15/01/2026
Focus

Crescono i prestiti alle famiglie, ma calano i finanziamenti alle imprese: come leggere questo dato?


Come confermano i risultai di un’indagine condotta dalla Banca Centrale Europea, l’area Euro ha registrato alcune rilevanti evoluzioni sia positive che allarmanti per l’economia. Infatti se da un lato i prestiti alle famiglie sono cresciuti dell’1% circa registrando un lieve aumento rispetto a qualche mese fa, dall’altro i finanziamenti alle aziende sono invece calati con una crescita dello 0,9% rispetto all’1,3% di qualche settimana fa. E’ un segnale di come le imprese stanno fronteggiando un complesso sistema economico contraddistinto da un’inflazione ostinata e da preoccupazioni legate alla politica monetaria. Le aziende sono altresì preoccupate per il loro futuro e per i costi dei finanziamenti ritenuti troppo onerosi. Inoltre il calo delle richieste di prestiti potrebbe rivelare una meno importante attività di investimento, una prudenza più accentuata nell’espansione delle attività aziendali, una debole domanda e una perdita di slancio. Questa frenata potrebbe inoltre riflettere difficoltà in settori strategici come quello industriale, dove la richiesta di credito per investimenti a medio-lungo termine potrebbe essere stata condizionata da un maggiore rischio avvertito, inducendo le aziende a rimandare le scelte di investimento.

Prosegue anche il calo nel comparto  manifatturiero e un rallentamento nei servizi. Anche le esportazioni hanno perso vigore tant’è che alcuni settori dell’Area Euro trovano complicato rimanere competitivi. Le attese sono infatti per una ripresa economica più lenta di quanto previsto nei mesi precedenti. Infatti, malgrado l’aumento della crescita, rilevato nel terzo trimestre del 2024, gli indicatori basati sulle indagini congiunturali segnalano una contrazione per le prossime settimane. Gli esperti prevedono una crescita economica dell’1% circa nel 2025, riferibile soprattutto all’aumento dei redditi reali, grazie al quale le imprese nella seconda parte dell’anno dovrebbero poter effettuare maggiori investimenti rispetto al recente passato. Inoltre il continuo taglio dei tassi di interesse dovrebbe stimolare i consumi e gli investimenti, mentre le esportazioni dovrebbero coadiuvare la ripresa in relazione all’aumento della domanda globale, purché  non si accentuino le tensioni commerciali. 

I depositi delle imprese crescono invece del 2% circa rispetto all’1,8% di un mese fa: sono fondi che  vengono parcheggiati in banca e solitamente investiti in soluzioni a breve termine come conti deposito, conti correnti a tassi competitivi o fondi comuni di investimento monetari o obbligazionari a brevissimo termine. Di fatto sono disponibilità che le aziende possono poi utilizzare per far fronte ai propri impegni verso fornitori, dipendenti, erario etc. L’incremento dei depositi da parte delle aziende rappresenta un segnale inequivocabile di poca fiducia nelle prospettive economiche e di un comportamento più guardingo. Infatti buona parte della liquidità versata in banca rimane parcheggiata nelle varie forme di investimento a breve termine. 

Francesco Megna, esperto di Finanza ed Economia

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