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Aprile 12, 2024
Diritto

Sostenibilità: a che punto siamo in ambito normativo?

Contributo dell’avvocatessa, Cecilia Bianconi


Il mio contributo mira a ricostruire, seppur parzialmente, lo stato dell’arte in ambito normativo in materia di sostenibilità.

Ormai forse, si spera, siamo lontani dai tempi in cui gli imprenditori non conoscevano le tematiche ESG, o addirittura pensavano che queste non li riguardassero in alcun modo o di essere già perfomanti.

L’acronimo ESG è stato coniato nei primi anni 2000 da James Gifford, studente di economia presso l’università di Sydney, il quale nel 2003 si era candidato per uno stage non retribuito presso l’Environment Programme Finance Initiative, programma Onu per l’ambiente, appena creato dalle Nazioni Unite a Ginevra.

Gifford fu assunto al termine dello stage e insieme al suo gruppo di lavoro scrisse una pagina nuova della storia della finanza:  creò l’acronimo “ESG”  e s’impegnò per la definizione dei principi di investimento responsabile, che hanno determinato gli investitori a privilegiare gli investimenti in imprese sostenibili.

E’ ormai chiaro che le tematiche ESG non possono più essere trascurate. Il danno, che  deriverebbe alla reputazione e ai risultati economici di una società, sarebbe ingenti.

Un esempio è riportato in un famoso manuale sulla sostenibilità in cui viene descritto che, negli anni ’90, uno dei più grandi produttori di banane in America Latina rimase implicato in una serie di controversie quali: corruzione, deforestazione, inquinamento delle acque, discriminazione ed inadeguate condizioni di salute e  sicurezza dei suoi lavoratori. Il prezzo dei suoi prodotti crollò di oltre il 90% e la società si trovò coinvolta in serie dispute per il suo accesso ai mercati europei.

La società era, però, decisa ad un’inversione di rotta. Proclamò un insieme di valori fondamentali, comprendenti un’aperta ed onesta comunicazione, il dialogo con i propri stakeholders ed il rispetto per le persone. Ottenne la certificazione SA8000 (Social Accountability, the international labor and human rights standards), introdusse un programma, elaborato da una terza parte indipendente, di best practice per l’uso sostenibile del suolo, ridusse l’uso dei prodotti agrochimici e cominciò a porsi ulteriori sfide in termini di sostenibilità.

Le sue prestazioni in termini sociali ed ambientali ebbero un notevole impatto sulla sua reputazione, che tornò a salire, Si evitò il fallimento e fu un successo economico.

Ma che cosa dovrebbe conoscere oggi un’azienda per iniziare a muovere i primi passi verso un approccio più sostenibile della propria attività?

Senza dubbio, la base di partenza non può che essere l’Agenda ONU 2030, che è stata adottata il 25 settembre del 2015 con risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di trasformare il nostro mondo.

L’Agenda elenca 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs) e 169 traguardi. Essi mirano a realizzare pienamente i diritti umani di tutti e a raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze che sono interconnessi e indivisibili e bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, la dimensione economica, sociale ed ambientale.

Ogni azienda dovrebbe pertanto affrontare il percorso della sostenibilità iniziando proprio dagli obiettivi posti dall’Agenda 2030. Ciò significa innanzitutto comprenderli, considerando tutti gli SDGs ed i loro target e verificare come le questioni che sollevano possano essere collegate all’attività dell’azienda esaminata, sia considerando i rischi per le persone e l’ambiente, sia considerando i prodotti, servizi e investimenti vantaggiosi relativi alla propria attività.

Si aggiunga inoltre che in Italia, nel nostro ordinamento, ai sensi del D.Lgs. n. 254/2016, che recepisce la Direttiva Ue n. 95 del 2014, esiste già un obbligo per le società quotate, le banche e le imprese di assicurazione e di riassicurazione, che abbiano superato alla data di chiusura del bilancio determinati limiti dimensionali (più di 500 dipendenti e un totale dello stato patrimoniale di 20 mln di euro o, in alternativa, un totale di ricavi delle vendite e delle prestazioni di 40 mln euro), di redigere una Dichiarazione individuale di carattere non finanziario, nella misura necessaria ad assicurare la comprensione dell’attività di impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell’impatto che essa produce, in grado di coprire i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, che sono rilevanti, tenuto conto delle attività e delle caratteristiche dell’impresa.

Per quanto riguarda invece le PMI non esiste ancora un obbligo di reporting non finanziario.

Tuttavia la Commissione Europea ha proposto la modifica alla Direttiva 2014/95/EU sul Non Financial Reporting (NFRD), trasposta in Italia con il D.Lgs. 254/2016. In particolare Il 21 giugno 2022 gli Stati membri e il Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), per la modifica della NFRD, che è stata definitivamente approvata dal Parlamento Europeo il 10 novembre 2022 e dal Consiglio dell’Unione Europea il 28 novembre 2022

La CSRD ha tra gli obiettivi:

• l’ampiamento del campo di applicazione del reporting non finanziario;

• il miglioramento dei dati comunicati dalle imprese riguardo ai rischi di sostenibilità a cui sono esposte e all’impatto che esse producono sulle persone e sull’ambiente.

Il campo di applicazione della CSRD riguarderà:

• tutte le grandi aziende di interesse pubblico (EIP) con più di 500 dipendenti

• tutte le imprese di grandi dimensioni, indipendentemente dal fatto che siano quotate o meno, ossia quelle imprese che, alla data di chiusura del bilancio, superano congiuntamente due dei seguenti tre criteri: 

.attivo dello stato patrimoniale superiore a € 20 milioni; 

. fatturato superiore a € 40 milioni; 

-.numero medio di dipendenti durante l’anno finanziario maggiore a 250.

.tutte le PMI quotate sui mercati regolamentati europei, ad eccezione delle micro-imprese

In particolare tali imprese saranno tenute ad inserire nella relazione sulla gestione informazioni necessarie alla comprensione dell’impatto dell’impresa sulle questioni di sostenibilità, nonché informazioni necessarie alla comprensione del modo in cui le questioni di sostenibilità influiscono sull’andamento dell’impresa, sui suoi risultati e sulla sua situazione.

Le PMI non quotate potranno invece decidere di utilizzare volontariamente i principi di informativa sulla sostenibilità che la Commissione europea adotterà, mediante atti delegati, per la comunicazione di informazioni da parte delle PMI quotate. 

E’ da ritenere che tale scelta sarà non soltanto auspicabile, ma obbligata per le PMI non quotate le quali si troveranno a dover comunque rendicontare sulla sostenibilità, poiché facenti parte della catena di fornitura di grandi imprese obbligate, che, inevitabilmente, per continuare con loro il relativo rapporto commerciale chiederanno conto del loro impegno in materia di sostenibilità.

Ma la novità più rilevante è che la Commissione Europea finalmente si è mossa nel redigere un unico standard di rendicontazione denominato ESRS (European Sustainability Reporting Standard), il cui sviluppo è stato demandato all’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group). Infatti Il 31 luglio 2023 la Commissione ha adottato il primo set di ESRS, che sono stati concepiti per essere altamente interoperabili con i GRI Standards, già esistenti a livello internazionali e recentemente aggiornati.

Concludendo, la linea è già ampiamente tracciata ed è in continua evoluzione. Anche se non si è un’impresa soggetta alle disposizioni normative sopra elencate, ciò non toglie che sia necessario capire l’evoluzione della normativa esistente e i riflessi che inevitabilmente ricadranno anche sulle imprese non soggette a tali obblighi.

Cecilia Bianconi

Avvocato, esercita la professione forense dal 2012 principalmente nel campo del diritto civile, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale, con attenzione particolare al mondo delle imprese e alle esigenze manifestate dalle stesse, anche nel settore dello sviluppo sostenibile.

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