
Lebadanti.it mette in contatto diretto famiglie e caregiver. La startup dichiara oltre 6.000 iscritti nei primi due mesi della nuova piattaforma, mentre il lavoro domestico regolare continua a diminuire.
La ricerca di una badante comincia spesso nel momento meno adatto per affrontarla con calma: dopo un ricovero, una caduta o il peggioramento improvviso delle condizioni di un genitore. In quei giorni la famiglia deve capire rapidamente di quale assistenza abbia bisogno, trovare una persona disponibile e valutarne l’affidabilità. È un mercato vasto, frammentato e ancora fortemente affidato al passaparola.
In questo spazio prova a inserirsi Lebadanti.it, piattaforma sviluppata dalla startup innovativa WeCare Srl per mettere in contatto diretto famiglie e assistenti familiari. Il progetto non promette di risolvere da solo la carenza di personale, né sostituisce la selezione che spetta alla famiglia. Cerca però di ridurre uno degli attriti più evidenti: il tempo necessario per individuare persone disponibili nella propria zona e avviare un contatto.
Un bisogno che cresce mentre cala il lavoro regolare
La domanda di assistenza domestica si muove dentro uno squilibrio strutturale. Secondo il rapporto Family Net Work, realizzato dal Censis e promosso da Assindatcolf, in Italia ci sono 8,5 badanti ogni 100 persone sole con più di 60 anni.
Sul versante dell’offerta regolare, i dati INPS citati dall’azienda indicano che nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato sono stati 804.464: circa 173 mila in meno rispetto al 2021 e in diminuzione per il quarto anno consecutivo.
All’interno di questo totale cambia anche la composizione del settore. Le badanti rappresentano ormai il 51,3 per cento dei lavoratori domestici e, per il secondo anno consecutivo, superano le colf. Il dato racconta un passaggio importante: il lavoro domestico è sempre più legato alla cura delle persone anziane e non autosufficienti, mentre la disponibilità di personale regolare non cresce allo stesso ritmo del bisogno.
Il modello della piattaforma
Lebadanti.it nasce nel 2019 come bacheca gratuita per chi cerca lavoro nell’assistenza familiare. Nel 2025 Valerio Carboni fonda WeCare Srl insieme a Reverse Studio e il progetto viene trasformato in una piattaforma strutturata, online nella nuova versione da luglio 2026.
Le badanti possono registrarsi gratuitamente, creare un profilo e candidarsi alle offerte. Le famiglie, invece, possono consultare le disponibilità nella propria area e pagano soltanto quando scelgono di contattare una candidata.
Il costo parte da 9 euro per contatto e non è previsto un abbonamento. Se la persona selezionata non risponde entro 36 ore, il credito viene restituito automaticamente.
Quest’ultimo passaggio va letto con precisione: le 36 ore non rappresentano una garanzia di assunzione o di reperimento della badante, ma il termine entro il quale la piattaforma considera non riuscito il tentativo di contatto e restituisce il credito. È una distinzione importante in un servizio che interviene in situazioni familiari spesso urgenti e delicate.
Oltre 6.000 iscritti nei primi due mesi
Secondo i dati comunicati dalla società, nei primi due mesi dal rilancio la piattaforma ha superato i 6.000 iscritti complessivi, con più di 3.000 profili di badanti disponibili e oltre 3.500 offerte di lavoro pubblicate.
Sono numeri ancora iniziali, che non misurano quante collaborazioni siano state effettivamente avviate, ma indicano l’esistenza di una domanda significativa da entrambe le parti del mercato.
«Quando una famiglia cerca una badante, nella maggior parte dei casi non ha settimane a disposizione», osserva Valerio Carboni, CEO e founder di WeCare. «Da una parte ci sono famiglie che non sanno dove cercare, dall’altra migliaia di badanti disponibili. Lebadanti.it nasce per farle incontrare in modo più semplice».
Il digitale può ampliare l’accesso soprattutto nei comuni e nelle aree in cui le agenzie specializzate sono poco presenti. Ma l’incontro online è soltanto il primo passaggio: rimangono centrali la verifica delle competenze e delle referenze, la definizione delle mansioni, la compatibilità personale e la regolarizzazione del rapporto di lavoro.
La sfida non è soltanto crescere
WeCare punta a raggiungere 25.000 utenti nei prossimi dodici mesi. Per una piattaforma di questo tipo, tuttavia, il dato decisivo non sarà soltanto il numero delle registrazioni.
Conteranno la distribuzione geografica dei profili, la rapidità delle risposte, la qualità degli abbinamenti e la capacità di trasformare un primo contatto in un rapporto di lavoro trasparente e stabile.
La tecnologia può rendere più efficiente l’incontro tra domanda e offerta, ma non elimina le fragilità di un settore segnato dal lavoro irregolare, dalla carenza di personale e dalla crescente pressione sulle famiglie.
Proprio per questo il caso Lebadanti.it è interessante: mostra come una startup possa intervenire su un problema concreto, costruendo un servizio digitale attorno a un bisogno che finora è stato gestito soprattutto attraverso reti informali.