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Febbraio 25, 2024
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Family business e sostenibilità: il nodo è culturale, non finanziario. E sta nella governance

A dirlo, Mauro Palamidessi, presidente di Fa.b.r.i, commentando uno studio


Sostenibilità: per le piccole e medie imprese familiari italiane le maggiori difficoltà vengono dalla confusione in campo normativo, da scarse informazioni offerte da soggetti poco competenti.

Il dato sta emergendo da uno studio, che si concluderà tra pochi mesi, commissionato all’Università di Trento e di Bolzano in collaborazione con  Fa.B.R.I (Family Business Risorse per l’Italia), https://www.fabriets.it/  associazione no-profit nata due anni fa per rispondere alle esigenze delle imprese familiari e delle famiglie imprenditoriali che hanno difficoltà nel relazionarsi e confrontarsi tra loro, con il mondo professionale ed accademico, ma guardano ad un unico scopo: crescere di valore.

“FA.B.R.I. nasce nel 2021 dall’esigenza di dare voce  alle imprese familiari medio piccole – spiega il Presidente Marco Palamidessi – con l’obiettivo di formare ed informare, offrire una raccolta di dati e saggi di docenti universitari – che le imprese hanno difficoltà a ottenere. Abbiamo messo insieme il mondo accademico – rappresentato da cinque università (Università di Bolzano, l‘Università degli studi di Trento, l’Università degli studi di Milano Bicocca, La Sapienza di Roma e il Politecnico di Milano) – quello delle libere professioni e quello degli imprenditori, i quali si possono incontrare nei talk itineranti che organizziamo, con un format singolare. Stiamo già lavorando a quello della prossima primavera,  con argomenti caldi per imprese familiari e famiglie imprenditoriali”.

L’associazione Fa.B.R.I, no profit, di imprese familiari, è stata costituita su iniziativa e impulso del Socio Promotore Nexta STA (nextapartners.it), e punta a stanare i campioni nascosti del family business – oltre il 93 per cento deltessuto produttivo italiano – e per  sostenerli nella transizione verso la sostenibilità.

“Aderire a standard produttivi e di processo, che rispettino i lavoratori, i fornitori, il territorio circostante, in modo volontario – e non solo perché esiste un obbligo normativo – continua il Presidente – viene non solo riconosciuto, ma anche premiato sia dal mercato, sia dal sistema creditizio. Se oggi produrre – creando ricchezza e permettendo alle generazioni future di vivere in modo dignitoso- è ancora un optional, tra poco sottrarsi alle nuove leggi sarà sanzionato. E allora, meglio anticipare il cambiamento. La nostra associazione è in grado di supportare il mondo del family business, creare  confronto tra imprenditori, professionisti e mondo accademico. Rappresenta un tavolo permanente  al quale partecipare per creare e crescere di valore. Il percorso della sostenibilità obbligherà almeno 100 mila imprese nei prossimi cinque anni. Dalla ricerca condotta da parte delle Università di Trento e Bolzano, è emerso che le piccole e medie imprese familiari sono consapevoli del tema sostenibilità, ma faticano a impegnarsi per realizzarlo perché disorientate”.

Nella maggior parte dei casi, infatti, non è l’ostacolo finanziario che le blocca –costituisce il 23% – bensì la mancanza di una bussola – conoscenze univoche, un quadro regolatorio definitivo – oltre alla difficoltà a reperire le competenze. Diventa così fondamentale coinvolgere con deleghe specifiche le nuove generazioni di imprenditori e avere un ecosistema di professionisti sempre più specializzati nel campo della sostenibilità, e che collaborino con gli atenei.

Dei tre pilastri Esg, qual è quello su cui ci sono maggiori dubbi, resistenze da parte degli imprenditori? “Di sicuro –afferma Palamidessi- quello della governance. Manager, imprenditori, consigli di amministrazione: il cambiamento deve partire da loro. Ma forse non si è ancora capito. Per questo è necessario un cambiamento culturale. Solo questo potrà dare gli strumenti per conoscere sia le opportunità, sia i costi della transizione”.

Sì, ma in concreto il primo step quale dovrebbe essere? 

“Nei prossimi talk – replica il presidente – daremo ulteriori informazioni su cosa significa abbracciare la sostenibilità. Il primo passo? Diventare società benefit così da poter avere diversi vantaggi, tra cui l’attrazione degli investimenti, l’accesso più agevole al credito. Molte sono già le imprese familiari che hanno investito sulla sostenibilità, come, ad esempio, quella di Elsa Di Paolo, CFO e ESG Manager di Italfluid Geonergy s.r.l.,  Despe S.p.a. società leader nelle demolizioni, settore tra i più impattanti dal punto di vista della produzione di rifiuti e non solo. Loro, per esempio, hanno ideato la decostruzione controllata. Attraverso una cuffia montata in cima alla struttura sono in grado di distruggere un grattacielo dividendo tutti i codici CER dei rifiuti, riciclando calcestruzzo, ferro, legno e vetro ed arrivando ad un riciclo di oltre il 98% in peso dei materiali senza produrre polvere, rumore, vibrazioni con vantaggio anche per i cittadini”.

Come fa sapere il presidente, per far diventare un’azienda società benefit, si parte sempre da una valutazione dello stato di fatto e del business aziendale. E questo per evitare il rischio greenwashing e benefit washing. “ Ma decidiamo di seguire – conclude – solo chi ha davvero voglia di crescere e offrire la possibilità di vivere bene, sia dentro l’impresa, che fuori”.

In attesa dei prossimi eventi, per iscriversi all’associazione occorre versare una quota annua di 600 euro.

Cinzia Ficco

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