02/02/2026
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Corporate retreat, territori e lavoro: un’opportunità strategica che le aziende italiane non possono ignorare

Il New York Times segnala il boom dei village retreat in Europa. In Italia sta emergendo un modello più evoluto, che unisce off-site aziendali, turismo sostenibile e nuova residenzialità.

Quando il New York Times parla di corporate retreat, vale la pena ascoltare.
Nella recente newsletter DealBook, il quotidiano americano ha raccontato un fenomeno in forte crescita: aziende che scelgono villaggi e borghi europei per organizzare off-site, ritiri strategici e momenti di lavoro condiviso, lontano da hotel anonimi e città congestionate.

Non si tratta di turismo.
Si tratta di strategia aziendale.

In un contesto in cui il lavoro remoto e ibrido è diventato strutturale, le imprese stanno cercando nuovi strumenti per rafforzare coesione, visione e cultura interna. I corporate retreat in contesti rurali rispondono a questa esigenza: offrono concentrazione, disconnessione selettiva e un senso di comunità temporanea che gli spazi tradizionali non riescono più a garantire.

Ma il punto interessante, soprattutto per il mercato italiano, è un altro.

Alcuni operatori stanno dimostrando che i corporate retreat possono essere l’inizio, non la fine del percorso.

È il caso di realtà come ITS Italy che lavorano con aziende, territori e comunità locali per costruire modelli più evoluti. L’approccio non si limita a “ospitare” team aziendali, ma usa i retreat come leva per attivare economie locali, sperimentare nuove forme di lavoro distribuito e attrarre presenze ripetute nel tempo.

Questo passaggio è cruciale.

Un corporate retreat occasionale genera valore interno all’azienda.
Un modello territoriale strutturato genera valore condiviso.

Come sottolinea da anni Giancarlo Dall’Ara, l’ospitalità funziona solo se non svuota i luoghi della loro vita quotidiana. Applicato al mondo corporate, il principio è simile: i retreat hanno senso quando non sono eventi isolati, ma parte di una relazione continuativa con il territorio.

In Italia questo apre opportunità concrete:

  • per le aziende, che possono trasformare gli off-site in strumenti di lungo periodo
  • per gli investitori, che vedono nascere modelli ibridi tra ospitalità, lavoro e residenza
  • per i territori, che beneficiano di presenze qualificate e non stagionali

Esistono già esempi che mostrano questa direzione. Masseria Torre Luciana dimostra come un luogo possa accogliere gruppi, professionisti e percorsi di lavoro e benessere senza snaturare il territorio, mantenendo una forte identità culturale.

Il messaggio per le imprese italiane è chiaro: i corporate retreat non sono più un costo accessorio o un benefit “nice to have”. Stanno diventando un’infrastruttura soft del lavoro contemporaneo.

Chi saprà integrarli in una visione più ampia — che tenga insieme persone, territori e sostenibilità — avrà un vantaggio competitivo reale. Gli altri continueranno a prenotare sale riunioni con vista.

Il segnale è arrivato anche dal New York Times.
Ora tocca alle aziende italiane decidere se limitarvisi — o guidare il cambiamento.

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