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10/03/2026
DirittoFocus

Approvato dal Parlamento europeo il rinvio delle norme sulla rendicontazione di sostenibilità e sulla due diligence


Il Parlamento Europeo ha approvato ieri, giovedì 3 aprile, il rinvio delle date di applicazione delle normative riguardanti la due diligence e gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità.

Questa decisione è stata presa sostenendo la proposta della Commissione Europea, conosciuta come Stop the clock che fa parte di un insieme più ampio di misure di semplificazione volte a potenziare la competitività dell’UE.

Tale pacchetto, denominato Omnibus, era stato presentato dalla Commissione il 26 febbraio scorso.

Dopo il passaggio “d’urgenza” votato in Parlamento martedì 1aprile, ieri c’è stata l’approvazione delle nuove norme da parte degli europarlamentari che hanno dato il via libera con 531 voti a favore, 69 contrari e 17 astensioni.

La nuova normativa concede un anno aggiuntivo alle grandi imprese per adeguarsi alla due diligence e due anni per alcune aziende in merito alla rendicontazione di sostenibilità.

GLI STEP SUCCESSIVI

Il pacchetto Omnibus, oltre a posticipare l’applicazione delle norme su rendicontazione e due diligence, come approvato dal Parlamento Europeo il 3 aprile, propone anche una revisione del contenuto e dell’ambito di tali obblighi. L’analisi di queste modifiche inizierà ora in sede di commissione affari giuridici.

Si attende ora l’approvazione formale del Consiglio, che aveva già dato il suo consenso il 26 marzo 2025, necessaria per l’entrata in vigore della proposta di legge.

QUALI SONO LE PROPOSTE PRESENTATE?

Il pacchetto Omnibus si propone di unificare le discipline CSRD, Tassonomia e CSDDD in un’unica regolamentazione, al fine di alleggerire il carico normativo per gli operatori, attraverso una semplificazionedel quadro di riferimento.

Innanzitutto occorre chiarire che non si tratta di una semplice misura, ma addirittura di un insieme di interventi volti alla semplificazione, alla riduzione degli oneri burocratici e al rafforzamento della competitività europea.

In particolare la Commissione Europea ha proposto un pacchetto Omnibus I, relativo alla modifica delle direttive della rendicontazione di sostenibilità e della due diligence, ed un pacchetto Omnibus II, relativo all’efficientamento del programma di investimento InvestEU e alla semplificazione degli obblighi di segnalazione ad esso connessi.

Vediamo nello specifico le modifiche proposte relativamente alla direttiva CSRD:

1) Tempistiche:

Stop the clock: rinvio di due anni dell’entrata in vigore degli obblighi di cui alla direttiva relativa alla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) per le grandi imprese con più di 250 dipendenti che non hanno ancora avviato la rendicontazione (e che dovrebbero presentarla nel 2026) e per le PMI quotate (che dovrebbero presentarla nel 2027 e che in base alle modifiche del pacchetto uscirebbero completamente dal campo d’applicazione).

2) Modificazione del quadro normativo e semplificazione:

– eliminazione, dal campo di applicazione della normativa, delle grandi imprese con meno di 1000 dipendenti (e che superano determinate soglie dimensionali) e le PMI quotate, riducendo di fatto dell’80% il numero delle imprese ad oggi soggette agli obblighi della direttiva CSRD;

value chain cap: vengono alleggerite le richieste di informazioni che le grandi imprese (quelle con più di 1000 dipendenti) potranno rivolgere alle imprese lungo la catena del valore, che non sono soggette agli obblighi di rendicontazione. Si prevede che la Commissione approverà, tramite atto delegato, uno standard di rendicontazione volontario, basato sullo standard elaborato per le PMI (VSME) da Efrag.

Questo standard fungerà da protezione per le imprese non soggette agli obblighi della CSRD, limitando pertanto le quantità di informazioni che potranno essere loro richieste dalle grandi imprese;

– eliminazione dell’obbligo futuro di soggezione alla reasonable assurance: le imprese saranno soggette solo alla limited assurance;

– le imprese potranno rendicontare le attività parzialmente allineate alla tassonomia UE, dimostrando così i loro sforzi verso un graduale allineamento completo ed ottenendo un riconoscimento del loro percorso verso la sostenibilità.

3) Revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS):

– la Commissione intende semplificare gli ESRS, elaborati da Efrag: si ricorda che al momento sono circa 1.200 i data points, cioè i requisiti di informativa richiesti, corredati di informazioni aggiuntive, quali la natura del requisito (narrativo o quantitativo) o la presenza di disposizioni transitorie in merito, su cui le imprese sono chiamate a rendicontare;

– conferma della volontà di non introdurre standards di rendicontazione settoriali, evitando di aumentare il numero di dati che le imprese dovrebbero comunicare.

Per quanto attiene la CSDDD invece è previsto:

1) Tempistiche:

Stop the clock: posticipo di un anno della scadenza per la trasposizione della direttiva negli Stati membri (nuova scadenza 26 luglio 2027) e concessione alle imprese di maggior tempo per conformarsi agli obblighi (luglio 2028)

2) Semplificazione e riduzione degli oneri:

– semplificazione dei requisiti di due diligence, che impongono alle imprese di grandi dimensioni di identificare e affrontare gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente nelle proprie operazioni, in quelle delle loro filiali e nelle loro catene del valore, concentrando l’attenzione solo sui partner commerciali diretti e con una frequenza di valutazione periodica ogni cinque anni e non annuale;

– limitazione del trickle-down effect: ridurre gli oneri per le PMI, limitando le informazioni che possono essere loro richieste dalle grandi imprese, soggette agli obblighi della CSDDD, come parte della mappatura della loro catena del valore

Per quanto riguarda il pacchetto Omnibus II, la Commissione Europea ha proposto delle modifiche ai regolamenti InvestEU e EFSI per semplificare le procedure e ridurre gli oneri amministrativi per i partner, gli intermediari finanziari e i destinatari finali, in particolare le PMI. Queste semplificazioni includono la riduzione della frequenza e del contenuto di alcuni report e l’adattamento di alcune norme, in linea con il principio di proporzionalità.

L’obiettivo è duplice:

– ridurre l’onere amministrativo: si stima che le semplificazioni porteranno a un risparmio di circa 350 milioni di euro in oneri amministrativi;

– mobilitare ulteriori investimenti: le modifiche proposte mirano a sbloccare circa 50 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, stimolando la crescita e l’innovazione in settori chiave come le tecnologie pulite, la digitalizzazione e le infrastrutture sostenibili. Questo sarà ottenuto aumentando la garanzia dell’UE di 2,5 miliardi di euro e facilitando l’uso combinato della garanzia InvestEU con programmi esistenti.

In sintesi, la Commissione Europea sta lavorando per rendere più efficiente il sistema di investimenti, facilitando l’accesso ai fondi e promuovendo la crescita economica sostenibile.

COSA SUCCEDE ORA IN ITALIA RISPETTO AGLI OBBLIGHI ESG?

Si ricorda che, fino a quando non saranno introdotte modifiche legislative, il Decreto Legislativo 6 settembre 2024, n. 125, che ha trasposto la Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD), rimane pienamente efficace. Pertanto, le imprese operanti in Italia continueranno, per il momento, a essere obbligate a presentare rendicontazione sulla sostenibilità in conformità con le disposizioni ivi stabilite.

È importante sottolineare, inoltre, che il pacchetto Omnibus propone una semplificazione generale e una possibile maggiore armonizzazione della vasta normativa dell’UE in materia, ma non comporta un abbandono totale degli obiettivi di sostenibilità. I criteri ESG continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nella valutazione degli investimenti (che richiede regole di rendicontazione chiare, trasparenti e applicate uniformemente), nella selezione dei partner all’interno delle filiere e nell’accesso al

credito.

Gli istituti bancari hanno progressivamente integrato i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nei loro processi di investimento, sia in virtù delle normative europee che delle valutazioni dei rischi connessi ai fattori ESG – in particolare i rischi climatici – e del loro impatto sulla stabilità finanziaria e sulle performance aziendali.

Si ricorda infine che in data 17 dicembre 2024, è stato approvato lo standard VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for Non-listed SMEs) di EFRAG dedicato alla rendicontazione di sostenibilità volontaria per le PMI, per rispondere alla crescente domanda di dati ESG (ambientali, sociali e di governance) da parte di banche, investitori e grandi aziende.

Per le aziende escluse dalla CSRD, che sarebbero circa l’80%, qualora vedessero la luce anche le ulteriori modifiche contenute nel pacchetto Omnibus, la Commissione prevede di approvare, tramite atto delegato, uno standard di rendicontazione volontario, basato proprio sullo standard VSME elaborato per le PMI da Efrag.

La pubblicazione di questo standard pare essere prevista entro quattro mesi dall’adozione del pacchetto Omnibus, stimata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Concludendo, appare dunque che, in un contesto così complesso ed in continua evoluzione, le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni, dovranno affrontare la sfida di tracciare una strategia di sostenibilità solida e ben definita. Ciò implica non solo la raccolta e la divulgazione di dati ESG (ambientali, sociali e di governance), ma anche l’integrazione di questi principi nelle decisioni aziendali quotidiane.

Le imprese avranno bisogno di un supporto qualificato in più ambiti, per la comprensione delle normative, ai fini di districarsi nella complessità delle stesse, per la definizione di una strategia di sostenibilità in linea con gli obiettivi aziendali e con le aspettative degli stakeholders, per la raccolta ed analisi di dati, necessarie per la rendicontazione e la gestione delle performance ed infine per l’implementazione di processi aziendali e la comunicazione delle proprie performance di sostenibilità in maniera efficace.

In sintesi, il percorso verso la sostenibilità è segnato e le imprese che sapranno anticipare e gestire questa transizione si troveranno in una posizione di vantaggio competitivo.

Cecilia Bianconi

Avvocato, esercita la professione forense dal 2012 principalmente nel campo del diritto civile, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale, con attenzione particolare al mondo delle imprese, anche nel settore dello sviluppo sostenibile www.legalebianconi.it

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