23/10/2026
Diritto

L’Europa vuole semplificare il GDPR. Le imprese non possono ancora festeggiare.

Il Consiglio UE approva una posizione negoziale: meno adempimenti, regole più chiare sui cookie e procedure coordinate per gli incidenti informatici. Ma la riforma non è ancora legge.

Quante ore impiega una piccola impresa per capire come rispettare le norme sui dati? Dipende dal settore, ma gli obblighi di conformità pesano sull’organizzazione e spesso producono consulenze, documenti e procedure poco coordinate.

Il 21 ottobre il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione negoziale sulla semplificazione delle norme digitali. Il provvedimento, parte del pacchetto Digital Omnibus, interviene su GDPR, cookie, gestione dei dati e notifiche degli incidenti informatici, come spiega il comunicato ufficiale del Consiglio.

La parola decisiva è posizione negoziale. Le modifiche non sono ancora applicabili: il testo dovrà essere negoziato con il Parlamento europeo.

Meno complicazioni, almeno nelle intenzioni

Tra le novità compare una revisione mirata del GDPR. Il Consiglio mantiene l’attuale definizione di dato personale, ma propone chiarimenti sulla pseudonimizzazione e semplificazioni per alcune situazioni a basso rischio. Si prospettano anche modelli comuni per specifici adempimenti e modifiche ai termini di notifica delle violazioni dei dati personali.

Procedure più omogenee potrebbero ridurre le interpretazioni divergenti. Ma semplificare non equivale a eliminare: la protezione dei dati rimane una responsabilità dell’organizzazione.

I cookie e il problema dei consensi

Il mandato affronta anche i banner sui cookie. Il Consiglio intende chiarire ulteriori situazioni in cui non servirebbe richiedere consenso per tecnologie necessarie a determinati servizi, alla sicurezza e ad alcune forme di misurazione dell’audience. L’obiettivo dichiarato è limitare richieste inutili durante la navigazione.

Sarebbe importante per siti ed e-commerce. Ma non liberalizzerebbe ogni tracciamento pubblicitario: funzionamento, misurazione e profilazione restano distinti.

Incidenti cyber più coordinati

La proposta iniziale prevedeva un unico punto di accesso europeo. Il Consiglio propone invece un punto nazionale per Stato membro, con strumenti di coordinamento dell’Unione. È una risposta al problema delle notifiche multiple imposte da diversi quadri normativi.

Una maggiore armonizzazione ridurrebbe duplicazioni per chi opera in più Paesi, senza sostituire gli investimenti in sicurezza.

Cosa dovrebbero fare oggi le PMI

Il rischio sarebbe interpretare l’annuncio come un invito ad aspettare la riforma. Sarebbe un errore. Le imprese devono continuare a rispettare le regole in vigore e possono usare questa fase per verificare quali procedure funzionino davvero e quali siano diventate soltanto burocrazia accumulata.

Chi è responsabile dei dati? Quali informazioni vengono raccolte? Come viene gestita una violazione? Quanti fornitori esterni trattano dati dell’impresa? Sono domande valide qualunque sia il risultato del negoziato.

Semplificare dovrebbe significare dedicare più risorse alla protezione concreta e meno alla complessità evitabile. Per ora Bruxelles ha compiuto un passaggio politico. Il vantaggio operativo è ancora da costruire.

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