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20/10/2026
Innovazione

Colonnine negli hotel, l’errore di guardare soltanto al mercato italiano

Il turismo internazionale sta cambiando le esigenze dell’ospitalità, ma molte strutture continuano a valutare la ricarica elettrica attraverso le abitudini degli automobilisti italiani. Al TTG di Rimini, Uattzy richiama l’attenzione su un’opportunità commerciale che riguarda la competitività degli alberghi, non soltanto la sostenibilità.

Il problema, per molti alberghi italiani, potrebbe non essere la mancanza di clienti interessati alla mobilità elettrica, ma il modo in cui viene valutata la domanda. Se per decidere se installare una colonnina di ricarica si guarda esclusivamente alla diffusione delle automobili elettriche in Italia, si rischia infatti di utilizzare un indicatore che racconta soltanto una parte del mercato. E non necessariamente quella più interessante per un’impresa turistica.

Un hotel non vende camere soltanto agli italiani. Compete su un mercato internazionale, intercetta abitudini di consumo diverse e deve misurarsi con aspettative che spesso si formano ben prima dell’arrivo dell’ospite. È proprio questa la prospettiva proposta da Stefania Menguzzato, Chief Financial Officer e co-founder di Uattzy, intervenuta al TTG Travel Experience 2026 di Rimini per affrontare il rapporto tra mobilità elettrica, accoglienza e competitività delle strutture ricettive.

«Continuiamo a discutere dei numeri ancora modesti del mercato elettrico italiano, ma dimentichiamo che il nostro Paese attrae tanti turisti provenienti da aree geografiche in cui questa tecnologia è già una realtà consolidata», osserva Menguzzato.

Un ragionamento che, al di là dell’interesse commerciale di chi opera nel settore della ricarica, pone una questione più ampia: quanto sono capaci le imprese dell’ospitalità di adeguare i propri investimenti ai mercati dai quali provengono effettivamente i clienti?

Il paradosso italiano: poche auto elettriche, moltissimi turisti stranieri

I dati aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno. Secondo Motus-E, nell’agosto 2026 le automobili completamente elettriche rappresentavano circa il 7% delle nuove immatricolazioni italiane. Nello stesso periodo la quota raggiungeva il 29,8% nel Regno Unito, il 32,5% in Germania e il 38,4% in Francia.

Non si tratta di differenze marginali. In alcuni dei principali mercati europei l’automobile elettrica ha già conquistato una posizione assai più rilevante nelle nuove vendite, mentre in Italia la transizione continua a procedere con maggiore lentezza.

Contemporaneamente, secondo Istat, nel 2025 i turisti stranieri hanno generato il 55,3% delle presenze complessive nelle strutture ricettive italiane. In altre parole, oltre la metà dei pernottamenti dipende da una clientela internazionale, che porta con sé esigenze, abitudini e criteri di scelta differenti da quelli prevalenti sul mercato domestico.

Naturalmente, non tutti i turisti tedeschi, britannici o francesi arrivano in Italia con la propria automobile, e la quota delle nuove immatricolazioni elettriche non equivale a quella dei veicoli effettivamente circolanti. Sarebbe quindi sbagliato trasformare questi dati in una stima automatica della domanda di ricarica alberghiera. Ma sarebbe altrettanto miope ignorarli.

Per un hotel situato lungo le principali direttrici del turismo automobilistico europeo, per una struttura sul lago di Garda, nelle Dolomiti o in una destinazione facilmente raggiungibile in auto dai Paesi confinanti, le caratteristiche della clientela internazionale potrebbero pesare molto più delle statistiche nazionali.

Il punto non è installare colonnine ovunque. È comprendere dove il servizio possa diventare un fattore concreto di scelta.

Quando un parcheggio diventa un servizio commerciale

La trasformazione è già osservabile nella distribuzione delle infrastrutture.

Il Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026 di Motus-E segnala che le installazioni su suolo privato ad accesso pubblico stanno crescendo molto più rapidamente rispetto a quelle su suolo pubblico: +46,3% contro +8,2%. Questa tipologia di location rappresenta già il 38% del totale, mentre le strutture ricettive figurano tra le categorie in maggiore espansione, con una crescita del 63%.

A fine giugno 2026, i punti di ricarica a uso pubblico installati in Italia avevano raggiunto quota 84.564, oltre 17.000 in più rispetto a dodici mesi prima.

Sono numeri che suggeriscono un cambiamento del modello di servizio. La ricarica non appartiene più esclusivamente alla logica delle stazioni dedicate o delle soste lungo la rete stradale. Si sta progressivamente integrando nei luoghi nei quali le persone trascorrono comunque del tempo: alberghi, ristoranti, centri commerciali e parcheggi di destinazione.

Per una struttura ricettiva, questo significa poter trasformare una parte del parcheggio in un servizio aggiuntivo e, in determinate condizioni, in una possibile fonte di ricavo o in uno strumento per acquisire clientela.

Un ristorante dotato di infrastrutture accessibili anche agli utenti esterni, per esempio, può intercettare automobilisti che scelgono dove fermarsi anche in funzione della possibilità di ricaricare. Un albergo potrebbe rendere più interessante la propria offerta a chi organizza una vacanza itinerante, mentre una struttura congressuale potrebbe trovare nella ricarica un servizio utile anche per la clientela professionale.

La stessa infrastruttura, dunque, può assumere valori economici differenti a seconda della posizione, della tipologia di ospiti e del modello gestionale adottato.

La prenotazione si decide anche prima di arrivare

C’è poi un elemento che gli operatori turistici conoscono bene: il cliente valuta l’esperienza complessiva, non semplicemente il prezzo della camera.

La disponibilità di parcheggio, la qualità della connessione internet, la facilità del check-in e l’accessibilità della struttura sono progressivamente diventati criteri di scelta sempre più importanti. Per chi viaggia con un veicolo elettrico, sapere di poter ricaricare durante il pernottamento può rappresentare un vantaggio altrettanto concreto.

Un’indicazione interessante arriva da Hilton. Nel luglio 2025 Jean Garris Hand, responsabile globale della sostenibilità del gruppo, ha spiegato a Skift che la disponibilità di ricarica elettrica risultava la dotazione con il più alto tasso di conversione tra quelle ricercate dagli utenti sul sito Hilton.com.

Questo non significa che una colonnina produca automaticamente più prenotazioni in qualunque albergo. Il dato riguarda il comportamento degli utenti che utilizzano quello specifico filtro di ricerca. Dimostra però quanto il servizio possa essere rilevante per un segmento di domanda che ha già un’esigenza precisa.

«La guest experience comincia molto prima del check-in», sottolinea Menguzzato. «Chi organizza un viaggio vuole sapere di poter arrivare, parcheggiare e ricaricare senza difficoltà».

La distinzione è fondamentale. Non basta dichiarare di possedere una colonnina. Occorre che il servizio sia riconoscibile nelle piattaforme di prenotazione, che le informazioni siano aggiornate, che le modalità di utilizzo siano comprensibili e, soprattutto, che l’infrastruttura funzioni quando il cliente ne ha bisogno.

Una promessa commerciale non mantenuta, anche quando riguarda un servizio accessorio, rischia di trasformarsi in un problema di reputazione.

Installare non basta: il vero tema è il ritorno dell’investimento

Per un’impresa alberghiera la decisione resta prima di tutto economica.

L’installazione di infrastrutture di ricarica richiede valutazioni sulla disponibilità di potenza elettrica, sugli eventuali adeguamenti dell’impianto, sui costi di realizzazione, sulla manutenzione, sull’utilizzo atteso e sulle modalità di remunerazione del servizio.

Non tutti gli hotel hanno la stessa convenienza a investire, così come non tutti devono necessariamente diventare proprietari delle infrastrutture.

Esistono modelli nei quali l’operatore specializzato realizza e gestisce direttamente i punti di ricarica e altri nei quali la struttura sostiene l’investimento, affidandone a terzi l’esercizio e la manutenzione. La scelta dipende dalle condizioni contrattuali, dalla domanda prevedibile e dalla capacità di trasformare il servizio in un beneficio misurabile.

È su questo terreno che si colloca l’offerta di Uattzy, brand di UAU S.r.l. dedicato alla ricarica pubblica, che si presenta come operatore integrato capace di seguire progettazione, installazione, gestione e manutenzione.

«Per un hotel la ricarica deve essere un asset, non un problema da gestire», spiega Alessandro Vigilanti, CEO e co-founder di Uattzy. La società dichiara di avere oltre 3.400 punti di ricarica installati e in gestione e un piano di sviluppo che punta a raggiungere quota 9.000 entro il 2030.

Le dimensioni dell’operatore e le prospettive di crescita sono elementi rilevanti, ma non sostituiscono una valutazione puntuale della convenienza per il singolo albergo. Il numero di pernottamenti, la provenienza degli ospiti, la disponibilità di parcheggio, le tariffe, il costo dell’energia e il possibile utilizzo da parte di clienti esterni sono variabili che possono modificare sensibilmente il risultato economico.

Da questo punto di vista, il successo dell’investimento non dovrebbe essere misurato soltanto sui chilowattora venduti, ma anche sull’eventuale incremento delle prenotazioni, sulla fidelizzazione della clientela e sul contributo alla competitività complessiva della struttura.

Il rischio per gli hotel non è arrivare tardi all’elettrico, ma capire tardi i propri clienti

Il tema sollevato al TTG va quindi oltre la mobilità sostenibile. Riguarda la capacità delle imprese di leggere correttamente i cambiamenti della domanda e di tradurli in decisioni operative.

Secondo il Sustainable Travel Report 2026 di Booking.com, l’85% dei viaggiatori intervistati considera importante viaggiare in modo più sostenibile. È un dato significativo sul piano degli orientamenti dichiarati, anche se non dimostra, da solo, una corrispondente disponibilità a pagare di più per determinati servizi.

Ed è proprio qui che una buona strategia aziendale deve distinguere tra tendenze generali e opportunità concrete.

La mobilità elettrica non è ancora un’esigenza universale dell’ospitalità italiana, né ogni investimento in infrastrutture è destinato a ripagarsi. Ma l’errore opposto sarebbe utilizzare la lentezza del mercato automobilistico nazionale come giustificazione per non analizzare una domanda turistica che nazionale, da tempo, non è più.

Un albergo dovrebbe conoscere non soltanto quanti clienti arrivano dall’estero, ma anche come viaggiano, quali servizi cercano e quali elementi possono orientarli verso una struttura concorrente.

Perché una colonnina può essere un investimento sbagliato. Ma decidere di non installarla guardando ai numeri sbagliati può essere un errore ancora più costoso.

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