14/09/2026
Focus

La truffa agli anziani diventa un business. E con l’AI cambia la sicurezza finanziaria delle famiglie

In Italia 42.890 over 65 sono stati vittime di truffa nel 2024, il 15,6% in più in un anno. Crescono i raggiri online e l’intelligenza artificiale rende più facile imitare persone, voci e identità. Ma la risposta non può essere semplicemente togliere autonomia ai genitori: serve una nuova governance familiare del denaro.

La telefonata è sempre stata uno degli strumenti preferiti dai truffatori. Cambiano però la qualità dell’inganno e la quantità di informazioni che chi chiama può avere sulla persona dall’altra parte.

Un figlio in difficoltà. Un nipote coinvolto in un incidente. Un falso avvocato. Un sedicente carabiniere. Un operatore della banca che segnala un problema urgente sul conto.

Schemi vecchi, ai quali oggi si aggiunge una tecnologia nuova: l’intelligenza artificiale può raccogliere informazioni disponibili online, costruire messaggi molto più credibili, produrre immagini artificiali e perfino clonare una voce.

E in un Paese anziano come l’Italia il problema assume una dimensione particolare.

Al 1° gennaio 2026 gli italiani con almeno 65 anni sono 14,821 milioni, il 25,1% della popolazione: la quota più alta nell’Unione europea. Ma sono anche sempre più digitali. Secondo Istat, nel 2025 utilizzava Internet il 72,5% dei 65-74enni e il 35,7% degli over 75, percentuali aumentate di oltre quattro punti in un solo anno. Tra gli over 65 che navigano, inoltre, è particolarmente elevata la quota di chi accede alla rete esclusivamente attraverso lo smartphone.

È un cambiamento positivo. Ma allarga inevitabilmente anche la superficie sulla quale possono operare i truffatori.

Quasi 43 mila anziani truffati in un anno

I numeri italiani sono molto più significativi di quanto si potrebbe pensare.

Secondo i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza elaborati con Eurispes, le vittime di truffa con almeno 65 anni sono passate dalle 37.108 del 2023 alle 42.890 del 2024: +15,58% in un anno. La fascia numericamente più colpita è quella tra 65 e 70 anni.

Ancora più interessante è il dato digitale: nel 2024 le vittime over 65 di truffe online hanno raggiunto quota 25.440. Nell’indagine Eurispes-Ministero dell’Interno, le truffe telefoniche sono indicate dal 71% di chi riferisce una conoscenza diretta o indiretta di episodi contro anziani.

Attenzione però a non confondere i numeri: il dato Eurispes secondo cui quasi tre intervistati su dieci conoscono direttamente o indirettamente un caso non significa che il 30% degli anziani italiani sia stato truffato. I casi ufficialmente registrati sono molti meno, e probabilmente esiste anche una quota di mancata denuncia.

Vergogna e senso di colpa sono parte del problema. Nella stessa ricerca, il 59,4% degli intervistati che conosce episodi di questo tipo riferisce paura e insicurezza nelle vittime; circa il 49% segnala anche senso di colpa, vergogna o perdita di fiducia negli altri.

Il punto debole non è più necessariamente la banca

C’è un altro dato particolarmente importante per chi si occupa di imprese, finanza e sicurezza.

Nel suo Rapporto 2026, CERTFin rileva che l’81% delle frodi retail effettive nasce dalla manipolazione del cliente. Nel 96% delle transazioni fraudolente analizzate, addirittura, la Strong Customer Authentication era stata regolarmente completata.

In altre parole: il criminale sempre più spesso non deve “bucare” il sistema informatico della banca. Convince il cliente a fare personalmente ciò che gli serve.

Il controvalore dei tentativi di frode rilevati dal CERTFin ha superato i 600 milioni di euro. Telefonate e SMS perdono parte del loro peso relativo mentre aumentano social network e app di messaggistica.

È importante anche non trasformare il fenomeno in allarmismo. Nel complesso il sistema italiano dei pagamenti resta molto sicuro: secondo Banca d’Italia, nel secondo semestre 2025 il valore delle operazioni fraudolente è stato di appena 3 euro ogni 100.000 euro transati.

Il problema è concentrato soprattutto nelle situazioni in cui una persona viene persuasa a trasferire volontariamente il denaro. Per i bonifici, Banca d’Italia conferma infatti che la manipolazione del pagatore è la forma prevalente di frode.

La tecnologia protegge molto bene da chi tenta di entrare senza autorizzazione. Molto meno da chi riesce a convincerci ad aprire personalmente la porta.

Poi è arrivata l’intelligenza artificiale

Qui è necessaria una distinzione.

Non esiste oggi un dato pubblico italiano che consenta di stabilire quante delle 42.890 truffe agli over 65 siano state realizzate utilizzando AI o deepfake. Sarebbe quindi scorretto sostenere che l’aumento delle truffe sia stato “causato dall’intelligenza artificiale”.

Sappiamo però che queste tecnologie sono già concretamente entrate nell’arsenale dei frodatori.

Banca d’Italia ha rilevato che nel 2024 circa 250 conti correnti fraudolenti su 500.000 aperture online sono stati aperti utilizzando tecniche di AI per deepfake o identità fittizie; nel 2023 il fenomeno non risultava rilevato.

Anche Consob ha documentato nel 2025 l’uso frequente di strumenti di intelligenza artificiale generativa per creare video falsi nei quali immagini e voci di personaggi conosciuti vengono utilizzate per promuovere servizi finanziari abusivi e investimenti inesistenti.

È facile comprendere il passaggio successivo.

La tradizionale telefonata del “nipote che ha avuto un incidente” non necessita più necessariamente di una voce sconosciuta. Una registrazione disponibile su un social network può contribuire a rendere credibile una voce sintetica. Informazioni pubbliche su famiglia, lavoro, viaggi o lutti possono consentire di personalizzare il racconto.

L’AI non inventa la truffa. Riduce il costo necessario per renderla credibile e replicarla su scala.

Le truffe sono ormai organizzate come aziende

Anche questo aspetto tende a essere sottovalutato.

Le indagini italiane descrivono organizzazioni con divisioni dei compiti estremamente precise.

In un’operazione nazionale dei Carabinieri conclusa nel dicembre 2025, gli investigatori hanno ricostruito ruoli distinti tra “telefonisti”, “trasfertisti” e “corrieri”. Trentatré truffe contestate, 27 consumate, sei tentate e profitti superiori a 300.000 euro.

In un’altra indagine, nel luglio 2025, un gruppo accusato di 36 truffe contro anziani avrebbe operato persino attraverso un appartamento trasformato in call center, con un giro d’affari vicino ai 100.000 euro in contanti oltre a gioielli e preziosi.

È criminalità, naturalmente. Ma utilizza processi che ricordano quelli aziendali: acquisizione del contatto, profilazione, script, gestione dell’obiezione, conversione e incasso.

L’intelligenza artificiale può industrializzare ulteriormente questo modello.

I figli adulti diventano il nuovo firewall?

È qui che il fenomeno diventa anche una questione familiare.

Negli Stati Uniti stanno aumentando i casi nei quali i figli adulti assumono un ruolo di controllo sulle finanze dei genitori. In Italia probabilmente vedremo qualcosa di simile, ma la soluzione non dovrebbe essere semplicemente quella di sottrarre autonomia finanziaria a una persona perché ha superato una certa età.

Essere anziani non significa essere incapaci di amministrare il proprio denaro.

Serve piuttosto una sorta di governance finanziaria familiare, soprattutto quando il patrimonio è significativo, una persona vive sola o cominciano a manifestarsi difficoltà nel gestire tecnologie e pagamenti.

E non significa nemmeno passarsi password e codici bancari. Anzi: è esattamente ciò che non dovrebbe essere fatto.

Un protocollo antifrode per la famiglia

  1. Stabilire una parola di verifica familiare. Una richiesta anomala di denaro da parte di un figlio o nipote deve poter essere verificata attraverso un’informazione che non compare sui social.
  2. Applicare la regola del richiamo. Chiunque telefoni dicendo di essere un familiare, una banca, un avvocato o un’autorità e chieda soldi deve essere richiamato attraverso un numero già conosciuto e indipendente dalla telefonata ricevuta.
  3. Eliminare il concetto di bonifico urgente. Nessuna emergenza comunicata attraverso una chiamata inattesa dovrebbe richiedere un trasferimento immediato senza una seconda verifica. Particolare prudenza richiedono i bonifici istantanei, che una volta eseguiti sono immediati e difficili da recuperare.
  4. Attivare gli alert bancari e valutare limiti operativi adeguati. Una notifica per ogni movimento può far emergere rapidamente un’anomalia. Dove necessario, eventuali deleghe o procure ai familiari devono essere formalizzate con la banca: mai gestite condividendo PIN, password o OTP.
  5. Non concentrare tutta la liquidità facilmente movimentabile nello stesso conto. Separare il denaro necessario alle spese quotidiane dal patrimonio può ridurre il danno potenziale di un singolo episodio.
  6. Parlare delle truffe prima che succedano. L’obiettivo non è dire a un genitore “non fidarti di nessuno”, ma normalizzare una semplice regola: se qualcuno mette fretta, chiede segretezza o domanda denaro, si verifica prima di agire.
  7. Se qualcosa accade, intervenire subito e senza colpevolizzare la vittima. Contattare immediatamente la banca, bloccare gli strumenti interessati, conservare messaggi e schermate e segnalare l’accaduto alle forze dell’ordine. Se la banca rifiuta un rimborso che si ritiene dovuto, dopo il reclamo è possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario.

Dal 9 ottobre 2025 banche e Poste devono inoltre verificare la corrispondenza tra nome e IBAN del beneficiario per bonifici ordinari e istantanei. È un presidio importante, ma non risolve il problema quando è la vittima stessa, convinta dal truffatore, a voler pagare il beneficiario fraudolento.

La prossima alfabetizzazione finanziaria sarà familiare

L’Italia ha già investito nella prevenzione: il Ministero dell’Interno ha destinato 4 milioni di euro ai comuni capoluogo per iniziative contro le truffe agli anziani, comprese campagne informative, formazione e supporto psicologico.

Anche le banche stanno investendo. Secondo ABI, tra il 2020 e il 2025 il settore bancario italiano ha speso quasi 2,5 miliardi di euro in cybersecurity e nel 2026 la spesa dovrebbe raggiungere circa 500 milioni.

Ma nessun investimento tecnologico può eliminare completamente una vulnerabilità che è, prima di tutto, umana.

La novità non è che gli anziani siano diventati improvvisamente più ingenui.

È che i truffatori dispongono di strumenti migliori per sembrare credibili, possono conoscere più cose sulle loro vittime e possono replicare un raggiro su una scala impensabile soltanto pochi anni fa.

Per questo, nel prossimo futuro, proteggere il patrimonio di una famiglia significherà non soltanto scegliere bene una banca, un investimento o una password. Significherà avere un protocollo condiviso per decidere quando non fidarsi della propria voce, del proprio telefono e perfino delle proprie orecchie.

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