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Luglio 12, 2024
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E’ toscano l’olio premiato con l’oro al GOOA di Berlino e inserito nella guida Bibenda 2024

Si tratta del Prezioso, prodotto da ArteOlio, frantoio hi-tech


ArteOlio, eccellente olio extravergine di oliva Prezioso, è contenuto nella guida Bibenda 2024,
all’interno della sezione dedicata alle migliori aziende italiane produttrici di olio extravergine di
oliva di alta qualità, indiscusso patrimonio italiano. Non solo. Fra i migliori oli d’Italia provenienti
dall’ultima campagna olearia, Prezioso incassa la valutazione di 4 gocce. ArteOlio non si ferma
a questo riconoscimento ma guadagna anche il premio con l’oro (Gold) nella categoria Quality
del Berlin GOOA Global Olive Oil Awards,
competizione riservata agli oli di alta qualità a livello
mondiale, a cui quest’anno hanno partecipato più di 700 campioni di olio extravergine d’oliva
provenienti da oltre 22 paesi.
L’azienda
ArteOlio è situata nella regione Toscana e si estende su 700 ettari di terreno, in provincia di
Grosseto, dove troviamo un frantoio hi-tech di proprietà, una filiera interamente posseduta e
autogestita e l’adozione di metodi di agricoltura moderni e sostenibili. Ed è proprio con questi
requisiti che ArteOlio produce un olio extravergine di oliva 100% italiano di altissima qualità.
Il valore economico delle eccellenze italiane
Rappresentano a vario titolo un interessante valore economico perché contribuiscono anche
all’export italiano, promuovendo il paese Italia all’estero. Il beneficio diventa duplice poiché è
l’Italia a essere maggiormente conosciuta mediante le sue eccellenze nell’asset gastronomico.
Presenza rilevante in tutti i territori italiani, da Nord a Sud, comprese le Isole, l’olio è una
ricchezza dell’agricoltura italiana che favorisce l’economia italiana. Scendiamo nel dettaglio per
conoscere ArteOlio, un progetto agricolo innovativo, che nasce dall’idea di valorizzare in un
modo nuovo un prodotto italiano molto tradizionale come l’olio extravergine di oliva.
Conosciamo il core business e i processi produttivi. Con Riccardo Schiatti (in foto) amministratore
delegato di ArteOlio,
entriamo nel dettaglio per conoscere l’innovativo processo produttivo
dell’azienda a beneficio della produzione dell’olio.
Quando e come nasce ArteOlio

Riccardo Schiatti, ad ArteOlio

«ArteOlio è un progetto che nasce nel 2019 da un’idea dei due promotori Riccardo Schiatti e
Augusto Lippi, oggi Amministratore Delegato e Presidente di ArteOlio
, ed è la risposta alle
necessità moderne dell’olivicoltura, che deve poter sfruttare la tecnologia per rendere la
produzione agricola sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia economico. Questo trend,
già in corso ed inarrestabile, permette un utilizzo più efficiente del suolo e delle risorse elevata,
un livello molto alto di circolarità della produzione, con soluzioni che riescono anche a mitigare
gli effetti del cambiamento climatico sulla produzione. Per affrontare queste sfide, sono però
necessari investimenti importanti e quindi una scala operativa ampliata, il che richiede operatori
con solide basi finanziarie. In questo contesto, è anche facile comprendere perché ArteOlio,
prima iniziativa di grande scala nell’olivicoltura moderna a spalliera in Italia sia nata grazie al
supporto di un operatore di private equity, VERTEQ Capital.
Questo sostegno ha reso possibile
la creazione di una realtà moderna, con oltre 1 milione di piante su 700 ettari di terreni, tutti in
Toscana, con un proprio frantoio completamente autosufficiente, grazie a un investimento totale
di 40 milioni di euro tra equity e finanza bancaria.
Questa cifra rappresenta un record nel settore
olivicolo italiano e forse nell’intero settore agricolo del paese».
Quali sono i metodi di agricoltura adottati?
«ArteOlio, in linea con la propria visione di agricoltura, impiega un metodo di coltivazione
moderno e caratterizzato da grande efficienza, dove tutti gli input produttivi vengono
attentamente valutati e sono utilizzati sempre nella sola misura necessaria. Il tutto finalizzato ad
ottenere una grande qualità del prodotto finito e sostenibilità ambientale, che sono i due
principali target aziendali e, insieme alla condivisione del valore con la comunità locale,
rappresentano gli obiettivi di beneficio comune che fanno di ArteOlio una Società Benefit. Un
secondo criterio che permea la gestione agricola è quello della integrazione. Il progetto ArteOlio
è stato strutturato fin dall’inizio per essere totalmente integrato, dalla produzione delle olive fino
alla vendita dell’olio imbottigliato. Riteniamo che questo sia il modo migliore per produrre un olio di elevata qualità e di dare al cliente finale la sicurezza su ciò che acquista. Nella gestione
operativa il concetto di integrazione si declina in ogni attività, dalla programmazione, alle
operazioni colturali, fino alla raccolta delle olive».
Che ruolo assume l’innovazione?
«L’innovazione gioca un ruolo centrale nella nostra iniziativa, perché consente di rendere
concreto l’approccio moderno di cui si è detto prima. Naturalmente in una azienda agricola non
tutta l’innovazione comporta “tecnologie avanzate”: ad esempio nella costruzione dei nostri
oliveti siamo partiti dal concetto esistente di “oliveto moderno” ma pensiamo di aver apportato
delle innovazioni, magari non tecnologiche o di grande entità, ma che su grandi superfici
portano a un impatto di dimensioni rilevanti. Stiamo anche lavorando su altri fronti di
innovazione, più tecnologici, sempre nell’ottica di migliorare l’efficienza di gestione, la
produzione e la sostenibilità ambientale».
In che modo ArteOlio guarda ai mercati esteri?
«I mercati esteri sono il principale target commerciale di ArteOlio. Naturalmente in quanto
azienda italiana, anzi toscana, al 100% vogliamo servire anche il mercato interno, ma
considerando il livello di affollamento riteniamo che il focus più corretto per noi siano i mercati
esteri. Bisogna poi considerare che non esiste “un” mercato estero, perché ogni paese ha le
proprie peculiarità, in termini di segmentazione e canali distributivi. In linea di principio, diamo
priorità ai mercati che presentano il maggior potenziale di profittabilità per ArteOlio, che dipende
da vari fattori, tra cui ad esempio la percezione del pubblico per l’olio extravergine di alta qualità,
l’accessibilità dei canali distributivi per una realtà come la nostra, e naturalmente il livello di
concorrenzialità. Quindi, guardiamo all’estero non come ad un unico mercato e nemmeno come
grandi mercati continentali; al contrario, abbiamo identificato alcuni specifici paesi su cui
concentrare l’attenzione e lo sforzo commerciale. Per fare degli esempi, troviamo certamente il
mercato USA, ma anche alcuni paesi del Middle East e nel Far East come il Giappone e la
Corea, oppure in Africa ad esempio il Kenya».

Come funziona il frantoio?
«Un frantoio moderno è molto automatizzato, o per meglio dire è completamente automatizzato;
è progettato in modo tale che, una volta ricevute le olive nelle tramogge di scarico, tutto proceda
automaticamente fino all’ottenimento dell’olio pronto per essere immagazzinato nei serbatoi.
Soprattutto in un caso come il nostro, dove lavoreremo a regime grandi quantità di olive di
nostra produzione, una volta impostati i parametri di funzionamento il frantoio non richiede
interventi degli operatori per funzionare correttamente. I frantoiani hanno così il compito di
controllare i parametri di lavoro e intervenire esclusivamente nella risoluzione dei problemi, che
in un frantoio riguardano soprattutto la movimentazione delle olive. L’olio viene poi
immagazzinato in serbatoi in acciaio a temperatura controllata e in atmosfera priva di ossigeno,
per garantire il mantenimento della qualità a lungo».
Quali sono le nuove frontiere economiche dell’olio?
«Nel mercato dell’olio si stanno sicuramente delineando negli ultimi anni dei trend sempre più
riconoscibili, primo fra tutti l’evoluzione delle tecniche agricole, che permette una gestione
efficiente delle colture, riducendo sprechi e aumentando la produttività. Si nota poi una crescita
nella domanda di oli extravergine di alta qualità, che consente margini più elevati. Inoltre, ci
sono almeno 2 mercati emergenti come Cina e India che offriranno nuove opportunità grazie
all’ampliamento della classe media e alla consapevolezza dei benefici per la salute. Non si può
poi dimenticare l’importanza, specie in un settore come l’agricoltura, delle tematiche di
sostenibilità, in particolare quella ambientale, che si manifesta nella gestione efficiente delle
risorse naturali quali suolo e acqua, oltre alla CO2 catturata».

La produzione del settore
La produzione di olio in Italia non è molto rilevante rispetto agli altri paesi dell’Europa. A
delineare questo andamento sono i dati elaborati dall’ISTAT. «La produzione italiana di olio
d’oliva – si legge nel Documento – copre mediamente il 15% di quella mondiale, mentre la Spagna ne produce circa il 45%. Nel 2019, la produzione italiana di olio DOP/IGP certificato è
stata di 11.108 tonnellate, decisamente inferiore alle potenzialità. Le aziende agricole italiane
che coltivano olivi per la produzione di olio d’oliva sono 1.045.130. Nel 2021, l’indice dei prezzi
alla produzione dei prodotti venduti dagli agricoltori per l’olio di oliva era pari a 3.595.398 (base
2015). Quindi, nonostante l’Italia sia uno dei maggiori produttori mondiali di olio d’oliva, la sua
quota di mercato è inferiore a quella spagnola. La produzione nazionale di olio DOP/IGP è
ancora limitata rispetto alle potenzialità, ma rappresenta comunque una parte importante
dell’economia agricola italiana». Conferma l’andamento della produzione anche l’elaborazione
realizzata da Ismea. «I dati delle principali variabili del settore – si legge nel Documento –
evidenziano immediatamente le caratteristiche: produzione tendenzialmente in calo e negli
ultimi anni soggetta a una eccessiva variabilità; consumo sempre superiore alla produzione, a
dimostrazione che l’Italia non è autosufficiente; import sempre superiore all’export che rende il
saldo della bilancia commerciale strutturalmente negativo in volume ma anche in valore (salvo
rare eccezioni quali il 2020); import necessario anche per soddisfare la domanda interna».

Francesco Fravolini

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