30/10/2026
Finanza

La manovra arriva. Le bollette possono aspettare. Le imprese un po’ meno.

Il Governo approva una legge di Bilancio da circa 26 miliardi, ma rinvia il decreto sull’energia. Per le aziende, il problema più urgente rimane aperto.

Il Consiglio dei ministri ha approvato la manovra per il 2027, un provvedimento che vale complessivamente circa 26 miliardi di euro. Una cifra importante, naturalmente, ma che racconta soltanto una parte della storia. Perché nella stessa riunione del 28 ottobre avrebbe dovuto trovare spazio anche il decreto destinato ad alleggerire i costi dell’elettricità e del gas per famiglie e imprese. Quello, invece, è stato rinviato per ulteriori modifiche tecniche.

La differenza non è secondaria. La legge di Bilancio disegna il quadro della politica economica per il prossimo anno, mentre il costo dell’energia entra nei conti delle imprese ogni mese, spesso senza aspettare che il legislatore abbia trovato una soluzione soddisfacente.

Per un’azienda manifatturiera, una lavanderia industriale, un’impresa alimentare o un laboratorio artigiano, l’energia non è una variabile astratta da inserire in un modello macroeconomico. È una componente del prezzo finale, della marginalità e, in alcuni casi, della decisione di mantenere aperta una linea produttiva.

La manovra approvata dal Governo interviene anche sul settore finanziario. Secondo le prime indicazioni, sono previsti maggiori prelievi su banche e assicurazioni, attraverso modifiche a Ires e Irap, mentre viene prospettato un aumento della tassazione sulle transazioni finanziarie. Anche il comparto energetico è chiamato a contribuire.

Ma sarebbe prematuro tradurre questi interventi in vantaggi automatici per le piccole e medie imprese. Una maggiore imposizione su banche e società energetiche non garantisce, di per sé, credito meno costoso o bollette più leggere. Occorre capire come gli operatori reagiranno e quali effetti indiretti potranno prodursi sui prezzi dei servizi.

Il vero problema è la prevedibilità. Un’impresa può adattarsi anche a condizioni economiche difficili, purché abbia elementi sufficientemente stabili per pianificare investimenti, assunzioni e contratti. Molto più complicato è costruire un budget quando le principali variabili di costo dipendono da interventi continuamente annunciati, modificati o rinviati.

È qui che si misura la qualità di una politica industriale. Non soltanto nella quantità di risorse mobilitate, ma nella capacità di trasformarle in strumenti comprensibili, accessibili e utilizzabili.

Per le PMI italiane la domanda, alla fine, è piuttosto semplice: quanto costerà produrre nel 2027, quanto costerà finanziarsi e quali condizioni potranno essere considerate sufficientemente certe per investire?

La risposta non arriverà da una conferenza stampa. Serviranno i testi definitivi, i decreti attuativi e soprattutto la verifica dei loro effetti reali.

Intanto, la manovra è arrivata. Il decreto bollette può aspettare. Le imprese, decisamente meno.

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Cinzia Ficco