08/02/2026
Focus

Fallimenti aziendali: oltre il 50% i primi 5 anni. Ecco come prevenirli

Parla Massimo Martinini, consulente e fondatore di Pillole di Business


Le imprese italiane stanno affrontando una crisi sempre più evidente, con un numero crescente di chiusure rispetto al passato. Nei primi quattro mesi del 2024, le liquidazioni giudiziali – che con il nuovo codice della crisi hanno sostituito i fallimenti – sono aumentate del 16% rispetto alla somma di liquidazioni e fallimenti registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo i dati Eurostat, nel secondo trimestre del 2024 le dichiarazioni di fallimento delle imprese nell’Unione Europea sono aumentate del 3,1% rispetto al trimestre precedente.

Nel nostro Paese sono ben 5,9 milioni gli imprenditori attivi e avviare un’impresa è una sfida che spesso si traduce in un fallimento precoce: quasi il 30% delle nuove aziende chiude entro i primi tre anni, e questa percentuale sale a oltre il 50% entro il quinto anno, secondo i dati Istat.

Le principali cause di questo fenomeno includono la mancanza di pianificazione, una gestione inadeguata delle risorse e l’assenza di competenze imprenditoriali specifiche.

Massimo Martinini, consulente aziendale con oltre vent’anni di esperienza e fondatore di Pillole di Business, pilloledibusiness.com sottolinea che la radice del problema risiede nell’assenza di una visione strategica chiara e nella tendenza a concentrarsi sui risultati immediati.

“Spesso le aziende si concentrano troppo sui risultati immediati, perdendo di vista l’importanza di costruire una base solida per il futuro. Questo, unito a una cattiva gestione delle risorse umane e finanziarie, è uno dei principali motivi di insuccesso. Un business resiliente nel 2024 si fonda su tre pilastri: la conoscenza approfondita del mercato, l’innovazione costante e la capacità di adattarsi ai cambiamenti. Comprendere il proprio pubblico e anticiparne le esigenze permette di distinguersi dalla concorrenza, mentre l’innovazione, non limitata al prodotto o servizio, ma estesa ai processi interni e alle strategie di comunicazione, garantisce un vantaggio competitivo”.

Con oltre 99.280 imprese attive in Italia nel 2024, la semplice presenza sul mercato non è più sufficiente: per emergere è essenziale distinguersi e offrire un valore aggiunto che superi quello dei concorrenti.

Le difficoltà economiche rappresentano uno dei maggiori ostacoli per gli imprenditori italiani, spesso determinanti per il destino delle aziende. Una gestione accurata del flusso di cassa è fondamentale, ma molti trascurano l’importanza di una pianificazione finanziaria efficace. Stabilire un budget chiaro, controllare regolarmente entrate e uscite e prevedere possibili costi imprevisti sono passi indispensabili per assicurare la stabilità economica di un’impresa.

Senza queste basi solide, le piccole realtà rischiano di trovarsi rapidamente in difficoltà.

A questo si aggiunge un altro elemento critico: la mancanza di competenze imprenditoriali adeguate. Saper attrarre e fidelizzare clienti è una capacità imprescindibile, ma richiede un approccio strutturato e conoscenze approfondite in marketing e tecniche di vendita.

“Per avere successo come imprenditore, ci sono alcune competenze chiave che non si possono ignorare. Prima di tutto, essere in grado di trovare clienti. Senza clienti, il business non esiste. Ma non basta trovarli, è necessario anche saper vendere, sapersi posizionare in modo unico agli occhi del proprio pubblico. Chi si distingue evita di entrare nella guerra dei prezzi, dove i margini si riducono all’osso”.

Capacità come quelle di prendere decisioni rapide e consapevoli sono soft skills cruciali per affrontare le sfide quotidiane del business. Per farlo, è necessario un costante investimento nella propria formazione e nella costruzione di una strategia solida basata su una ricerca di mercato accurata.

E se si pensa che nel 2022 solo il 9,6% degli adulti in Italia ha preso parte a programmi di formazione, registrando un calo dello 0,3% rispetto al 2021, è chiaro come la formazione continua sia un elemento da implementare anche a livello aziendale. Questa percentuale, infatti, rimane distante dagli ambiziosi obiettivi della Commissione Europea, che punta a raggiungere il 47% di partecipazione entro il 2025.

“Un imprenditore che si evolve continuamente non solo rafforza le proprie competenze, ma diventa anche un leader capace di guidare l’azienda verso traguardi ambiziosi. Il successo non arriva dall’oggi al domani, ma è il risultato di una costante applicazione di queste capacità. Investire nella formazione continua, specialmente nello sviluppo delle soft skills, è essenziale per garantire competitività e resilienza alle imprese italiane. Come dimostrano i dati Istat, le aziende che adottano questo approccio riescono a costruire basi solide per affrontare le sfide del mercato e crescere in modo sostenibile. Il futuro dell’imprenditoria italiana dipende dalla capacità di anticipare le sfide con una visione strategica, puntando sull’innovazione e sul valore del capitale umano. Il successo imprenditoriale non è un evento casuale, ma il risultato di scelte ponderate, strategie solide e un costante investimento su sé stessi e sulla propria squadra”.

La Redazione

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