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Aprile 17, 2024
Management

Fattore tempo (libero): asset fondamentale per innovare e far crescere un’ azienda

Il sacrosanto diritto a riposarsi deve essere garantito per stimolare la creatività


“Nel 2004 io perdevo 5 milioni di euro al giorno. Stavo girando per il mondo, arrivo in Italia, vado in ufficio e non c’è nessuno. Ho detto: ‘La gente dov’è?’ ‘in ferie’. Ma in ferie da cosa?”

Così, nel 2013, Sergio Marchionne disse agli studenti dell’Università Bocconi di Milano, raccontando un aneddoto risalente alle sue prime settimane alla guida della FIAT.

In quell’occasione l’imprenditore che ha portato l’azienda automobilistica italiana ai vertici mondiali, sottolineò con tono negativo che l’Italia è l’unico Paese in cui per un mese l’anno, agosto, tutti gli uffici, o quasi, sono chiusi per ferie. Forse non è più così.

Ma accade, in ogni caso, che molte imprese siano a ranghi ridotti ad agosto o chiuse per ferie anche quando i loro profitti vivono profondi rossi.

“Fuori dall’Italia – disse Marchionne – si vive una realtà molto diversa da quel tipo di comfort che abbiamo in Italia, come il fatto che le ferie noi le prendiamo ad agosto”. Utilizzare la parola comfort – parlando di ferie significa considerare la sospensione un tempo tolto al lavoro. Come se riposarsi sia perderlo, il tempo.

Ed invece il riposo da lavoro è un diritto. Un sacrosanto diritto. Riposare per ricaricare corpo e anima.

Lo diceva, nel Medioevo, anche San Tommaso D’Aquino, grande teologo e filosofo, quando nella Somma teologica, si chiede quali siano i rimedi per il dolore e la tristezza: “Proprio come la stanchezza del corpo scompare con il riposo del corpo, così la stanchezza dell’anima deve scomparire con il riposo dell’anima”.

Il riposo già in questa interpretazione non è più comfort, ma una necessità.

Ad affermarlo anche la Bibbia: “Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando”.

E se è vero che l’art. 1 della Costituzione pone come valore fondamentale e identificativo dello Stato il lavoro, attualmente l’interpretazione che si preferisce dargli è quello di un lavoro dignitoso, sicuro e rispettoso del fisico e della psiche dei lavoratori, in conformità anche all’art.32 Cost., perciò regolato e tutelato dal diritto del lavoro che pone una particolare attenzione sul ruolo del lavoratore, sui suoi diritti e doveri. Tra questi il riposo.

La tematica del tempo del lavoro è al centro di importanti discussioni politiche. Sempre più studiosi riconoscono come un lavoratore riposato, non stressato, con maggior tempo libero, sia un lavoratore più produttivo. Sempre più studi e ricerche dimostrano come sia necessario avere dei tempi in cui si possa staccare completamente il pensiero dall’ambito lavorativo e dare sfogo alle proprie passioni, ad attività differenti, dedicandosi al relax e alla cura del corpo e dell’anima. Eppure, la tendenza sembra essere un’altra.

Un recente studio pubblicato sul Journal of Consumer Reasearch e condotto da Silvia Bellezza, docente di Marketing alla Columbia Business School, ha rivelato la nascita di un nuovo status symbol. La ricerca ha mostrato che, negli Stati Uniti, l’essere occupatissimi è indice di uno stato sociale elevato.

Ma essere occupatissimi a fare cosa? Si potrebbe essere occupati da molti tipi di impegni – familiari o di svago – ma ciò che conduce all’affermazione sociale è la componente lavoro. In una società in cui il lavoratore cambia molte volte occupazione nell’arco della vita e in cui la precarietà è considerata un vero e proprio problema sociale, essere occupati significa non essere inattivi e quindi avere un lavoro, delle opportunità e delle possibilità di successo.

Dallo studio emerge anche che, secondo l’opinione pubblica, le persone più impegnate svolgono le attività velocemente, spesso in contemporanea, e sono responsabili di incarichi rilevanti.

In conclusione, dimostrare di lavorare tanto, velocemente e essere influenti: ecco il nuovo status symbol che si sta sempre più facendo strada nella nostra società. Alla fine del suo rapporto, però, la docente della Columbia puntualizza che in Europa, dove la mobilità sociale è inferiore e la precarietà non così diffusa come negli USA, la disponibilità di tempo libero continua ad essere considerata il segnale maggiore di ricchezza e successo.

Si dovrebbe spostare l’attenzione più sugli obiettivi, a discapito delle ore necessarie a raggiungerli, per dare giusto valore al tempo, non solo lavorativo, anche quello del riposo.

Avere tempo per sé stessi e per coltivare i propri interessi, tempo da dedicare alla famiglia, allo svago, al relax, ad una lettura, ad uno sport, alla preghiera, per chi è credente; tempo per ricaricare corpo e anima: forse questa potrebbe essere la giusta chiave di lettura per ottimizzare e valorizzare anche il tempo del lavoro. Saper gestire il tempo. Il tempo libero per un lavoratore, in particolare per un imprenditore, potrebbe essere un asset per l’impresa. Un’azienda oggi non cresce semplicemente migliorando: occorre innovare e per innovare occorre avere il tempo di pensare a nuove idee e provare a testarle. Non si può innovare nei ritagli di tempo.

Dedicarsi ad attività che nulla c’entrano con il business, sviluppare passioni non finalizzate al lavoro, leggere libri per piacere o interesse, non è solo salutare  alla mente e saggio, è anche utilitaristico in chiave imprenditoriale: l’innovazione avviene anche coltivando punti di vista nuovi e trasversali.

Aristotele docet, pensando meno al quando e più al come diventiamo padroni del tempo, anziché schiavi.

Giuseppe Cannarozzo, Amministratore Osve srl

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