnovazioneMarketing

La spesa collaborativa: quella che inquina poco e fa bene alla comunità

Si chiama crowdshipping. I primi a pensarci sono stati i fondatori di Shopopop

Sei un fiorista che per San Valentino vuole vendere cento rose, ma non ha un fattorino per la
consegna, né vuole lasciare un parente solo al negozio e provvedere al trasporto?
Sei un alimentarista che vuole consegnare tre confezioni di acqua o latte, ma non ha mai pensato di
comprare un furgone, perché non sapresti dove sistemarlo, non hai soldi per acquistarlo, e
soprattutto saresti indeciso sulle dimensioni da scegliere? Una soluzione esiste e si
chiama crowdshipping.
E’ la consegna collaborativa e i primi a pensarci sono stati dei francesi, i fondatori
di Shopopop https://www.shopopop.com/it-it, azienda nata nel 2016 a Nantes, presente dal 2020
anche in Italia – la sede principale è a Torino – in Belgio, Spagna, Olanda, e Lussemburgo, con
circa 150 dipendenti, servendo le catene della grande distribuzione principali d’Europa.

 
Di preciso come funziona una consegna collaborativa e quali vantaggi dà?
“Noi offriamo una soluzione tecnologica ai negozianti, partner della piattaforma, per supportarli
nelle consegne a domicilio – afferma Fabio Paracolli, napoletano, classe ’63, country manager
Shopopop Italia
– con vantaggi ambientali, sociali ed economici. Intanto creiamo una community di
driver collaborativi che si offrono per una consegna a domicilio, iscrivendosi alla nostra
piattaforma, dove inseriscono la città, il codice postale, i percorsi che fanno abitualmente e che
farebbero – entro un massimo di quindici chilometri – per trasportare una spesa non ingombrante. Il
driver viene avvisato della consegna attraverso una notifica che arriva dalla piattaforma – su cui si è
iscritto – tramite un’app. A quel punto può aderire o meno. Non c’è alcun controllo da parte nostra,
né un obbligo per lui di accettare. E questo ci distingue da altre società di consegna a domicilio.
Paghiamo mediamente 6 euro netti il servizio che non dura più di 20 minuti. Non ci interponiamo
tra acquirente e venditore che diventa nostro partner. Per questo, non sappiamo quanto costerà
all’acquirente il servizio. Il vantaggio per il venditore c’è: non deve fare investimenti strutturali che
può concentrare sul core business e dalle nostre stime con questo servizio sullo scontrino si registri
un venti per cento in più di spesa. Noi non vendiamo alcunché. E fatturiamo il servizio al venditore
in base ad una griglia chilometrica”.
Un vantaggio anche ambientale, si diceva, perché non c’è un furgone pieno di roba che fa andata e
ritorno, inquinando.
“C’è solo chi – afferma Paracolli – decide di fare una deviazione da un percorso abituale per
effettuare una consegna a chi in quel momento vuole sfruttare i vantaggi di ricevere i propri acquisti
a domicilio.
In Italia il trend è in crescita e il servizio di Shopopop è già attivo in diverse regioni: Lombardia,
Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo e Veneto.

Si sta pensando di aprire nuove sedi in Germania e nel Regno Unito e non si escludono per il futuro
gli Stati Uniti e il Canada. Se in Italia si consegnano solo alimentari e fiori, in Francia, libri e il fai da te. “Nei prossimi anni – ancora Paracolli – potremo aumentare le categorie merceologiche”. La casa madre gestisce centralmente la parte tecnologica, la finanza e l’amministrazione, nelle sedi
territoriali, ci sono i commerciali, il marketing locale e il servizio clienti.

Partner di Shopopop sono Carrefour, Crai, Todis, Famila etc. e fioristi come Fridas, Interflora, Fiori
in Città
e da Torino sperano di far aumentare il numero dei maggiori player della distribuzione organizzata.

Cinzia Ficco

Leggi anche

Vercelli, ecco la “Stronza” che rivoluziona il concetto di birra

Francesco Fravolini

Contenuti su misura per il mondo del fashion retail

Cinzia Ficco

“Noi ci mettiamo i motori digitali ad alta velocità, l’Italia lo stile”

Cinzia Ficco