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Febbraio 25, 2024
Innovazione

E’ made in Italy la tuta che protegge gli astronauti dall’atrofia muscolare nello spazio

Si chiama EMSI e a realizzarla è stata la Rea Space, start up pugliese, incubata a Torino


La tuta che protegge gli astronauti dagli effetti della microgravità, tra cui l’atrofia muscolare e la perdita di tessuto osseo: si chiama EMSI (Electrical Muscle Simulation) e a realizzarla è stata Rea Space, una start up di Fasano, nel Brindisino, fondata privatamente nel 2022 da quattro soci per aiutare gli astronauti ad affrontare le patologie da microgravità. https://www.reaspazio.com/

Si tratta della prima tuta intra-veicolare attiva, dotata di un sistema di sensori-elettrodi che proteggeranno la salute degli astronauti nelle missioni di lunga durata.

La società pugliese, con sede operativa a Torino, è nata dall’idea di quattro soci, tutti con più di 10 anni di esperienza in diversi settori, che vanno dal tessile all’aerospaziale.

“Un giorno, in pandemia – ci racconta Ilario Lagravinese, cofondatore Rea Space, CMO – facendo zapping in tv, Flavio Augusto Gentile, il nostro Ceo, si è imbattuto in un documentario che parlava dei problemi fisiologici di cui gli astronauti soffrono trascorrendo tanto tempo nello spazio. Il servizio si concentrava sul deperimento osseo, causato da fenomeni di osteoporosi. In mancanza di gravità, il sistema scheletrico degli astronauti è molto meno sollecitato e questo provoca una demineralizzazione delle ossa delle gambe molto più rapida di quella che avviene sulla terra. Succede che quando c’è atrofia – proprio perché i muscoli non sono soggetti alla gravità e non ci sono pesi- gli astronauti iniziano a perdere massa muscolare. Si assiste al rallentamento del sistema circolatorio in quanto il cuore nello spazio non ha più bisogno di spingere i liquidi verso l’alto per contrastare la forza di gravità. Tutto rallenta e quando l’astronauta atterra non riesce a stare in piedi. EMSi è una tuta spaziale intraveicolare progettata per contrastare l’effetto della microgravità nello spazio e ridurre la perdita muscolare e ossea, perché ricrea la tensione muscolare che l’astronauta ha sulla terra”.

“Questa innovativa tuta spaziale – ci spiega Gentile – si basa su un sistema multiplo Tessuto-Sensori-Elettrodi, in cui ogni parte ha un ruolo specifico. La tuta è realizzata con un innovativo tessuto elastico che abbiamo ideato noi, fatto di nylon, grafene e fibra di carbonio e che combina bassa isteresi, elevato comfort e proprietà antibatteriche. I sensori della tuta servono ad acquisire informazioni relative alla biometria, biomeccanica ed elettromiografia del corpo dell’astronauta. EMSi, inoltre, utilizza elettrodi TENS per l’applicazione di impulsi di elettrostimolazione mirati ed adattativi , con cui è possibile parametrizzare il livello di tensione, le forme d’onda e le frequenze. Sulla terra, la tuta mappa e analizza il corpo per definire lo spettro di lavoro muscolare. Nello spazio la combinazione di tutti i sistemi applica una compressione differenziale e una stimolazione per mantenere costante (a 1-G) la tensione muscolare degli astronauti”.

Ma torniamo alla storia della start up. Nel secondo semestre di due anni fa Rea Space ha partecipato al programma Takeoff Accelerator, poi è stata incubata da ESA-BIC Torino.

Chi sono i vostri clienti? “Oltre a rappresentare un’innovazione rilevante per tutelare la salute degli astronauti – soprattutto in vista di viaggi spaziali di più lunga durata – risponde Lagravinese – la tuta è anche un punto di partenza per lo sviluppo di progetti più avanzati in ambito healthcare.
Si pensi allo sport e alla medicina. La nostra tuta potrebbe aiutare gli atleti a potenziare i loro allenamenti o addirittura i malati di osteoporosi come supporto alla deambulazione”.

Flavio Augusto Gentile, Ceo Rea Space

Chi ha finanziato il progetto? “I player – replica Gentile- che hanno supportato economicamente il progetto, oltre al costante auto-finanziamento dei quattro soci, sono TakeOff Accelerator (iniziativa di CDP Venture Capital, Fondazione CRT, Unicredit con Plug and Play tech center), ESA BIC Turin (programma di incubazione gestito da I3P con il supporto scientifico e tecnologico del Politecnico di Torino). Oggi abbiamo unna

Oggi abbiamo una collaborazione attiva  con ASI, (Agenzia Spaziale Italiana) ed Ami ( Aeronautica Miliare Italiana), che ringraziamo, poiché ci stanno supportando in questa importantissima fase di test in orbita del nostro wearable, a bordo della missione Ax-3”.

La tuta è progettata e realizzata nei laboratori di Fasano. Il prodotto non è ancora in vendita poiché è in fase di test, ma lo sarà molto presto.

In Puglia c’è un contesto favorevole a Rea Space?  “La Puglia – ci dicono- è una regione estremamente attiva per lo sviluppo del settore aerospaziale. La Regione Puglia ha sempre creduto in questo settore, possiamo confermarlo in prima persona poiché abbiamo ricevuto un grande supporto, prima che ci costituissimo in società. Pensiamo a Grottaglie, dove è in cantiere la realizzazione del primo spazioporto europeo. Sarà la rampa di lancio delle future missioni spaziali a livello internazionale”.

Quanto può incidere l’Italia sulla Space Economy nel futuro? “Tanto. Prima abbiamo parlato della potenzialità della Puglia, che sono immense. Ma anche la regione Piemonte non è da meno – dichiara Gentile – lì abbiamo il DAP, che riunisce le eccellenze scientifiche e tecnologiche del settore aerospaziale piemontese. L’Italia oggi è ricca di giovani startup e realtà ormai consolidate che operano nel settore aerospaziale”.

Intanto i due annunciano: “Stiamo lavorando su un primo prototipo di tuta EVA (extra-veicolare), che ha già ottenuto dei riconoscimenti molto importanti. Abbiamo vinto un contest dell’ESA come concept di tuta extra-veicolare più innovativa. Non possiamo dirvi molto a riguardo, sia perché è ancora un concept, sia perché alcune informazioni sono riservate, ma abbiamo rapporti con importanti player spaziali a livello internazionale”.

Cinzia Ficco

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