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19/10/2026
Innovazione

L’intelligenza artificiale non si compra. Si mette al lavoro.

Invitalia e Confindustria riportano la discussione sull’IA dove dovrebbe stare: produttività, processi, competenze e capacità di trasformare la sperimentazione in risultati economici.

C’è una differenza piuttosto importante tra avere l’intelligenza artificiale in azienda e avere un’azienda che lavora meglio grazie all’intelligenza artificiale. La prima condizione si raggiunge con un abbonamento, un fornitore e qualche sperimentazione. La seconda richiede organizzazione, dati, competenze e soprattutto la capacità di capire quale problema economico si vuole risolvere.

È il messaggio portato il 17 ottobre da Bernardo Mattarella, amministratore delegato di Invitalia, al 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Capri. Il punto non è soltanto aiutare le PMI ad acquistare nuove tecnologie, ma accompagnarle nell’integrazione dell’IA nei processi produttivi e creativi. Mattarella ha richiamato quattro condizioni: dati affidabili, sistemi collegati, persone formate e procedure adeguate.

Il giorno precedente Invitalia aveva pubblicato anche un approfondimento del proprio Centro Studi. I dati richiamati sono eloquenti, purché letti correttamente: all’inizio del 2026 il 32% delle imprese industriali e dei servizi con almeno venti addetti utilizzava strumenti di IA, ma soltanto il 5% ne faceva un uso intensivo. Tra le imprese utilizzatrici, il 70% non rilevava ancora effetti sulla produttività. Si tratta di dati della Banca d’Italia ripresi da Invitalia, non di una nuova rilevazione effettuata durante il convegno.

La differenza è sostanziale. Installare un assistente per scrivere email, generare presentazioni o sintetizzare documenti può essere utile, ma non dimostra che siano diminuiti i costi di produzione, migliorati i margini o aumentata la capacità commerciale. Il rischio è costruire un’eccellente collezione di esperimenti che non modifica il conto economico.

Per una PMI la domanda iniziale dovrebbe quindi essere molto meno tecnologica: quale attività richiede troppe ore? Dove si concentrano errori, ritardi o rilavorazioni? Quale informazione arriva troppo tardi per prendere una decisione? Solo dopo aver identificato il problema ha senso scegliere strumenti, fornitori e investimenti.

C’è poi il tema dei costi ricorrenti, spesso trascurato quando si parla di incentivi. Licenze, integrazioni, manutenzione, sicurezza, aggiornamento dei dati e formazione non spariscono dopo il primo investimento. Un progetto economicamente sostenibile deve considerarli fin dall’inizio e confrontarli con benefici misurabili.

Al convegno Confindustria ha presentato anche il piano ITAL.IA 2030, con proposte per favorire l’adozione dell’IA nelle PMI e rafforzare l’industria tecnologica nazionale. Sono proposte, non incentivi già disponibili. Il valore politico della discussione dipenderà dalla loro traduzione in strumenti accessibili e verificabili.

Per gli imprenditori, intanto, una regola pratica è già possibile: scegliere un processo, misurarne tempi e costi prima dell’intervento, sperimentare su un perimetro definito e verificare il risultato. Se il beneficio non emerge, cambiare approccio.

L’intelligenza artificiale non dovrebbe diventare l’ennesima voce di spesa giustificata dalla paura di restare indietro. La trasformazione comincia quando la tecnologia smette di essere una dimostrazione e diventa un miglioramento documentabile del lavoro quotidiano.

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