
Tre ricerche seguono il percorso di chi guarda all’Italia dall’estero, acquista una casa o decide di fermarsi. Per professionisti e PMI, i bisogni che emergono possono diventare nuovi prodotti, servizi e collaborazioni da mettere alla prova.
Quando si studiano i dati, emergono idee di business. Non perché ogni percentuale nasconda automaticamente un mercato redditizio, ma perché ascoltare le persone permette di individuare difficoltà che si ripetono: una casa difficile da trovare, una procedura che nessuno riesce a spiegare con chiarezza, un lavoro che si può svolgere a distanza ma che diventa complicato trasferire in un altro Paese. Se un’impresa riesce a risolververe uno di questi problemi meglio delle alternative disponibili, può esserci una nuova opportunità.
È con questo sguardo che vale la pena leggere le tre ricerche della collana NOMAG Research. At Last, Italy… At Least Temporarily osserva un pubblico internazionale che valuta di vivere e lavorare in Italia. Debunking Italy’s €1 House Effect distingue ciò che accade dopo che una campagna immobiliare ha attirato l’attenzione mondiale. RELOCALS — Preliminary Findings ascolta persone nate all’estero che in Italia si sono fermate e hanno cominciato a conoscerne dall’interno anche lavoro, servizi e istituzioni. Sono ricerche diverse, con campioni e metodi diversi. Insieme aiutano a seguire un percorso che molte aziende locali incontrano soltanto a pezzi.
Chi guarda all’Italia non cerca soltanto una bella destinazione
La ricerca sui nomadi digitali raccoglie 1.056 risposte dal pubblico internazionale non italiano di NOMAG interessato alla mobilità professionale. È un campione selezionato, non rappresentativo di tutti i lavoratori mobili. Il suo profilo, però, è istruttivo per chi vuole progettare un’offerta: il 69,2% di chi ha risposto alla domanda sulla carriera si colloca fra professionisti senior, dirigenti, fondatori, titolari d’impresa e persone ritirate o parzialmente ritirate dall’attività. Il 78,2% immagina di vivere in Italia con partner, figli o altri familiari.
Questo pubblico non sta necessariamente cercando una camera, un coworking e un calendario di aperitivi. Il 72,4% preferirebbe un’intera abitazione privata o un appartamento servito. Il 66,8% indica come durata ideale da uno a tre mesi. E il 65,8% di chi ha risposto alla domanda sul budget vorrebbe restare sotto i 1.250 euro mensili per l’alloggio, anche se oltre metà di chi ha dichiarato il reddito personale guadagna almeno 60.000 euro lordi annui.
Per un operatore immobiliare, un proprietario o un’impresa che gestisce alloggi, questi dati fanno nascere una domanda precisa: esiste spazio per case arredate e realmente adatte a viverci e lavorare per alcuni mesi, con prezzi mensili prevedibili? La risposta richiede una verifica località per località, ma il problema è già più definito di un generico invito a investire nel «mercato dei nomadi digitali».
La stessa ricerca mostra che la scelta della località dipende molto dalla vita quotidiana. Trasporti e accessibilità sono indicati dal 65,8% fra i servizi che più influenzerebbero la decisione; sanità e servizi quotidiani dal 59,8%; Internet affidabile o uno spazio di lavoro dal 45,5%. Quando i rispondenti scelgono al massimo due tipi di luogo in cui prenderebbero seriamente in considerazione di vivere, le città di medie dimensioni arrivano al 49,4%, mentre le zone rurali o montane al 10,2%. Una PMI che vuole rivolgersi a questo pubblico deve dunque chiedersi non soltanto cosa offrire, ma dove e a quale segmento.
Una casa venduta può aprire un mercato. Un nuovo residente ne apre altri
Le case a un euro sono diventate una storia conosciuta in tutto il mondo. Ma, per comprenderne il valore economico, occorre distinguere l’attenzione ottenuta da ciò che è successo dopo. Debunking Italy’s €1 House Effect separa le richieste di informazioni dalle compravendite, le compravendite dalle ristrutturazioni e il recupero di un immobile dall’arrivo di un residente stabile.
Queste distinzioni interessano direttamente le imprese. Un acquisto può creare lavoro per tecnici, imprese edili, artigiani, fornitori di arredi e servizi di gestione, anche se l’acquirente userà la casa soltanto per una parte dell’anno. Una famiglia che vi si trasferisce stabilmente può invece generare una domanda continuativa per commercio, manutenzione e servizi alla persona. Entrambi sono effetti possibili, ma non vanno confusi quando si valuta un’iniziativa o si costruisce un piano d’impresa.
Per chi lavora nel recupero immobiliare può emergere una proposta specifica: accompagnare un acquirente che vive all’estero lungo tutto il percorso, con preventivi comprensibili, tempi verificabili, documentazione dei lavori e un referente responsabile. Anche qui il dato non garantisce il successo del servizio. Aiuta però a vedere dove l’esperienza del cliente si complica e quale problema un operatore competente potrebbe risolvere.
Chi si è fermato conosce bisogni che dall’estero non si vedono
La terza ricerca, RELOCALS — Preliminary Findings, parte dalle risposte di 103 persone nate all’estero che vivono in Italia e ne parlano anche a un pubblico internazionale. La prima rete è selezionata e in prevalenza anglofona: i risultati sono esplorativi e non descrivono tutti i residenti stranieri. Sono comunque utili per comprendere cosa accade dopo l’arrivo.
Il 63,1% dei partecipanti dichiara di generare il proprio reddito principalmente fuori dall’Italia. Il 64,1% non aveva inizialmente previsto di restare così a lungo. Per un’impresa locale, questo profilo merita attenzione: una persona può lavorare per clienti o datori di lavoro esteri e, intanto, abitare in Italia, acquistare beni e servizi e sviluppare relazioni nel territorio. Non bisogna attribuirle una spesa che la ricerca non ha misurato; bisogna riconoscere che il luogo in cui viene generato il reddito e quello in cui nasce la domanda di servizi possono essere diversi.
Quando viene chiesto ai relocals di indicare la singola maggiore difficoltà pratica incontrata in Italia, trovare casa arriva al 17,5%, la burocrazia al 16,5% e avviare un’impresa o un’attività autonoma al 12,6%. Nelle risposte aperte sulle difficoltà, codificate in via preliminare, ricorrono anche opportunità di lavoro, salari e ambiente imprenditoriale. Per studi professionali, consulenti e aziende di servizi, sono segnali da approfondire: quali passaggi richiedono davvero assistenza? Quali costi e tempi risultano opachi? È possibile offrire una risposta coordinata, in più lingue, senza costringere il cliente a ricominciare ogni volta da zero?
C’è poi un’opportunità meno evidente. Il 65% di questi primi intervistati afferma di non essere mai stato invitato attivamente da aziende, organizzazioni o istituzioni locali a contribuire con la propria prospettiva, il proprio pubblico o le proprie competenze. Eppure alcuni conoscono sia le esigenze di chi guarda all’Italia dall’estero sia i limiti dell’offerta che hanno trovato dopo esservi arrivati. Un’impresa che li coinvolge può ottenere qualcosa di più di una testimonianza promozionale: può confrontare un prodotto con l’esperienza di chi dovrebbe usarlo.
Dai risultati alle idee, dalle idee ai clienti
Le possibilità sono numerose: abitazioni per permanenze di alcuni mesi; servizi di accompagnamento per chi arriva; recupero e gestione di immobili per proprietari esteri; consulenze coordinate per chi vuole lavorare o aprire un’attività; collaborazioni fra aziende locali e residenti con reti internazionali. Nessuna di queste attività diventa un buon business solo perché compare accanto a un risultato di ricerca. Occorre verificare quanti clienti incontrano davvero il problema, quale soluzione usano oggi, quanto sarebbero disposti a pagare e se l’impresa può offrire il servizio in modo sostenibile.
È questo il contributo più interessante dei dati NOMAG per professionisti e PMI: aiutano a formulare ipotesi più precise. L’Italia attrae già moltissime persone; alcune rinunciano prima di arrivare, altre vengono per un periodo e altre ancora si fermano più del previsto. Studiare cosa chiedono in ciascuna fase permette di progettare risposte utili. E, qualche volta, una risposta utile diventa anche una nuova impresa.
Le tre ricerche di Matteo Cerri sono raccolte nella sezione NOMAG Research Books. Gli abstract sono accessibili agli iscritti gratuiti e le edizioni digitali complete agli abbonati a pagamento. I titoli disponibili su Amazon possono essere acquistati separatamente.
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