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Giugno 18, 2024
FinanzaFocus

“Uno strumento di marketing efficace per le pmi? La quotazione in Borsa”

I vantaggi, i costi e l’iter: parlano Franza, direttore Consob e Coppola, esperto di finanza aziendale


Cosa significa quotarsi in Borsa per le Pmi? Quali sono i vantaggi e i costi? Ma soprattutto, come prepararsi?

Se ne discuterà a partire dalle 14.30 del 26 gennaio prossimo in un workshop organizzato presso la sede di Lametiaeuropa Spa da Confindustria Reggio Calabria  e dalla rete di imprese 4Alliance.net.  

Alcuni dei relatori, Enea Franza (nella foto in alto), direttore Consob, Giancarlo Coppola, commercialista, esperto di finanza aziendale ci hanno tracciato un quadro della situazione europea e aiutato a capire quali sono gli step da seguire.

Intanto, secondo Euronext, la principale Borsa paneuropea, al 2023 risultano quotate 1.909 società con un capitale di 6.500 mld di euro. La prima è Parigi con  813 società quotate, che assorbe oltre il 53% della capitalizzazione delle società su Euronext. Seguono Milano con 419 società, Oslo con 338 società quotate. Le altre sono Amsterdam, Bruxelles, Lisbona e Dublino. Il 59% sono quotazioni su mercati regolati, gli altri MTF.  Sui mercati di Borsa Italiana le società quotate che sono PMI – ossia  con un capitale inferiore a 1 mld di euro –  sono 334 società.

“Il 2023 – afferma Franza – ha portato una serie di importanti novità per i mercati finanziari. In primo luogo, l’11 aprile il Consiglio dei ministri  ha approvato il disegno di legge che introduce interventi a sostegno della competitività dei capitali (Ddl Capitali). Una riforma organica  che mira a incentivare la quotazione delle società, semplificandone le procedure, e a diffondere l’azionariato della Borsa italiana.  Per raggiungere tale scopo, il Ddl Capitali prevede alcune importanti modifiche  degli iter per l’ ammissione alla negoziazione, riducendo gli oneri a carico delle aziende che intendono quotarsi e ampliando la definizione di piccole e medie imprese, emittenti azioni quotate. Come? Innalzando il tetto della capitalizzazione massima da 500 milioni a un miliardo di euro. Quotarsi, vorrei sottolineare, fa crescere le relazioni aziendali verso un target qualificato, arrivando a rafforzarne la struttura produttiva. Non è detto che si perda il controllo della società, anzi, a volte si può rafforzare. Per quotarsi in Borsa è sufficiente mettere sul mercato una quota limitata del capitale. Ma il percorso non è semplice ed è costoso. Occorrono infatti specifici requisiti e bisogna seguire determinate procedure. La società dovrà divulgare tutte le sue informazioni finanziarie che fino ad allora erano ristrette a poche persone, dovrà essere trasparente con i suoi azionisti e curare la cosiddetta disclosure nei minimi dettagli”.

I passi necessari alla quotazione? Per il direttore Consob si prevedono: un’ eventuale riorganizzazione società, eventuali modifiche di governance, una certificazione del bilancio, l’adozione principi contabili internazionali per Euronext Milan e internazionali, italiani e americani per Euronext Growth Milan,. E ancora, l’implementazione del sistema di controllo di gestione adeguato alle caratteristiche dell’azienda e al mercato di quotazione, la definizione di un Piano Industriale, primi contatti con Borsa Italiana e consulenti, scelta dei consulenti e del mercato di quotazione, la definizione della tempistica di quotazione, la costruzione dell’Equity Story,

“Importante – fa sapere ancora Franza – è che ogni azienda impressioni positivamente investitori istituzionali, fondi, o family office, per spingerli ad investire. Alcuni investitori di rilievo, ma sempre di più anche i minori, non sono interessati ad acquisire un titolo se non hanno conosciuto prima il Top Management. Un Roadshow è lo strumento ideale per far conoscere la storia dell’azienda e i piani futuri. Consiste in una presentazione fatta agli investitori istituzionali in cui la società viene descritta in maniera completa ed esauriente affinché questi ultimi decidano di procedere all’investimento, richiedendo le azioni offerte. Centrale è anche il ruolo dell’Investor Relator, cioè di colui che ha il compito di gestire nelle società quotate e quotande la comunicazione economico-finanziaria rivolta al mercato finanziario nel suo insieme – investitori, analisti finanziari, organi di controllo quali: Borsa e Consob, con il compito di riconoscere e monitorare le aspettative del mercato e cercare di interpretare e trasmettere, ai vertici aziendali, le istanze dei soggetti che vi operano”.

Chi e come si determina il valore di un’impresa? Ci dice il direttore che “il valore dell’impresa è determinato dal mercato, dall’incontro tra il prezzo d’offerta e quello di domanda. I soggetti che accompagnano la società in quotazione hanno il compito di far convergere le aspettative di valutazione degli imprenditori e l’effettiva disponibilità degli investitori ad investire rispetto ad un determinato prezzo. L’ammissione alla quotazione non può essere disposta se la società di revisione ha espresso un giudizio negativo o se si è dichiarata impossibilitata a esprimere un giudizio”.

Giancarlo Coppola, commercialista esperto di finanza aziendale

Ma cos’è in concreto una quotazione in Borsa?  “Una parte delle azioni – chiarisce Coppola – che costituiscono il capitale sociale di una società, viene messa in vendita su un mercato regolamentato, gestito da una Borsa valori. I motivi per farlo possono essere diversi. Il primo, ovviamente, è la possibilità di ottenere denaro, appunto, attraverso la vendita delle azioni sul mercato dei capitali. In genere, la quotazione avviene in seguito ad un aumento di capitale. In questo modo è la società a ricevere il controvalore delle azioni e può utilizzare queste somme di denaro, ad esempio, per finanziare progetti di crescita. Inoltre, le società quotate possono beneficiare di una maggiore flessibilità nelle operazioni finanziarie, inclusa la possibilità di migliorare il proprio profilo finanziario, inteso come equilibrio delle fonti misurato dal WACC. È chiaro che i mercati possono apprezzare maggiormente la quotazione di una società il cui piano industriale riveli una espansione della società. Il primo vantaggio, lo abbiamo spiegato, è la raccolta di capitali, che è lo scopo principale della quotazione in Borsa, ma ci sono poi delle opportunità collegate. Cioè? La quotazione in Borsa porta visibilità e prestigio, e conferisce un alto grado di credibilità alla società quotata. Ciò può facilitare la negoziazione di accordi e partnership strategiche che potrebbero portare a opportunità di crescita. In questo senso, il processo di quotazione viene anche utilizzato come strumento di marketing e pubbliche relazioni. Infatti l’annuncio della quotazione può generare interesse mediatico e pubblicità positiva, portando a una maggiore consapevolezza del marchio e all’attrazione di nuovi clienti e partner commerciali. A cascata, una maggiore visibilità può facilitare l’internazionalizzazione delle attività, poiché l’interesse degli investitori e degli operatori di mercato può estendersi oltre i confini nazionali. La quotazione in Borsa rende la società maggiormente liquida con il vantaggio, per i fondatori e gli investitori iniziali, di poter vendere parte delle loro azioni, monetizzando così i loro investimenti. Peraltro, consente agli investitori di comprare o vendere azioni in qualsiasi momento in cui il mercato è aperto e questa liquidità può rendere più attraente investire nella società. Gli investitori sanno che possono trasformare il loro investimento in denaro, rapidamente e a costi contenuti. Altro vantaggio si manifesta nel caso di una valutazione d’azienda, per esempio nel corso di una operazione straordinaria. Una società quotata può essere valutata in base all’andamento del mercato delle proprie azioni o anche in relazione ad altri player del settore e ciò può essere un vantaggio strategico, poiché la società può essere valutata in modo più obiettivo rispetto ai suoi concorrenti. Questo è utile non solo per gli investitori e gli analisti finanziari, ma anche per la società stessa, per le analisi delle prestazioni e delle prospettive future”.

Insomma per l’esperto di finanza “essere una società quotata conferisce prestigio alla società stessa e questo può aumentare l’attrattiva per i talenti di alto livello. Inoltre, una quotata può offrire pacchetti remunerativi incentivanti come le stock option che costituiscono un’ulteriore leva per attrarre risorse qualificate e, in aggiunta, questi incentivi sono motivanti per i dipendenti a lavorare per il successo a lungo termine dell’azienda. La necessaria trasparenza nella gestione e i controlli e le verifiche periodiche degli organi di vigilanza cui sono soggette le società quotate rende trasparenti gli obiettivi e i risultati aziendali. Ciò contribuisce a dissolvere il velo di opacità che esiste, specialmente tra le PMI e il sistema creditizio. Questo si traduce in un miglioramento del merito di credito e garantisce maggiori possibilità di ottenere finanziamenti da parte degli istituti di credito”.

Dopo quanto si vedono i risultati? “Dipende – ci dice l’esperto –  Ci sono risultati che sono quasi immediati: la raccolta di capitali avviene nel momento del lancio della quotazione. Le altre opportunità, invece, richiedono un periodo più o meno lungo che può variare da caso a caso. Ovvio, non è un processo che si esaurisce in qualche mese, è un percorso che richiede una preparazione molto complessa e coinvolge diversi attori. Si deve trattare di una società economicamente e finanziariamente solida. Non ci sono parametri definiti da rispettare – tipo un minimo di fatturato o capitale sociale – però è chiaro che, quando ci si va a misurare sul mercato dei capitali, è bene essere attrattivi. Non basta avere il bilancio in ordine, è necessario che lo stesso bilancio sia certificato da un revisore o da una società di revisione. Almenol’ultimo bilancio. Ancora meglio gli ultimi due o tre. È opportuno già dalle fasi preparatorie operare una robusta due diligence, non solo finanziaria, ma anche legale e amministrativa. Serve apportare alcune modifiche statutarie, come la previsione del C.d.A. per la governance della società in cui almeno uno degli amministratori sia indipendente rispetto alla proprietà. Devono essere richiamate le disposizioni relative alle società quotate di cui al TUF e ai regolamenti CONSOB di attuazione. Ed è fondamentale la redazione di un piano industriale dal quale possano essere derivate: le caratteristiche strategiche e organizzative della società, il posizionamento nel mercato di riferimento, il vantaggio competitivo, l’orientamento alla creazione di valore, gli expertise del management, l’organizzazione manageriale”.

Come si raccolgono i capitali? “Il processo di raccolta dei capitali è molto semplice – ancora Coppola – si mettono le azioni sul mercato, gli investitori le comprano, la società o i soci incassano. È opportuno specificare che una parte considerevole delle azioni oggetto della quotazione deve essere sottoscritta da investitori istituzionali quali: banche, fondi di investimento, società assicurative, SGR, Ciò costituisce una garanzia che la valutazione iniziale della società sia congrua e basata su considerazioni oggettive. A causa di questo obbligo, almeno per una parte di raccolta dei capitali, il procedimento prevede una specie di vendita sponsorizzata da parte del Global Coordinator, che è uno dei soggetti coinvolti nel processo di quotazione, il quale, tra gli altri compiti, organizza gli incontri con gli investitori istituzionali. Per tutti questi adempimenti, non è sufficiente la figura del commercialista Tuttavia, il nostro commercialista di fiducia è il primo professionista con cui dobbiamo interloquire. Sarà lui, a fare le prime valutazioni, ci darà le indicazioni su come procedere.  Sempre il commercialista, supportato dallo specialista di pianificazione strategica e finanziaria, aiuterà la società a redigere il piano industriale. In quanto tecnico della materia e conoscitore delle dinamiche della società, sarà sempre lui a tenere i rapporti con gli altri attori del processo di quotazione. Se il professionista ritiene che ci siano le condizioni, si potrà contattare uno degli Advisor presenti nell’elenco degli Euronext Growth Advisor.. Per quanto riguarda i costi, la parte fissa si aggira tra i 350.000 e i 500.000 euro a cui si aggiungono fee di successo comprese tra il 4% e il 7% del capitale raccolto. A questi poi si sommano i costi di mantenimento annuali che incidono per circa 150.000 euro”.

Cinzia Ficco

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