Così, Carlo Occhinegro, head of PR di Startup Geeks, il più grande incubatore di startup in Italia

Comunicazione esterna: “E’ sempre bene curarla sin dai primi momenti di vita di un’azienda. In futuro? Dovrà raccontare sempre più lo stato di salute di un’impresa nel mercato di riferimento”.
Ne è convinto Carlo Occhinegro, che da 10 anni si occupa di pubbliche relazioni, in particolare di quelle di startup innovative, ed è head of PR di Startup Geeks, il più grande incubatore di startup in Italia, di cui cura le strategie di PR con un team composto da quattro giornaliste e professioniste della comunicazione.
Con lui, che ha curato la prefazione del testo edito da Il Sole 24 Ore “Forte e Chiaro” sul ruolo delle PR negli ultimi anni, parliamo di come la comunicazione esterna si evolverà e di come prepararsi alle trasformazioni.
Carlo, la comunicazione assumerà un ruolo diverso in futuro e quanto un’azienda dovrà investire rispetto al proprio fatturato?
La comunicazione esterna è sempre di più una delle colonne portanti della vita di un’impresa. L’investimento in comunicazione esterna può essere diverso a seconda dello stato di vita dell’azienda, ma si deve investire in comunicazione esterna subito. Il mercato, soprattutto quello delle startup, è competitivo ed è importante trasmettere la propria visione e ciò che si porta sul mercato. Le PR aiutano proprio a fare questo: essere visibili ed essere rilevanti.
Come dovrà diventare la comunicazione esterna per essere efficace e di successo, utile a conservare la reputazione di una azienda?
I dati sono la forma e la sostanza della salute di un brand. Per comunicare in modo efficace bisogna raccontare non solo i propri dati, come quelli relativi alla crescita, ma anche quelli nel mercato in cui si è immersi. L’errore più comune è proprio pensare che fare comunicazione esterna voglia dire promuoversi. No, quella è una piacevole conseguenza, se si è fatto un lavoro in cui si è creato valore che ha portato dei benefici a chi ha recepito quella comunicazione. Una comunicazione efficace? Quando spinge all’azione chi riceve quella comunicazione. Si comunica non solo per trasmettere un’informazione, ma per generare un’azione. Che sia un like su Linkedin, un follow o una richiesta di consulenza, ciò che noi facciamo deve portare chi sceglie di ascoltarci a fare un’azione pratica.
Avranno ancora senso le PR, gli uffici stampa interni?
Ne sono assolutamente certo, anche perché il mercato delle PR si sta espandendo in questi anni ed è in questi anni che il ruolo dell’ufficio stampa sta emergendo. Negli ultimi 5 anni di lavoro ho visto sempre di più l’esigenza, una volta compreso il ruolo strategico dell’ufficio stampa, di assumere una figura interna all’azienda. Ed è una notizia felice per l’intero ecosistema di chi si occupa di comunicazione.
Come siamo messi in Italia rispetto all’estero in termini di comunicazione esterna?
Stiamo arrivando agli standard per lo meno europei. Per arrivare a quelli statunitensi ci vuole ancora molto lavoro divulgativo da parte di chi occupa questi ruoli, dove chiunque ha una persona o un team dedicato alla comunicazione, pagato in base alle competenze che porta in azienda. Rispetto a quanto avviene in Italia, il valore della comunicazione esterna si percepisce dal livello di qualità nella gestione delle crisi. Le crisi sono tutte prevedibili, nessuna azienda ne è immune. La questione è chi si prepara al rischio di dover gestire una crisi e chi invece risulta completamente impreparato. E i risultati in Italia negli anni sono davvero tanti, forse troppi, sia per piccole che per grandi realtà.
Sin da oggi, a chi affidarsi e da dove partire per organizzare una comunicazione efficace?
Bisogna prima di tutto affidarsi a dei professionisti. Questo è un punto base: non bisogna pensare che un marketing manager o sales manager possano fare da factotum perché hanno competenze diverse che non collimano con quelle richieste da chi si occupa di comunicazione. Si parte poi dagli obiettivi ricordandosi perché si comunica. Si comunica per passare un’informazione a un target ben preciso che dovrebbe poi sviluppare un’azione. Non per forza l’acquisto, non è sempre quello l’obiettivo. Anzi, l’acquisto è una conseguenza della consapevolezza di un bisogno. E la comunicazione dovrebbe attivare proprio quella consapevolezza, informando più che promuovendo.
Cinzia Ficco