
Nel 2025 le uscite di professionisti qualificati dall’Italia sono calate più degli ingressi. Ma sui talenti dell’intelligenza artificiale il saldo rimane negativo: 6.300 partenze contro 6.102 arrivi. Dopo gli Stati Uniti, la Spagna è la principale destinazione dei qualificati italiani.
L’Italia migliora nella capacità di trattenere i professionisti qualificati, ma non riesce ancora a chiudere il saldo negativo nei talenti dell’intelligenza artificiale. Nel 2025, secondo il Top Talent Tracker di Boston Consulting Group, 6.300 professionisti AI hanno lasciato il Paese e 6.102 vi sono arrivati: un differenziale di 198 persone, contenuto in valore assoluto ma rilevante per il tipo di competenze coinvolte.
Il punto non è costruire l’ennesima narrazione sulla fuga dei cervelli. Il saldo AI italiano non descrive un esodo. Descrive però una difficoltà strutturale: mentre i Paesi competono per concentrare competenze tecnologiche, capitale, ricerca e imprese ad alto valore aggiunto, l’Italia continua a esportare leggermente più professionisti AI di quanti ne attragga.
La seconda notizia, forse più significativa, riguarda la geografia delle destinazioni. Gli Stati Uniti rimangono la prima meta dei talenti qualificati in uscita dall’Italia, con 11.136 movimenti nel 2025. Subito dopo, però, c’è la Spagna, con 6.625: davanti a Francia (4.610), Germania (4.092), Svizzera (3.862) e Regno Unito (3.653). È un dato che merita attenzione, perché la Spagna non è una periferia della competizione europea per i talenti. È sempre più una destinazione credibile per chi cerca opportunità professionali internazionali senza necessariamente uscire dal perimetro europeo.
Un mondo che si muove meno, e seleziona di più
Il rapporto BCG osserva la mobilità di 221 milioni di professionisti laureati attraverso dati di profili professionali pubblici, in oltre 200 destinazioni. Nel 2025 i trasferimenti internazionali di talenti altamente qualificati sono scesi da 3,7 a 3,3 milioni: -11,6%, pari a circa 430mila spostamenti in meno rispetto al 2024.
La contrazione è ancora più marcata per le categorie specialistiche: -13,2% per gli STEM, -12% per l’AI e -19% per i ricercatori con dottorato. Non significa che la competizione si sia indebolita. Al contrario, il numero dei professionisti disposti o in grado di cambiare Paese si riduce e, proprio per questo, le destinazioni che riescono ad attrarli assumono un peso maggiore nella futura distribuzione di innovazione, ricerca e capacità industriale.
Gli Stati Uniti mantengono la propria leadership nell’attrazione di talenti altamente qualificati, STEM e ricerca. Ma l’AI rappresenta l’eccezione: qui Washington non amplia il suo vantaggio. Nel frattempo, Francia e Spagna crescono in tutte le categorie monitorate da BCG, mentre Canada e Regno Unito perdono quota. Il messaggio è chiaro: l’equilibrio internazionale non è immobile e l’Europa continentale può diventare più competitiva se combina formazione, apertura internazionale e un ecosistema in cui lavorare e investire abbia senso.
L’Italia trattiene meglio, ma non attrae ancora abbastanza
Per l’Italia, il quadro generale è misto. Gli ingressi di professionisti qualificati sono diminuiti del 9,8% nel 2025, ma le uscite si sono ridotte più rapidamente, del 12,7%. Dal punto di vista tecnico, la retention migliora: rispetto all’anno precedente, il Paese perde meno talenti qualificati.
È una dinamica positiva, ma non va confusa con un successo pieno dell’attrazione. In un anno in cui l’intera mobilità globale cala, una riduzione delle uscite può dipendere anche da un mercato del lavoro internazionale più prudente, da minori assunzioni o da maggiori ostacoli alla mobilità. Il dato, quindi, non risponde da solo alla domanda decisiva: quanto è desiderabile l’Italia per un professionista internazionale che può scegliere fra più ecosistemi?
La risposta sull’AI è ancora parziale. Il saldo di -198 non basta a certificare un fallimento, ma conferma che l’Italia non è ancora in grado di trasformare pienamente il proprio potenziale – università, manifattura, qualità della vita, posizione europea – in una capacità di attrazione netta per i profili tecnologici più richiesti.
Perché la Spagna è un segnale, non una sorpresa
Il fatto che la Spagna sia la seconda destinazione dei professionisti qualificati che lasciano l’Italia è uno dei dati più interessanti della ricerca. Non prova, naturalmente, che tutti i 6.625 movimenti siano permanenti, né che la causa sia riconducibile a una singola politica pubblica. BCG misura spostamenti internazionali di localizzazione lavorativa, non un censimento anagrafico delle migrazioni. Tuttavia, il dato si inserisce in un quadro coerente: la Spagna, insieme alla Francia, è fra i Paesi europei che nel 2025 aumentano la propria quota di attrazione nelle quattro categorie analizzate – talenti qualificati, STEM, AI e ricerca.
La sua forza non sta in un unico incentivo. Sta nella combinazione di grandi città internazionali, un mercato del lavoro più aperto, ecosistemi digitali cresciuti rapidamente, politiche di attrazione rivolte anche a lavoratori e imprese globali, e un costo della vita ancora competitivo rispetto a molte capitali del Nord Europa. È il tipo di combinazione che rende una destinazione più credibile nel tempo: non basta rendere semplice arrivare, bisogna rendere sensato restare.
Per l’Italia, il confronto non deve trasformarsi in una gara di stereotipi mediterranei. Spagna e Italia hanno dimensioni, struttura produttiva, università e problemi comparabili abbastanza da rendere il confronto utile. Se Madrid, Barcellona e altri poli spagnoli riescono a rafforzare la loro attrattività mentre l’Italia registra un saldo AI negativo, vale la pena chiedersi non soltanto cosa stiamo perdendo, ma quale proposta competitiva stiamo offrendo.
Il talento AI non è una categoria simbolica
È importante chiarire cosa misuri BCG. Nel tracker, i talenti AI sono professionisti che dichiarano competenze quali AI, AI generativa, LLM, data science, computer vision, PyTorch, reinforcement learning, Azure Machine Learning o Hadoop. Non sono esclusivamente ricercatori che sviluppano modelli di frontiera, ma non sono nemmeno il vasto pubblico di persone che usa strumenti generativi nel proprio lavoro.
Questa definizione rende il dato utile per osservare il segmento tecnico e professionale che contribuisce a sviluppare e applicare l’AI nelle aziende. È proprio quel segmento che una politica industriale moderna dovrebbe voler trattenere e attrarre: non solo per produrre ricerca, ma per aiutare imprese tradizionali, PMI e grandi gruppi a trasformare la tecnologia in produttività.
Le cifre vanno lette con cautela. I dati derivano da profili professionali pubblici, le categorie possono sovrapporsi e BCG ha aggiornato la metodologia dell’edizione 2026, ricalcolando anche il 2024. Ma le cautele metodologiche non annullano l’evidenza: l’Italia migliora nella retention complessiva, mentre sui professionisti AI non è ancora una destinazione in saldo positivo.
Dalla retorica alla capacità di attrarre
La questione, quindi, non è impedire alle persone di partire. In un mercato aperto, la mobilità internazionale è utile e spesso necessaria. Il problema è costruire flussi realmente circolari, nei quali partire non significhi necessariamente uscire da un sistema e arrivare in Italia non sia una scelta eccezionale.
BCG indica tre leve: formazione e aggiornamento delle competenze, adozione tecnologica nelle imprese e politiche migratorie capaci di accompagnare concretamente recruitment, trasferimento e integrazione. A queste si aggiunge una condizione trasversale: la qualità dell’ecosistema. Retribuzioni, crescita professionale, disponibilità di capitale, università, laboratori, fiscalità, visti, servizi per le famiglie e tempi amministrativi concorrono tutti alla decisione di un professionista altamente qualificato.
L’Italia dispone di molte delle materie prime necessarie. La sfida è renderle una proposta coerente e internazionale. I 198 talenti AI di saldo negativo non sono una sentenza sul Paese, ma non sono neppure una statistica irrilevante. Segnalano che la competizione è già in corso e che, dopo gli Stati Uniti, un concorrente europeo sempre più credibile è molto più vicino di quanto spesso immaginiamo: la Spagna.