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Maggio 25, 2024
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Le Idee ‘mai viste prima’ che rivoluzionano l’economia

Intervista con Emanuele Sacerdote, consulente, sul suo ultimo libro


Nel volume MAI VISTA PRIMAL’origine delle nuove ideeeditore Il Sole 24Ore di Emanuele Sacerdote c’è una riflessione su quello che potremmo definire il pensiero di un imprenditore del XXI secolo

Scoprire e condividere nuove idee per generare una piccola rivoluzione filosofica ed economica sull’economia italiana. Potrebbe diventare una disciplina che muove tra l’arte e la scienza per arrivare alla fase progettuale. È questo il focus dell’argomento trattato nel libro-saggio scritto da Emanuele Sacerdote dal titolo MAI VISTA PRIMA – L’origine delle nuove idee – editore Il Sole 24Ore. L’autore affronta la complessità umana di originare nuove idee, senza dimenticare la rarità di concepire nuove proposte autentiche. Il volume vuole sollevare una riflessione su quello che potremmo definire il pensiero di un imprenditore del XXI secolo, il quale deve affrontare le sfide di una trasformazione tecnologica e di un ammodernamento dei processi produttivi a causa della presenza del digitale. Con Emanuele Sacerdote, autore del libro, nato e cresciuto in una famiglia di imprenditori e membro della quinta generazione della storica ditta Strega Alberti, approfondiamo gli argomenti del libro legati a quella che potremmo definire l’economia del XXI secolo.

Emanuele, perché nasce questo libro?

«L’esercizio di questo nuovo saggio consiste nell’investigare il tema della generazione delle nuove idee. Originare nuove idee non è una questione fisica, materica oppure economica. È soprattutto una disputa e una tensione aspirazionale, cognitiva e attitudinale con sé stessi e poi con il mondo intero. Per cogliere questa vocazione, per compiere questo gesto, occorre imparare a percepire, distinguere, esplorare e scoprire nuovi confini e nuove emozioni. Bisogna acquisire come concepire e partorire nuovi concetti, ma anche come saltare gli ostacoli, seguire percorsi non lineari, intravvedere varchi nascosti. A volte, tutto questo sforzo non è abbastanza e il risultato finale è modesto e le energie si disperdono».

Qual è l’importanza delle idee a beneficio dell’economia?

«L’idea è tutto. Senza l’idea non ci sarà movimento, intenzionamento, trasformazione e azione. L’idea è il vero terreno di confronto. Se ci pensi la vera “competizione” è sulle buone idee, le migliori. Le idee le originano gli esseri umani, ma non tutti sono in grado di generarne di nuove e di buone. Pochissimi sono in grado di originarne di mai viste prima. La maggior parte delle volte assistiamo a una replica oppure a un’imitazione di un’idea di altri, auspicabilmente migliorata. La mia lettura considera che per originare nuove idee sia necessaria una forma mentis capace di edificare un habitat e un momentum ideativo che dovrebbe facilitare la pre-concezione e la concezione di nuove idee. Purtroppo, non è a costo zero. Bisogna investire in capitale umano, in ricerca e sviluppo, in formazione, in sperimentazione e non aver paura di sbagliare».

Nel libro a cosa alludi in maniera specifica quando sostieni “le idee mai viste prima”?

«Il tema dell’innovazione è un argomento molto interessante per chi faccia impresa oppure arte. La ricerca che ho compiuto intende approfondire e addentrarsi nelle diverse sfaccettature dell’origine delle idee identificando una categoria di idee molto particolari, quelle mai viste prima. Il mio punto di partenza è il ruolo fondamentale della nuova creazione. L’idea nuova è un lavoro molto arduo e veramente complicato. Questa rarità risiede in diverse motivazioni. Primi tra tutti i desideri viscerali di cercare di risolvere un problema oppure di appagare un’insoddisfazione. Da questo desiderio, la scintilla, si propaga la fiamma che guida il processo ideativo. Il conseguimento e lo snodo cardine di questo concepire è il superamento di una consuetudine tramite l’immaginazione dell’assente e il disegno utopico e profetico. Senza l’attraversamento di questi varchi non c’è pura innovazione. Facciamo qualche esempio. Nel 1900 i fratelli Michelin (fabbrica di pneumatici), proposero la prima guida per automobilisti che elencava benzinai, meccanici, gommisti, ristoratori, ecc. sul territorio francese. Nel 1920 comparvero le valutazioni di qualità della ristorazione e degli alberghi. Nel 1926 apparirono le famose Stelle Michelin che divennero il sistema metrico più riconosciuto della qualità, del merito e dell’impegno di un ristorante o di un albergo. L’altro esempio è Lucio Fontana che con i suoi quadri “concetto spaziale” ha prodotto opere senza tempo che rappresentano una “rottura netta” rispetto al passato tramite una nuova rappresentazione d’ arte mai vista prima che mostra e dimostra un prima e un dopo. Ultimo esempio. Siamo agli albori della prima rivoluzione industriale. Nel 1794 Eli Whitney brevettò la sgranatrice di cotone per separare le fibre dal resto della pianta. Questa nuova invenzione rivoluzionò sia la produzione sia la diffusione del cotone e diede uno slancio a tutto il comparto tessile».

Gli imprenditori del XXI secolo quale valore aggiunto devono avere?

«Sicuramente del patrimonio di conoscenze, dei successi e degli insuccessi dei secoli precedenti e spero che abbiano anche maturato una maggior coscienza, consapevolezza e spirito etico per poter ridisegnare un capitalismo più giusto, più responsabile e più sostenibile. Inoltre, le prossime generazioni di imprenditori beneficeranno delle tecnologie, delle neuroscienze e delle opportunità della cyborg disruption. Osservando meglio l’orizzonte futuribile potrebbe essere auspicabile aspettarsi che ci sarà un ulteriore ampliamento della complessità per originare nuove idee. Pertanto sarà necessario aumentare la potenza intuitiva e ideativa per essere più innovativi e più creativi rispetto al passato. Però ritengo che il vero cambiamento per il nuovo capitalismo dovrà essere maggiormente collaborativo. Questo cambio di paradigma dovrebbe valorizzare la centralità della persona e apportare un miglioramento virtuoso e qualitativo della prestazione manageriale collettiva. Un modello interessante di cooperazione è il co-design nel quale i membri del gruppo partecipano insieme come co-autori, condividendo le linee guida e le diverse fasi dello sviluppo progettuale. Le idee di fondo sono la condivisione, l’inclusività e lo scambio tra i partecipanti-autori. Il raggiungimento dei risultati diviene finalità comune e condivisa, in modo da garantire un’operatività più ideativa, più lungimirante e più efficace».

Adriano Olivetti pensava in maniera creativa e valorizzava l’economia con nuove idee. In questo momento storico in che modo può aiutare il modo di fare impresa di Adriano Olivetti?

«Adriano Olivetti aveva capito tante cose prima degli altri e le aveva messe in pratica. Sicuramente è l’ideal-tipo dell’imprenditore lungimirante e coraggioso delle proprie idee e del proprio ruolo. Il suo grande impegno per l’umanizzazione del posto di lavoro, per le garanzie dei diritti e il benessere per i dipendenti, per la giustizia equa nei salari, per il modello organizzativo post-Taylor, ecc., furono innovazioni sociali e civili di grande spessore. Ci fu un’altra innovazione che Olivetti intuì. Il concetto della portabilità che ritroviamo oggi ampiamente presente in moltissimi altri prodotti. La Lettera 22 (1950) fu la più popolare macchina da scrivere portatile che vinse tanti premi e rappresentò un salto in avanti e, ancora oggi, è considerata un’icona. Portabilità divenne l’attributo indispensabile per esprimere la mobilità tramite la funzionalità, la leggerezza e la maneggevolezza. Se poi immaginiamo altri prodotti del tempo quali la Vespa e la Fiat 500, troviamo forti corrispondenze e significati (la nuova città, il lavoro, l’ufficio, le vacanze, ecc.)».

Piccole imprese, start-up, franchising come influenzano l’economia italiana?

«Il tessuto italiano è composto prevalentemente da piccole medie aziende di famiglia di cui la maggioranza alla prima generazione con una vocazione industriale o terziaria. Una buona maggioranza predilige il piccolo è bello con performance ragguardevoli che però evidenzia potenziali rischi di mancata continuità e di probabile scalata. In questo contesto la creazione di nuova impresa non trova il giusto terreno per crescere. Per esempio in Italia, comparato ad altre nazioni europee, abbiamo pochissimi business angel e pochi fondi d’investimento di venture capital. Sui modelli di distribuzione, come il franchising, c’è un buon interesse, ma penso che ci sia necessità di un pensiero più evoluto che si basi sull’alleanza strategica e non sulla semplice fornitura di prodotti».

Francesco Fravolini

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