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15/10/2026
Innovazione

Duecento milioni per le PMI green. Ma “piccolo progetto” significa almeno 2,5 milioni

L’Innovation Fund promette meno burocrazia e due finestre annuali. Prima di cercare chi scrive la domanda, però, l’impresa deve avere un vero progetto industriale.

La Commissione europea prepara una nuova finestra dell’Innovation Fund dedicata alle piccole e medie imprese. Il 13 ottobre ha presentato il disegno operativo ai potenziali candidati: budget previsto di 200 milioni di euro, procedure alleggerite e due possibilità di partecipazione nel corso dell’anno. È una novità importante, ma il nome “SME Call” può trarre in inganno. Non si parla di contributi per installare qualche pannello sul tetto o sostituire un macchinario: i progetti ammessi dovranno prevedere spese in conto capitale fra 2,5 e 20 milioni di euro.

La call è pensata per ridurre una barriera reale. Molte PMI con tecnologie capaci di tagliare le emissioni non partecipano ai grandi programmi europei perché non hanno un ufficio dedicato ai bandi, né risorse per sostenere mesi di progettazione incerta. La Commissione promette meno documenti, un sistema semiautomatico per calcolare le emissioni evitate, monitoraggio più semplice e una maggiore disponibilità ad accettare progetti rischiosi rispetto alle altre linee dell’Innovation Fund.

Questo, tuttavia, non trasforma la candidatura in una passeggiata. Un investimento da 2,5 milioni richiede tecnologia credibile, sito identificato, preventivi, autorizzazioni, piano finanziario e una stima difendibile del beneficio climatico. Se la domanda viene presentata da un consorzio, tutti i partecipanti devono rientrare nella definizione europea di PMI: meno di 250 addetti e, per una media impresa, fatturato non superiore a 50 milioni oppure totale di bilancio non superiore a 43 milioni. Le grandi aziende con progetti piccoli dovranno utilizzare le altre call.

Il calendario, per ora, è indicativo e questo va detto chiaramente. La pubblicazione del primo round è prevista a dicembre 2026, con chiusura a fine marzo 2027; valutazione fra aprile e giugno e accordi di sovvenzione nella seconda metà dell’anno. Un secondo round dovrebbe aprire ad aprile 2027 e chiudere a fine settembre. Non esistono ancora graduatorie, contributi assegnati o diritto al finanziamento: oggi esiste una struttura annunciata sulla quale prepararsi.

Per una PMI industriale la prima decisione non è “chi scrive il bando?”, ma “abbiamo davvero un progetto?”. Deve ridurre emissioni in modo misurabile e inserirsi nella strategia dell’impresa, non nascere intorno al contributo. Conviene quindi costruire subito una scheda di due pagine con investimento, tecnologia, stato autorizzativo, emissioni attuali ed evitate, tempi, fornitori, fabbisogno finanziario e principali rischi. Solo dopo ha senso cercare partner tecnici o finanziari e valutare un consorzio.

Il doppio cut-off è forse l’innovazione più pratica. Chi non è pronto per il primo round non dovrebbe presentare una candidatura fragile soltanto per “non perdere il treno”: avrà una seconda finestra. Ma rinviare non significa aspettare. Autorizzazioni, dati energetici e accordi industriali richiedono mesi; arrivare ad aprile con la stessa idea generica di ottobre non migliorerà il punteggio.

I 200 milioni previsti segnalano che Bruxelles vuole portare l’Innovation Fund più vicino alle imprese di dimensione media. Restano però investimenti grandi per la maggior parte delle microimprese italiane. La vera opportunità è per PMI industriali, scale-up climatiche e filiere capaci di aggregarsi attorno a un progetto serio. La semplificazione può accorciare il formulario. Non sostituisce la sostanza industriale.

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