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Luglio 12, 2024
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Nelle Marche c’è un modello di impresa che fa “scuola”

La Loccioni specializzata in progettazione e produzione di sistemi high tech di collaudo e controllo qualità


Quattrocentocinquanta collaboratori, per il 50% laureati e dall’età media di 32 anni, 120 milioni di fatturato, di cui il 90% proveniente dall’estero, 45 Paesi di esportazione, 10 team esteri (Usa, Germania, Cina, Giappone, India, Messico, Svezia, Corea, Francia e Spagna), il 7% di fatturato investito in Ricerca e Formazione, 8000 visitatori l’anno, 1000 studenti ospitati in orientamento ogni anno, 2 collaboratori che ogni anno avviano la loro impresa.

Sono i numeri della Loccioni di Angeli di Rosora, in provincia di Ancona, , impresa fondata nel 1968 da Enrico Loccioni e da sua moglie Graziella, ispirata alla cultura benedettina e contadina del territorio, specializzata nella progettazione e produzione di sistemi high tech di collaudo e controllo qualità, sia da laboratorio, che in linea di produzione. loccioni.com/it/

Gli elettrodomestici che utilizziamo, le auto che guidiamo, gli arei o i treni che ci trasportano, l’energia che usiamo, l’aria che respiriamo, i farmaci e il cibo per la nostra salute, vengono testati con sistemi Loccioni, creati appositamente per ogni prodotto o processo perché lo scopo è migliorare il benessere delle persone e del pianeta.

Non è un caso che l’impresa sia nota per vari progetti avviati sul territorio circostante. Tra questi: la Scuola Loccioni, che ha creato laboratori per l’orientamento dei giovani, APOTECA, laboratorio di innovazione, da cui è nato il primo robot al mondo per la preparazione automatica dei farmaci personalizzati, Leaf Community, una smart grid elettrica a impatto zero e zero gas – un laboratorio reale della transizione ecologica. E ancora, 2Km di Futuro, progetto di messa in sicurezza e valorizzazione del Fiume Esino, con la realizzazione del ponte pedonale 2068 dell’architetto Thomas Herzog, tra i progetti selezionati in mostra alla Biennale di Venezia 2018. E poi, La Valle di San Clemente, per cui l’impresa gestisce con il Comune di Apiro l’abbazia di Sant’Urbano, facendone un nodo della rete internazionale di ricerca sull’Economia circolare e le nuove energie della terra. Sino alla casa editrice Desiderio, fondata nel 2018. 

“Il progetto editoriale – spiega Enrico Loccioni – nasce dalla consapevolezza che l’impresa è un bene sociale, che genera lavoro, ricchezza e identità nel territorio, ma anche un bene culturale, che trasmette e divulga valori fondanti”.

Desiderio editore infatti in questi anni si è fatto corriere della cultura d’impresa e delle pratiche manageriali, che valorizzano il lavoro e generano energia positiva nel territorio.  La casa editrice è riuscita a  promuovere l’innovazione come comportamento, l’internazionalizzazione come sfida, il lavoro come realizzazione personale, la formazione continua per impedire l’invecchiamento delle competenze. I primi autori coinvolti sono stati docenti come Vittorio Coda (professore emerito di economia aziendale dell’Università Bocconi), Norberto Patrignani (professore di etica dell’informatica presso il Politecnico di Torino), Maria Ludovica e Riccardo Varvelli (storici formatori manageriali), e molti altri personaggi del mondo accademico e d’impresa, che hanno contribuito a creare il modello Loccioni.

Come insegna Galileo Galilei, per migliorare occorre misurare ed è questa la competenza che fa di Loccioni un partner strategico dei più grandi brand industriali internazionali, nei settori della mobilità, dell’energia, dell’ambiente e del benessere delle persone, come: Bosch, Cleveland Clinic, Daimler, Enel, E.On, Ferrari, General Electric, GE Aerospace, Leonardo, Mayo Clinic, Northvolt, RFI, Samsung Medical Center, Toyota.

In Loccioni non c’è un catalogo prodotti, ma un’infografica – Polaris® – come la stella polare, che è stata inserita nell’ ADI Index 2023.

Nel “linguaggio” Loccioni sono poi bandite le parole capo, fabbrica e dipendenti. Ci si deve sentire collaboratori, intraprenditori, azionisti del lavoro.

La Loccioni, come si è detto in precedenza, crede nella formazione dei giovani.  Si comincia dai bambini – e dai loro insegnanti per i quali vengono organizzati laboratori didattici di robotica, coding e agricoltura digitale, finalizzati a far toccare con mano ai giovanissimi la bellezza della scienza e della tecnologia per il benessere delle persone e del pianeta. Si continua con l’aprire le porte dell’impresa a intere classi di ogni ordine e grado, guidandole attraverso il laboratorio reale della transizione ecologica. Sono i primi incontri con il mondo del lavoro per orientarsi nelle scelte future.

Tra le iniziative che l’impresa ha avviato per gli studenti universitari e il territorio c’è SITUM, con cui per la prima volta insieme agli atenei di Ancona, Perugia e L’Aquila, con il supporto di Bper Banca, progettano corsi di alta formazione e offrono agli studenti l’occasione di conoscere e visitare le migliori imprese e opportunità del territorio prima di laurearsi.

Con questi incontri si entra nel Vivaio Loccioni, uno spazio-tempo che l’impresa mette a disposizione della comunità e dei giovani accompagnandoli nell’esplorazione del futuro, delle proprie aspettative, inclinazioni e motivazioni. Per imparare a fare e farsi le domande giuste.

I giovani del Vivaio che decidono di vivere di più l’impresa entrano nel mondo Bluzone, che ogni anno ospita oltre 100 studenti su percorsi formativi e progetti concreti.

Quella che alle superiori si chiama alternanza o PCTO, in Loccioni viene chiamata Convergenza scuola-lavoro perché l’obiettivo è che i due mondi convergano e convivano in quanto entrambi partecipano al percorso formativo del giovane, che ha l’occasione di mettersi in gioco e immaginare il futuro sè.

Gli studenti a maggiore potenziale del Vivaio e poi della Bluzone entrano nel team Loccioni. Vengono chiamati DOC, come le uve scelte per i vini migliori. Inizia quindi un percorso formativo di due anni e mezzo, che alterna momenti in aula e formazione sul campo, per dare ai neoassunti gli strumenti giusti per comprendere l’impresa della conoscenza, immaginare il proprio futuro e diventare Knowledge worker.  È in questo periodo che la conoscenza derivata dallo studio si trasforma in competenza, lo studente in professionista, i primi anni di lavoro diventano un arricchimento del curriculum e della persona.

C’è poi il Marzo Loccioni, mese speciale, dedicato a Graziella Rebichini Loccioni, all’insegna della famiglia, della cultura e della formazione, con grande attenzione alle persone, “che sono il valore più grande”. Aperto ai collaboratori Loccioni, alle loro famiglie, agli studenti e docenti della Bluzone, a clienti e fornitori, con cui l’impresa marchigiana è continuamente in rete, il Marzo Loccioni alimenta nel territorio una comunità ampia di apprendimento, che ha coinvolto come docenti e testimonial nomi del calibro di Pupi Avati, Corrado Formigli, Vittorio Coda, Stefano Zamagni, Francesco Sabbatini, Ferruccio de Bortoli, Piero Angela, Francesco Starace, Stefano Dominicali e tanti altri.

Sono Maria Cristina e Claudio, i figli di Enrico e Graziella, ad occuparsi in prima persona di questi percorsi. Laureata in economia e attenta ai numeri e alle persone Maria Cristina, ingegnere e appassionato di organizzazione e formazione Claudio, insieme sviluppano quello che, nelle parole dei genitori, è il valore più grande dell’impresa: le persone. Si progetta così, attraverso la crescita dei giovani e del territorio il futuro.

Ma dopo quasi 56 anni, cosa spinge l’impresa nel futuro?  “Ho avuto – conclude Enrico –  la fortuna di nascere in questa terra stupenda, da cui ho raccolto i valori della cultura monastica e mezzadrile che ho applicato in questi  anni d’impresa. Ora restituiamo questi valori alla terra, applicando tecnologie, innovazione, efficienza energetica e l’intelligenza delle reti. Consapevoli che, come mi disse tempo fa un prete di campagna, siamo tutti usufruttuari, non ci portiamo via niente, l’importante è lasciare le cose un po’ meglio di come le abbiamo trovate”.

Cinzia Ficco

Le foto sono di Giovanni Della Ceca

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