
Il New York Times segnala il boom dei village retreat in Europa. In Italia sta emergendo un modello più evoluto, che unisce off-site aziendali, turismo sostenibile e nuova residenzialità.
Quando il New York Times parla di corporate retreat, vale la pena ascoltare.
Nella recente newsletter DealBook, il quotidiano americano ha raccontato un fenomeno in forte crescita: aziende che scelgono villaggi e borghi europei per organizzare off-site, ritiri strategici e momenti di lavoro condiviso, lontano da hotel anonimi e città congestionate.
Non si tratta di turismo.
Si tratta di strategia aziendale.
In un contesto in cui il lavoro remoto e ibrido è diventato strutturale, le imprese stanno cercando nuovi strumenti per rafforzare coesione, visione e cultura interna. I corporate retreat in contesti rurali rispondono a questa esigenza: offrono concentrazione, disconnessione selettiva e un senso di comunità temporanea che gli spazi tradizionali non riescono più a garantire.
Ma il punto interessante, soprattutto per il mercato italiano, è un altro.
Alcuni operatori stanno dimostrando che i corporate retreat possono essere l’inizio, non la fine del percorso.
È il caso di realtà come ITS Italy che lavorano con aziende, territori e comunità locali per costruire modelli più evoluti. L’approccio non si limita a “ospitare” team aziendali, ma usa i retreat come leva per attivare economie locali, sperimentare nuove forme di lavoro distribuito e attrarre presenze ripetute nel tempo.
Questo passaggio è cruciale.
Un corporate retreat occasionale genera valore interno all’azienda.
Un modello territoriale strutturato genera valore condiviso.
Come sottolinea da anni Giancarlo Dall’Ara, l’ospitalità funziona solo se non svuota i luoghi della loro vita quotidiana. Applicato al mondo corporate, il principio è simile: i retreat hanno senso quando non sono eventi isolati, ma parte di una relazione continuativa con il territorio.
In Italia questo apre opportunità concrete:
- per le aziende, che possono trasformare gli off-site in strumenti di lungo periodo
- per gli investitori, che vedono nascere modelli ibridi tra ospitalità, lavoro e residenza
- per i territori, che beneficiano di presenze qualificate e non stagionali
Esistono già esempi che mostrano questa direzione. Masseria Torre Luciana dimostra come un luogo possa accogliere gruppi, professionisti e percorsi di lavoro e benessere senza snaturare il territorio, mantenendo una forte identità culturale.

Il messaggio per le imprese italiane è chiaro: i corporate retreat non sono più un costo accessorio o un benefit “nice to have”. Stanno diventando un’infrastruttura soft del lavoro contemporaneo.
Chi saprà integrarli in una visione più ampia — che tenga insieme persone, territori e sostenibilità — avrà un vantaggio competitivo reale. Gli altri continueranno a prenotare sale riunioni con vista.
Il segnale è arrivato anche dal New York Times.
Ora tocca alle aziende italiane decidere se limitarvisi — o guidare il cambiamento.