
Dall’intelligenza artificiale in agricoltura all’illuminazione intelligente, fino alla tracciabilità digitale e alle microalghe: i vincitori del Top of the PID mostrano come cambia l’innovazione nelle imprese italiane.
L’innovazione più interessante per una piccola impresa non è sempre quella che si vede da fuori. A volte è un registro compilato senza ripetere gli stessi dati, un magazzino che dialoga con la produzione o un impianto che si adatta alle persone e consuma meno. È questo il filo che unisce alcuni dei progetti premiati al Maker Faire Rome 2026 con il Top of the PID, l’iniziativa di Unioncamere e dei Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio.
L’ottava edizione ha raccolto 165 imprese candidate con 166 iniziative, contro le 121 candidature dell’anno precedente. Sono aumentate anche le startup innovative partecipanti, da 42 a 48, mentre le votazioni hanno sfiorato quota 3.100. Numeri che descrivono un interesse crescente per il premio, ma non bastano a misurare il grado di innovazione dell’intero sistema produttivo italiano.
Tra i casi di utilizzo innovativi ha vinto l’Azienda Agricola Giovanni Battista Obletter di Pescara con SophiaTerra. La piattaforma utilizza agenti di intelligenza artificiale per assistere l’imprenditore nelle attività gestionali, dalla Politica agricola comune ai bandi, dal quaderno di campagna alle vendite. L’idea non è che un algoritmo conduca l’azienda agricola: è ridurre la frammentazione delle informazioni, preparando opzioni e lasciando all’imprenditore la decisione.
Seconda nella stessa categoria è la Distilleria Beccaris di Asti, premiata per un sistema di tracciabilità digitale che segue la filiera dalla vinaccia alla bottiglia. Produzione, magazzino e amministrazione vengono collegati con strumenti sviluppati internamente, anche con il supporto dell’IA. È un esempio meno spettacolare di un robot sul palco, ma vicino a un problema comune a molte PMI: conoscere meglio i processi, limitando errori e passaggi manuali.
Nella categoria dedicata alle soluzioni innovative ha prevalso B2 Labtech di Trento con un sistema di illuminazione che combina IA, sensori e Internet of Things. L’intensità e lo spettro della luce vengono regolati in funzione dell’ambiente e dei ritmi biologici delle persone, con l’obiettivo di migliorare comfort e prestazioni riducendo i consumi. Al secondo posto Asteasier, spin-off dell’Università di Verona, con una piattaforma biotecnologica che impiega microalghe per ingredienti destinati, tra gli altri impieghi, all’acquacoltura e alla nutraceutica.
Il premio ha dato spazio anche agli studenti. Alla prima School Edition hanno partecipato oltre 400 ragazzi delle scuole superiori, impegnati in progetti su sostenibilità, IA, comunicazione digitale e manifattura additiva. È una parte del programma che interessa anche le imprese: avvicinare la formazione a problemi reali può creare competenze utili prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Il valore di queste esperienze non sta nell’etichetta di «innovativo», né nell’idea che ogni progetto premiato diventerà un successo commerciale. Il passaggio decisivo viene dopo: dimostrare costi sostenibili, risultati verificabili e possibilità di diffusione. Ma i premi del 2026 suggeriscono già una direzione. Per molte aziende italiane la trasformazione digitale consisterà nel rendere più intelligenti e competitivi prodotti e processi che conoscono da anni.