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Maggio 25, 2024
Focus

Parlare di un’impresa non è fare marketing, ma raccontare il suo perché

I consigli di Corrado Paolucci, Coo di Bea, media company


Come si comunica un’impresa? Da uno a dieci quanto è importante per una PMI raccontarsi e quanto la comunicazione incide sul fatturato di una azienda?

L’abbiamo chiesto a Corrado Paolucci, Chief operating officer & partner di BEA, acronimo di Be a media company,  specializzata nella narrazione strategica d’impresa, che in questi giorniha compiuto tre anni e che dopo i circa 2 milioni di euro del 2023 come fatturato punta a superare quella soglia nel 2024. beamediacompany.com

“La comunicazione d’impresa – afferma il COO dell’agenzia (che ha tra i suoi clienti:A2A, Terna, Webuild, Key2people, STMicroelectronics, Sella e Intesa Sanpaolo e alcune partnership con I Mille, Dalk ) –  sta diventando sempre di più un asset strategico. Travalica i confini della comunicazione in senso stretto e si ritaglia un posto nei processi decisionali di una strategia aziendale. In quest’ottica può arrivare ad incidere in modo piuttosto rilevante se inserita a monte dei processi”.

Narrare un’azienda grande ha le stesse regole che narrarne una medio piccola?

La narrazione d’impresa è strategica per definizione e ormai tutte le aziende, a tutti i livelli, sia B2C che B2B, piccole-grandi, di differenti industry, sono tutte chiamate in causa. In alternativa, rischiano di abdicare ad un asset strategico.

Come si costruisce una narrazione efficace e da dove si parte?

La narrazione è efficace se risponde al perché più profondo, alla ragione originale per cui un’azienda fa quello che fa, il famoso Why, il “Purpose” cioè il sistema di valori proprio di un’azienda. Con questo spirito la voce dei dipendenti è la prima da ascoltare. Sono loro gli stakeholder principali da cui partire e da coinvolgere attivamente per posizionare il proprio racconto.

Quanto costa per una pmi narrarsi?  

Dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere e dal punto di coscienza che un’azienda ha al giorno 0 del percorso di narrazione. Questo aspetto si esprime anche nel team interno che intraprende questo percorso.

Quali sono gli errori più comuni? Cosa non raccontare mai?

Il nodo principale è quello di confondere la narrazione d’impresa con un tool di marketing dove le attività si misurano in conversioni o numero di prodotti venduti. Sono due strumenti diversi, anzi, il processo di narrazione rappresenta le fondamenta su cui poi costruire tutte le singole attività. E’ una bussola, una guida, un master per tutti gli altri stream di comunicazione.

Una newsletter, un sito sono sufficienti?

Sono una conditio sine qua non da cui partire. Parliamo del repertorio di elementi di proprietà dell’azienda che rappresentano i territori da cui partire per poi consolidarsi e affermarsi su piattaforme di terzi- paid o earned, che siano- Lo spazio disponibile sulle proprie property è enorme.

Esempi in cui la narrazione ha portato  a un balzo di numeri?

Un progetto per raccontare l’integrazione della Metropolitana 4 di Milano nel tessutocittadino, per celebrare un risultato rilevante come il collegamento tra il centrocittà e l’aeroporto, porta di ingresso e collegamento verso il resto del mondo, in soli 12minuti attraverso il corto 12 minuti.  La storia d’amore più veloce del mondo, unfilm tra il romantico e l’informativo e il magazine digitale di Rinascimento Ways to Be,dove il brand si racconta da editore di sé stesso, proponendo una narrazione chetravalica il prodotto per diventare a tutti gli effetti un life-style brand.

Quando si narra, meglio puntare sul prodotto, sull’azienda, sul personaggio o sull’interazione con il  territorio?

La narrazione parte dall’azienda, come dicevamo prima, dal purpose, da quel sistema di valori proprietari di un’azienda. Da lì poi si scala su prodotto e territorio, ma è un passo successivo.

Dopo quanto tempo si possono vedere risultati interessanti?

C’è da considerare che gli effetti del cambiamento nel capitale reputazionale hanno bisogno di tempo per produrre dei risultati tangibili. A seconda del percorso, parliamo comunque di una maratona non di uno sprint da campagna che ha l’effetto pinna di squalo.

A chi affidarsi per una narrazione efficace? Meglio non fidarsi di?

Personalmente non ho mai apprezzato il detto non fidarsi è meglio quindi direi di non fidarsi… della paura!

Cosa si può trovare sulla vostra testata?

E’ online, gratuita e ha una newsletter Slice che fra qualche settimana farà il suo debutto. Vi invitiamo a iscrivervi!

Progetti?

Sicuramente analisi strategiche e di coerenza con il perché più profondo delle aziende. E poi storie raccontate in modalità e formati diversi, dalla scrittura alle produzioni multimediali, come ad esempio web series e documentari OTT. E di sicuro qualcosa che ancora non state vedendo.

Cinzia Ficco

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