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21/10/2026
Innovazione

Milano vuole diventare la fabbrica dell’intelligenza artificiale. Ma la vera sfida sono le PMI

La Lombardia approva il passaggio alla seconda fase di Officina AI, la Zona di Innovazione e Sviluppo promossa da Assolombarda con 19 partner. L’obiettivo non è soltanto utilizzare l’intelligenza artificiale, ma trasformarla in produzione, competenze e competitività.

Milano compie un nuovo passo nella corsa all’intelligenza artificiale industriale. Il 19 ottobre Regione Lombardia ha approvato il passaggio alla seconda fase della candidatura di Officina AI, la Zona di Innovazione e Sviluppo (ZIS) promossa da Assolombarda. Il progetto coinvolge 19 partner pubblici e privati e punta a trasformare il territorio milanese in un centro di progettazione, sperimentazione e applicazione industriale dell’intelligenza artificiale.

È una notizia significativa, ma è importante chiarire fin dall’inizio che non siamo davanti a un distretto già pienamente operativo. La candidatura ha superato un passaggio regionale; il riconoscimento definitivo e l’avvio delle attività sono attesi nei primi mesi del 2027. I finanziamenti previsti seguiranno il completamento dell’iter.

La struttura annunciata affida a MADE Competence Center il ruolo di hub e soggetto gestore, mentre Assolombarda guida la promozione del partenariato. Intorno al progetto si raccolgono imprese, università, centri di ricerca e soggetti tecnologici. L’obiettivo dichiarato è accompagnare soprattutto le piccole e medie imprese dal primo esperimento con l’AI fino alla sua effettiva industrializzazione.

È precisamente qui che si trova la questione più interessante.

Secondo un’indagine realizzata da Assolombarda con il Politecnico di Milano su 700 aziende del territorio, il 49% ha già progetti di intelligenza artificiale attivi, contro meno del 20% rilevato alla fine del 2024. Ma la diffusione non è omogenea: si passa dal 79% delle grandi imprese al 41% delle piccole e al 40% delle microimprese.

La differenza non riguarda soltanto la disponibilità di strumenti. Una piccola azienda manifatturiera può acquistare un software, ma questo non significa possedere dati ordinati, personale formato, processi digitalizzati e risorse per integrare quella tecnologia nella produzione. E senza queste condizioni anche un’applicazione promettente rischia di rimanere una dimostrazione interessante, anziché diventare un investimento produttivo.

La proposta milanese guarda proprio a questo passaggio. Non soltanto intelligenza artificiale generativa, dunque, ma anche physical AI: sistemi capaci di collegare software, sensori, robotica, automazione e macchine industriali. Una prospettiva nella quale l’Italia dispone di competenze manifatturiere e meccatroniche importanti, purché riesca a trasformarle in prodotti e applicazioni competitive.

Assolombarda ha già avviato il progetto forgIA con 20 imprese partecipanti alla fase iniziale e oltre 60 casi d’uso individuati. Alcuni sono entrati in produzione. È una base concreta, ma non ancora una dimostrazione dei risultati futuri della ZIS: le due iniziative sono collegate nella strategia industriale, non devono essere confuse.

Per le PMI l’opportunità sarà interessante soprattutto se l’accesso ai servizi sarà semplice, i costi comprensibili e la sperimentazione accompagnata da obiettivi misurabili. Ridurre i difetti di produzione, migliorare la manutenzione, ottimizzare magazzino e consumi o rendere più efficienti i controlli qualità sono risultati verificabili. Dichiarare genericamente di avere adottato l’AI non lo è.

Il successo di Officina AI andrà quindi valutato anche sulla capacità di coinvolgere imprese che oggi non dispongono di grandi reparti tecnologici, fornendo supporto operativo e non soltanto occasioni di networking. Dovranno essere chiari criteri di accesso, risorse disponibili, tempi, tutela dei dati industriali e responsabilità sui risultati.

Milano ha il vantaggio di concentrare università, imprese, ricerca e capitali. Ma un ecosistema non diventa produttivo automaticamente perché gli viene attribuito un nome. La scommessa di Officina AI sarà dimostrare che mettere in rete competenze differenti può tradursi in applicazioni industriali, maggiore produttività e nuove opportunità anche per le aziende più piccole.

La prossima verifica, insomma, non sarà quante imprese avranno partecipato alla presentazione. Sarà quante potranno dire, numeri alla mano, che l’intelligenza artificiale ha migliorato davvero il loro lavoro.

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