24/01/2026
Focus

Aumento dei dazi: grandi aziende europee e statunitensi stanno puntando sulla reindustrializzazione

Lo rivela uno studio del Capgemini Research Institue


L’edizione 2025 del rapporto “The Resurgence of manufacturing: Reindustrialization technologies in Europe and the  USA”, capgemini.com/insights/research-l a cura del Capgemini Research Institute, evidenzia come le grandi aziende statunitensi ed europee stanno intensificando i loro sforzi di reindustrializzazione per mitigare i timori legati alle pressioni sulla supply chain, all’aumento dei dazi e alle controversie commerciali. La riconfigurazione a livello globale della supply chain e della capacità produttiva, che include il reshoring e il nearshoring della produzione, così come la diversificazione, è strategicamente prioritaria rispetto alla redditività a breve termine.

Quasi il 60% dei dirigenti ha deciso di proseguire gli sforzi nonostante i costi più elevati e la maggior parte delle organizzazioni (65%) sta riducendo la dipendenza dai prodotti cinesi. Nei prossimi tre anni, invece, le aziende intendono investire nel friendshoring per ridurre il rischio legato alla propria catena di fornitura.

Secondo l’indagine, condotta tra il 1° e il 20 gennaio 2025, le tensioni di mercato stanno spingendo le grandi aziende europee e statunitensi ad accelerare i loro piani di diversificazione delle catene di produzione e di approvvigionamento: due terzi delle aziende hanno infatti già implementato o avviato una strategia di reindustrializzazione, rispetto al 59% del 2024.

“La necessità di reindustrializzare è ormai evidente dopo decenni di globalizzazione. Le aziende stanno rafforzando gli sforzi per diversificare e ridurre i rischi avvicinando la produzione ai mercati di riferimento”,  dichiara Aiman Ezzat , Amministratore Delegato di Capgemini La riorganizzazione delle supply chain è complessa e onerosa, ma le imprese stanno investendo per affrontare l’incertezza macroeconomica e incrementare la competitività a lungo termine, sfruttando tecnologie avanzate. La collaborazione regionale con fornitori, partner tecnologici e policymaker fondamentale per costruire un ecosistema manifatturiero resiliente e adattabile”.

Aumento dei dazi e pressioni sulla supply chain: le leve della reindustrializzazione

Le principali motivazioni alla base della reindustrializzazione includono la resilienza della catena di fornitura, le preoccupazioni geopolitiche e l’esigenza di maggiore vicinanza ai clienti. La pressione sulla supply chain è citata dal 95% dei dirigenti, in netto aumento rispetto al 69% del 2024. Per la prima volta, la vicinanza ai clienti emerge come secondo driver (92%).

L’aumento dei dazi, inoltre, sta aggravando le sfide logistiche, con il 93% dei dirigenti che esprime preoccupazione per l’impatto economico. La reindustrializzazione è sempre più considerata una risposta strategica al contesto geopolitico, in particolare nei settori delle batterie/accumulo di energia, dell’automotive e delle telecomunicazioni, con oltre la metà dei dirigenti in tutte le regioni che affermano che i dazi stanno imponendo un’accelerazione ai loro sforzi di reshoring e reindustrializzazione.

La complessità e i costi associati alla reindustrializzazione non sono noti ai dirigenti: il 62% circa si aspetta un aumento dei costi di capitale nei prossimi tre anni, mentre circa la metà prevede una riduzione dei costi logistici grazie alla maggiore vicinanza ai clienti.

Produzione Nearshore e Friendsshore in forte espansione nei prossimi tre anni

Nel corso dell’ultimo anno, i leader aziendali dei diversi settori hanno dichiarato di aver intensificato la propria strategia di delocalizzazione della produzione e della supply chain, con oltre la metà (56%) che ha investito nel nearshoring o in una combinazione di reshoring e NearShoring della propria produzione, rispetto al 42% del 2024. Si prevede che questa tendenza continuerà: secondo le previsioni, nei prossimi tre anni le operazioni onshore e nearshore aumenteranno fino a rappresentare rispettivamente il 48% (+7 punti percentuali) e il 24% (+2 punti percentuali) della capacità produttiva totale.

Secondo il report, il friendshoring è destinato a diventare una strategia chiave per la maggior parte delle aziende (73%) in termini di approvvigionamento e produzione e, secondo le previsioni, nei prossimi tre anni rappresenta il 41% della capacità produttiva totale, rispetto al 37% del 2024.

Tecnologie avanzate per accelerare la reindustrializzazione, promuovendo l’innovazione e riducendo i costi

La maggior parte delle aziende (62%) si sta concentrando sullo sviluppo degli impianti produttivi per renderli più intelligenti e tecnologicamente avanzati. Oltre la metà di queste ha già ottenuto risparmi superiori al 20% grazie all’adozione di tecnologie digitali nei propri processi di reindustrializzazione, e una larga maggioranza (84%) prevede di investire ulteriormente in tecnologie manifatturiere avanzate per ridurre ulteriormente i costi.

Più di 6 aziende su 10 stanno considerando tecnologie avanzate come dati e analisi e AI/Machine Learning per supportare la reindustrializzazione nei prossimi tre anni. Le organizzazioni stanno inoltre valutando le tecnologie emergenti come Gen AI, 5G ed Edge computing, blockchain, digital twin e tecnologie quantistiche.

Inoltre, quasi tre quarti (73%) delle organizzazioni prevedono che la reindustrializzazione contribuirà a favorire un cambiamento verso pratiche di produzione sostenibili ed eco-compatibili, con un aumento significativo rispetto al 56% del 2024.

Leggi anche

Formazione: da Atitech opportunità per i giovani

Cinzia Ficco

Chicco Testa confermato Presidente di Assoambiente

Cinzia Ficco

Abbiamo l’inflazione più bassa in Ue. Ma il caro vita ha colpito soprattutto Siena, Brindisi e Venezia

Cinzia Ficco