13/04/2026
Diritto

Dal 7 aprile scattano i nuovi obblighi sullo smart working

Cosa devono fare le aziende per evitare sanzioni (senza trasformare tutto in burocrazia)

Dal 7 aprile 2026 il lavoro agile entra ufficialmente in una nuova fase: non cambiano i principi, ma cambia il peso degli obblighi. L’informativa sui rischi, già prevista dalla normativa, diventa oggi un adempimento sanzionabile, con conseguenze anche rilevanti per le aziende.

Per chi gestisce una PMI o una struttura professionale, il punto non è tanto capire la teoria — che resta invariata — ma sapere cosa fare concretamente, e farlo in modo efficace senza appesantire inutilmente i processi.


Cosa cambia davvero (in breve)

La Legge n. 34/2026 rafforza un obbligo già esistente:

  • il datore di lavoro deve fornire un’informativa scritta sui rischi del lavoro agile
  • deve consegnarla almeno una volta all’anno
  • deve condividerla sia con il lavoratore sia con il RLS (se presente)
  • deve poter dimostrare che è stata consegnata

La vera novità è che la mancata consegna non è più un’irregolarità marginale: rientra nel perimetro sanzionatorio del D.Lgs. 81/2008, con possibili conseguenze penali e amministrative.


Cosa deve fare oggi una PMI (operativamente)

Per evitare errori — e soprattutto per evitare complicazioni inutili — conviene riportare tutto a quattro azioni concrete.

1. Predisporre l’informativa sui rischi
Il documento deve essere semplice ma completo. Non serve un trattato tecnico, ma deve includere:

  • rischi legati a videoterminali e dispositivi digitali
  • postura e ergonomia
  • affaticamento visivo
  • stress lavoro-correlato
  • indicazioni minime sull’ambiente domestico

2. Personalizzarla (quanto basta)
Non è necessario creare versioni complesse per ogni ruolo, ma evitare il copia-incolla generico è fondamentale. Una minima coerenza con le attività svolte è sufficiente.

3. Consegnarla e tracciarne la ricezione
Email con conferma, firma digitale o qualsiasi sistema che consenta di dimostrare la consegna. Questo è il punto più critico in caso di verifica.

4. Aggiornarla una volta all’anno
Anche con modifiche minime. L’importante è che risulti aggiornata e coerente con l’organizzazione.


Gli errori più comuni da evitare

Nella pratica, i rischi non stanno tanto nella complessità normativa, quanto nell’approccio.

  • trattare l’informativa come un documento “una tantum”
  • utilizzare modelli standard senza alcuna coerenza con l’attività
  • non tracciare la consegna
  • dimenticare l’aggiornamento annuale

Sono errori semplici, ma sufficienti per esporre l’azienda a contestazioni.


Come evitare che diventi solo burocrazia

Il rischio esiste: trasformare tutto in un documento da firmare e archiviare.

Per evitarlo, anche nelle PMI, basta poco:

  • accompagnare l’informativa con indicazioni pratiche (anche informali)
  • spiegare ai collaboratori perché esiste
  • integrare il tema nella gestione quotidiana, senza formalismi eccessivi

Non serve costruire un sistema complesso. Serve rendere il contenuto utile.


Un ultimo punto: non è solo compliance

Molte aziende vedranno questa norma come un obbligo in più. In parte lo è.

Ma è anche un segnale chiaro: il lavoro agile non è più una concessione emergenziale, ma una modalità strutturale che richiede un minimo di organizzazione.

Chi lo interpreta solo come burocrazia farà il minimo indispensabile.
Chi lo interpreta come evoluzione del lavoro può usarlo per migliorare davvero i propri modelli.


Per approfondire

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