Parla Sergio Pissavini, Partner YourCEO , autore con Fabio Lisca di un libro (Luca Sossella editore)

Steve Jobs, Adriano Olivetti, Mary Barra, Ginny Rometti. E ancora, Sergio Marchionne e Emma Marcegaglia: se gli chiedi di quali modelli di leader le aziende dovrebbero dotarsi per il futuro, ti risponde con questi nomi.
Lui è Sergio Pissavini, International Business Consultant, Partner YourCEO yourceo.it/,, autore con Fabio Lisca, Founder di Agile School agile-school.com/fabio-lisca di un libro (Leader No Leader, Luca Sossella editore) che illustra due punti di vista, due mentalità, due visioni del mondo differenti che comportano altrettanti approcci nei confronti delle persone e del funzionamento dell’organizzazione delle imprese completamente diversi. Da una parte abbiamo il management del XX secolo, dall’altra un approccio organizzativo che viene definito in diversi modi, tra cui Lean e Agile.
A Sergio Pissavini chiediamo se in futuro servirà ancora un leader in azienda, di quali retaggi del passato la nuova figura dovrà liberarsi e se i due paradigmi – l’uno di predizione e controllo, l’altro di autonomia condivisa – riusciranno a stare insieme.
Intanto, chi è per lei un leader ?
Colui che ascolta, aiuta, motiva, gestisce le valutazioni strategiche, guida verso decisioni condivise, si assume la responsabilità in caso di decisioni emergenziali. Da un punto di vista antropologico, agli albori dell’essere umano il leader veniva scelto per guidare la caccia in quanto più abile a ridurre i rischi e a preservare le vite dei cacciatori. Il leader è scelto, non è nominato.
Come dovrà essere il leader nelle aziende di domani? E come si dovrà preparare?
Io credo in una leadership collaborativa, in una figura capace di trasformare i conflitti in opportunità di crescita, che sia in grado di fare crescere nuovi leader e, quindi, che responsabilizzi i giovani. Alludo ad una leadership capace di delegare, comunicare, motivare, eseguire, e quando necessario, fare della chirurgia selettiva. La cultura e la comprensione di culture differenti sono alla base della sua formazione. Quindi dovrà studiare, confrontarsi apertamente, usare metodi di analisi. Accettare e ascoltare un coach quando necessario.
Dunque, servirà ancora una leadership. Ma dovrà essere più razionale o lasciare più spazio alle emozioni?
Ritengo che un leader sia sempre necessario. Dovrà essere un direttore di orchestra riconosciuto. Quello che amo definire un quiet Alfa che soprattutto agisca in una modalità definita dalla lingua inglese con walk the talk, riferita a se stesso, al suo team e all’intera azienda. Razionalità, capacità di osservare a 360°, cioè di vedere le cose vicine come fossero lontane e viceversa. Ma l’empatia rimane una caratteristica da avere, o far crescere. Non si può dirigere una fabbrica senza camminarci attraverso, osservando e ascoltando.
Leadership aziendale: in futuro cosa rappresenterà un retaggio di cui liberarsi?
Il mondo del lavoro sta cambiando, i giovani richiedono sempre di più che le aziende offrano flessibilità lavorativa, attenzione al welfare, programmi di istruzione. Le aziende e quindi la leadership devono adeguarsi e spostare sempre più l’accento sulle soft skill. Le cosiddette hard skill si acquisiscono facilmente con l’esperienza e l’insegnamento, le soft skill possono essere allevate con il coaching, ma parliamo di un processo che richiede molto tempo, attenzione. Una base naturale è essenziale. Ritengo e spero che leadership di tipo direttivo, autocratico diventino decisamente fuori moda: provocano impatti economici pesanti per le aziende, perché sono responsabili delle fuoriuscite di talenti e della perdita di motivazione. Le aziende sono persone.
Complessità: come i leader di domani dovranno trasformarla in opportunità?
La complessità è sempre esistita, si riferisce alle conoscenze e all’epoca. La differenza con il mondo attuale è la velocità del cambiamento: velocità nella crescita dei competitori, delle esigenze dei clienti, degli equilibri di mercato. La complessità è uno stimolo alla crescita, deve essere vista come una opportunità in cui intravedere nuove nicchie di mercato specifiche e sinergiche. Studio, preparazione, workshop creativi, investimenti in R&D rappresentano gli strumenti per gestirla.
Se le dico Ai, cambiamenti geopolitici e leadership del futuro, cosa mi risponde?

Possibilità, ma anche preoccupazione. L’AI può aiutarci a vagliare un’ enorme quantità di dati in un tempo brevissimo e quindi aiutare in campi specifici (per esempio, valutazioni in campo medico, sviluppo di nuove macro-molecole, farmaci) con risultati di incredibile importanza. Occorrono regole, fondamentale è il controllo nelle sue applicazioni e nel suo sviluppo, in quanto vediamo già come contribuisca a creare fake news, fake video, e a influenzare in modo negativo le opinioni. La geo-politica sta vivendo momenti di grande cambiamento e trovo preoccupante la crescita di una Bullish Leadership autocratica, direttiva, che alla lunga non può che portare ad un decadimento di valori e ad un allontanamento di intelligenze.
Il nome di un leader di oggi che andrà bene anche in futuro?
La grandezza di un leader dipende dalla cultura del suo Paese, dalla sua cultura, dalla condizione geopolitica. Quindi faccio una serie di nomi di ieri e di oggi che hanno influenzato e che stanno influenzando modi di sentire e vedere le situazioni: Steve Jobs, Adriano Olivetti, Mary Barra Ginny, Rometti, Sergio Marchionne e Emma Marcegaglia.
Cinzia Ficco