04/04/2026
Focus

Il Regno Unito scopre il problema dei Neet: più lavoro sovvenzionato per i giovani

Il governo Starmer rilancia il piano per riportare gli under-25 nel mercato del lavoro mentre il Regno Unito si avvicina a dinamiche occupazionali un tempo tipiche del Sud Europa.


Per decenni il Regno Unito è stato considerato uno dei mercati del lavoro più dinamici d’Europa. Un sistema flessibile, con alta mobilità occupazionale e una forte capacità di assorbire i giovani nel mondo del lavoro.

Oggi però qualcosa sembra essersi incrinato.

Da tempo nel Paese il mercato del lavoro mostra segnali di affaticamento. Non solo sul fronte della disoccupazione generale, ma soprattutto su quello giovanile, dove cresce rapidamente il numero dei cosiddetti Neet – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione.

Secondo i dati recentemente riportati dal Financial Times, quasi un milione di giovani nel Regno Unito si trova oggi in questa condizione.

Un fenomeno che fino a pochi anni fa veniva associato soprattutto alle economie del Sud Europa – Italia, Spagna o Grecia – ma che oggi sta emergendo anche nel mercato del lavoro britannico.

Una dinamica che il governo guidato da Keir Starmer considera un rischio economico e sociale.

Più lavoro sovvenzionato per i giovani

Per affrontare il problema, il ministro del lavoro e delle pensioni Pat McFadden annuncerà una nuova strategia per rafforzare l’occupazione giovanile.

Il piano prevede decine di migliaia di nuovi posti di lavoro finanziati dallo Stato e un rafforzamento dei programmi di inserimento nel mercato del lavoro.

Al centro dell’intervento c’è l’espansione del “jobs guarantee scheme”, un programma che offre ai giovani disoccupati da lungo tempo un lavoro temporaneo di sei mesi con salario minimo garantito.

Finora il programma era rivolto alla fascia 18-21 anni, ma il governo intende estenderlo fino ai 24 anni.

Dopo i 55.000 posti finanziati lo scorso anno, altre 40.000 posizioni potrebbero essere attivate proprio per i giovani tra i 22 e i 24 anni.

Il nodo degli apprendistati

Un altro elemento centrale della riforma riguarda il sistema degli apprendistati, finanziato con un budget pubblico di circa 3 miliardi di sterline all’anno.

Secondo Alan Milburn, incaricato dal governo di guidare una revisione sul fenomeno Neet, il sistema ha progressivamente perso il suo obiettivo originario.

Oggi infatti circa metà degli apprendistati è assegnata a lavoratori sopra i 25 anni, spesso già impiegati nelle aziende.

In pratica, sostiene Milburn, il sistema è diventato sempre più uno strumento di formazione interna per le imprese, piuttosto che una porta di ingresso per i giovani nel mercato del lavoro.

«Gli apprendistati sono stati creati per aiutare i giovani a trovare il primo lavoro. Ma nel tempo sono diventati sempre più un budget di formazione aziendale», ha dichiarato.

Tagli ai programmi manageriali

Per liberare risorse, il governo intende eliminare diversi apprendistati dedicati a leadership e management, utilizzati in larga parte da dipendenti già inseriti nelle aziende.

Questa revisione potrebbe liberare circa 100 milioni di sterline all’anno, da destinare a programmi più orientati ai giovani.

Un mercato del lavoro che cambia

Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio.

Negli ultimi mesi alcuni settori tradizionalmente accessibili ai giovani — come retail e hospitality — hanno registrato una riduzione dell’occupazione.

Le associazioni imprenditoriali sostengono che l’aumento dei costi del lavoro, tra salari minimi più alti e nuove tutele per i lavoratori, abbia reso più rischioso assumere personale entry-level.

Due modelli europei che si incontrano

Il fenomeno sta producendo anche una curiosa convergenza tra modelli economici diversi.

Da un lato il Regno Unito scopre dinamiche tipiche delle economie del Sud Europa: crescita dei Neet, difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro e giovani che abbandonano la ricerca di occupazione.

Dall’altro lato, molti giovani europei continuano a vedere nei Paesi anglosassoni un luogo dove meritocrazia, opportunità e possibilità di fare impresa restano più forti.

Non a caso, mentre il Regno Unito affronta il problema dei Neet, molti giovani del Sud Europa continuano a emigrare verso economie percepite come più dinamiche.

Due sistemi diversi, due culture del lavoro diverse, che oggi si trovano però a condividere una stessa preoccupazione: evitare la nascita di una “generazione perduta” fuori dal mercato del lavoro.

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