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Luglio 13, 2024
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Economia circolare: a Laterza c’è un’azienda che rigenera le risorse scartate

Si chiama Progeva ed è guidata da Lella Miccolis


Progeva inserisce nel ciclo vitale della natura le matrici organiche rinnovabili di tipo vegetale e animale, rispettando l’ambiente e le normative che regolamentano la gestione. L’azienda si occupa di compostaggio: recupero degli scarti organici attraverso la loro trasformazione in un fertilizzante naturale chiamato compost. È utile sottolineare che il compostaggio è un sistema efficace con il quale si contribuisce all’uso sostenibile delle risorse agricole e ambientali.

Concept aziendale

Utilizzare compost nei terreni equivale a mantenere la fertilità, a permettere di ridurre l’impiego di fertilizzanti minerali, riducendo la quantità di scarti organici da portare allo smaltimento in discarica oppure all’incenerimento. Lo stabilimento di Progeva è situato a Laterza (TA) ed è autorizzato al trattamento di frazioni organiche per la produzione di Ammendante Compostato Misto.

L’azienda Progeva opera in un luogo strategico che le consente di servire produttori di rifiuti (amministrazioni comunali e aziende di vari settori merceologici) di provenienza anche extraregionale. L’azienda è una realtà industriale all’avanguardia nel settore del compostaggio, distinguendosi per la qualità della produzione e dei servizi proposti, oltre che per la flessibilità dell’offerta produttiva. Le scelte produttive dell’impianto e costruttive delle parti edili ripropongono le tematiche di efficienza e risparmio energetico. Sempre costantemente ammodernato e rinnovato dalla sua nascita, lo stabilimento della Progeva è oggi uno dei più moderni e sicuri tra quelli esistenti sul suolo nazionale per la lavorazione dei rifiuti organici.

Lella Miccolis (in foto), Amministratore Unico di Progeva srl, spiega i motivi della scelta aziendale e sottolinea il valore aggiunto del rifiuto organico a beneficio dell’economia.

Perché l’azienda sceglie di rigenerare composti organici?

«L’azienda sceglie di rigenerare composti organici, in quanto il rifiuto organico possiede un enorme potenziale che il nostro processo di compostaggio valorizza e restituisce alla terra sotto forma di compost di qualità certificata, concime naturale valido alleato nella lotta alla desertificazione (perdita di fertilità e biodiversità) e ai cambiamenti climatici, favorendo i processi di immagazzinamento e sequestro del carbonio nel suolo (carbon sink), che contrasta i fenomeni erosivi a carico dello stesso e ne migliora la struttura e la capacità di trattenere l’acqua (riducendo la necessità di meccanizzazione e irrigazione). Ciò, inoltre, consente di non impiegare fertilizzanti chimici di sintesi. La corretta gestione del rifiuto organico, che viene trasformato da rifiuto a risorsa, permette di far bene al suolo, al Pianeta e alle nostre tasche, sottraendo la frazione organica ad una destinazione impropria qual è quella della discarica e/o inceneritore. Non solo. Viene dato anche giusto rilievo economico, ambientale e sociale al suo intrinseco ed indiscusso valore agronomico, scientificamente acclarato. E’ dalla volontà di

lavorare per rigenerare, che nasce il business del nostro impianto di compostaggio».

Quali tecniche usate nel processo produttivo?

«Progeva si avvale di presidi tecnologici impiantistici performanti, minimizzando gli impatti ambientali. L’impresa è dotata di un sistema di interconnessione realizzato secondo gli schemi del piano Industry 4.0 che consente ai tecnici aziendali di: fornire istruzioni all’impianto in tempo reale; realizzare attività di monitoraggio continuo, analisi predittive, pianificazione e rilevazione della compatibilità ambientale dei processi e delle produzioni; efficientare, abbassando sprechi e consumi, i processi al fine di garantire elevate performance operative, produttive ed ambientali. Questo sistema di gestione permette all’impresa di ottimizzare le risorse idriche, materiche ed energetiche impiegate nelle diverse fasi di lavorazione industriale. Il processo produttivo ha inizio con accurati controlli di tipo fisico, chimico, microbiologico e merceologico delle matrici organiche in ingresso, che vengono lavorate mediante una trasformazione biologica che sfrutta elementi naturali quali: l’ossigeno, l’acqua ed i microrganismi, accelerando ciò che avviene normalmente in natura, al fine di produrre compost di qualità certificata (Ammendante Compostato Misto)».

La formazione in ricerca e sviluppo che ruolo assumono in azienda?

«La formazione in ricerca e sviluppo assume un ruolo fondamentale. Progeva, infatti, collabora con i diversi attori del territorio: Università, Istituti di Ricerca, Associazioni datoriali di categoria, Agenzie di sviluppo territoriali, altre imprese, Istituzioni pubbliche e società civile. Questo è ilpunto di partenza per costruire una crescita condivisa e sostenibile. Una crescita che Progeva siimpegna a promuovere anche attraverso progetti di ricerca, realizzati internamente oppure incollaborazione con altri Enti, per sviluppare efficaci campagne comunicativesull’importanza di una corretta raccolta della frazione organica dei rifiuti e altrettanto validi eimprescindibili sperimentazioni e studi finalizzati allo sviluppo di tecniche innovative per ilrecupero, il reimpiego e la valorizzazione in altri processi produttivi delle matrici organiche e perl’utilizzo degli ammendanti compostati nel settori dell’agricoltura professionale,dell’ortoflorovivaismo, del giardinaggio hobbistico, della paesaggistica e delle bonifiche».

Come garantire la qualità e la salvaguardia ambientale?

«L’azienda per garantire la qualità e la salvaguardia dell’ambiente sottopone il suo stabilimento ad autocontrolli ed ispezioni da parte di enti terzi. Dal 2013, infatti, Progeva è certificata con Sistema integrato per la Qualità e l’Ambiente conforme alle norme UNI EN ISO 9001 (Qualità) e UNI EN ISO 14001 (Ambiente), a dimostrazione dell’impegno e l’interesse dell’azienda a limitare l’impatto ambientale dei processi, prodotti e servizi, nonché della ricerca della soddisfazione dei clienti e delle parti interessate. L’azienda ha ottenuto, oltre ad altre certificazioni, la registrazione EMAS: l’EcoManagement and Audit Scheme (EMAS) che è un sistema di ecogestione ed audit istituito dalla Comunità Europea nel 1993 a cui possono aderire volontariamente le organizzazioni, sia pubbliche che private, allo scopo di migliorare costantemente le proprie prestazioni ambientali e la condivisione dei dati e delle informazioni, attraverso la pubblicazione della dichiarazione ambientale in un’ottica di trasparenza».

Qual è il trend dell’economia del futuro per salvaguardare l’ambiente?

«Per salvaguardare l’ambiente l’economia del futuro si sta orientando verso vari trend sostenibili e innovativi, puntando su modelli green, che individuino forme per ridurre drasticamente il consumo delle risorse. A titolo di esempio possiamo menzionare l’Economia Circolare: questo modello economico mira a eliminare i rifiuti e l’inquinamento mantenendo i prodotti in uso il più a lungo possibile. Include il riciclaggio, il riutilizzo e la rigenerazione dei materiali per creare un ciclo chiuso, riducendo così la necessità di risorse naturali. Progeva ne è un esempio concreto. Altri modelli sposati dalla nostra Organizzazione vanno nella direzione di energie rinnovabili; agricoltura sostenibile; riduzione dei rifiuti e del consumo di plastica. Queste tendenze rappresentano una risposta alla necessità di creare un futuro più sostenibile e resiliente, con un’economia che supporti il benessere ambientale, sociale ed economico».

Analisi del settore

II Rapporto Rifiuti Urbani presenta i dati relativi all’anno 2022 per conoscere il trattamento biologico dei rifiuti organici attraverso una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente.

«La crescente richiesta di trattamento delle frazioni organiche dei rifiuti urbani determinata, negli anni, dal progressivo incremento della raccolta differenziata, ha favorito un notevole sviluppo nel settore del trattamento biologico che si è evoluto anche attraverso l’adozione di tecnologie impiantistiche innovative. Accanto ai sistemi tradizionali di trattamento aerobico volti alla produzione di ammendanti da utilizzare in agricoltura, il sistema impiantistico nazionale, anche attraverso la riconversione di impianti esistenti, si è dotato, negli anni, dei sistemi integrati che uniscono questa modalità di trattamento alla digestione anaerobica, abbinando, quindi, il recupero di materia a quello di energia, contenendo le emissioni e utilizzando, infine, il biogas generato e purificato, per la produzione di energia e biometano. L’anno 2021 non mostra variazioni di rilievo in riferimento alla dotazione impiantistica nazionale, che rimane pressoché invariata rispetto all’anno precedente ma conferma, ancora, come il settore del trattamento biologico sia dotato di una capacità di trattamento in grado di rispondere adeguatamente al crescente sviluppo della raccolta differenziata delle frazioni organiche. L’intero sistema è costituito da 356 unità operative, con una quantità autorizzata complessiva pari a circa 11,2 milioni di tonnellate e in particolare: 293 (invariato rispetto al 2020) impianti dedicati al solo trattamento aerobico (compostaggio); 42 impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico (43 nel 2020); 21 impianti di digestione anaerobica (23 nel 2020). L’analisi dei dati mostra una progressiva crescita del settore sia con riferimento alle quantità complessivamente trattate (+ 46,7% tra il 2012 ed il 2021), che con riferimento alla sola frazione organica, i cui quantitativi aumentano, nello stesso periodo, del 56,3%. La quantità totale di rifiuti recuperati attraverso i processi di trattamento biologico (8,3 milioni di tonnellate) denota, nel confronto con il 2020, un incremento di 188 mila tonnellate (+ 2,3%). La quota dei rifiuti organici, in particolare, passa da circa 6,6 milioni di tonnellate a circa 6,8 milioni di tonnellate (pari all’81,6% totale trattato), evidenziando una crescita di 190 mila tonnellate (+ 2,9%)».

La frazione organica

«La parte proveniente da raccolta differenziata gestita nel corso del 2021 è costituita, prevalentemente, da “rifiuti biodegradabili di cucine e mense” con un quantitativo di circa 5 milioni di tonnellate, pari al 73,2% del totale. I “rifiuti biodegradabili” di giardini e parchi con circa 1,8 milioni di tonnellate, rappresentano il 26,2% del totale, mentre i “rifiuti dei mercati” con oltre 42 mila tonnellate, costituiscono una quota residuale dello 0,6%. L’andamento delle quantità di rifiuti organici trattate, a livello di macroarea geografica, mostra un incremento per tutte le aree del Paese, con una maggiore rilevanza, in termini quantitativi, nelle regioni del Nord che evidenziano una crescita di circa 123 mila tonnellate (+ 2,8%), nonostante la dotazione impiantistica diminuisca di 6 unità (3 impianti di compostaggio, un impianto di trattamento integrato e 2 impianti di digestione anaerobica). Più contenuta, ma superiore in termini percentuali, la crescita nelle regioni centrali (circa 33 mila tonnellate, pari al 4,2%), con una riduzione di 2 unità nel settore del compostaggio. Costante appare la progressione anche nelle regioni del Meridione, dove si rilevano 5 unità operative in più rispetto al 2020, tutte dedicate al compostaggio, e le frazioni organiche della raccolta differenziata evidenziano un aumento di oltre 34 mila tonnellate, pari al 2,5%».

Ripartizione delle tipologie di trattamento biologico dei rifiuti organici a livello nazionale.

«L’analisi dei dati mostra come il trattamento integrato (anaerobico/aerobico) contribuisca in maniera ormai analoga al compostaggio al recupero delle matrici organiche selezionate.

Nell’anno 2021 i due processi, ciascuno con 3,2 milioni di tonnellate, concorrono in misura uguale (47,6% del totale) al trattamento dei rifiuti organici, mentre la restante quota del 4,8%, oltre 321 mila tonnellate, viene gestita in impianti di digestione anaerobica. Nel periodo dal 2017 al 2021, mostra come il trattamento integrato, nonostante una unità operativa in meno rispetto al 2020, sia caratterizzato da una crescita costante che, tra il 2020 ed il 2021, si attesta a 147 mila tonnellate, pari al 4,8% (+ 37,1% rispetto al 2017). Analoga tendenza, pur con variazioni meno significative, si registra per il compostaggio, con un parco impiantistico di 293 unità che rimane invariato rispetto al 2020 ed un incremento di 59 mila tonnellate, corrispondente all’1,9%.

Rispetto all’anno 2017, tale settore denota, nel trattamento dei rifiuti organici, una lieve perdita dello 0,9%. La digestione anaerobica, con 2 unità operative in meno, fa invece rilevare un’inversione di tendenza mostrando, rispetto al 2020, una flessione di 17 mila tonnellate, pari al 4,9% mentre rimane positivo il trend rispetto al 2017 (+ 11,7%). L’analisi dei dati conferma, pertanto, come la combinazione dei due processi anaerobico e aerobico si riveli determinante nella progressione dei quantitativi dei rifiuti organici recuperati proprio per la possibilità di produrre, da una parte, ammendanti di qualità conformi alle caratteristiche previste dalla disciplina sui fertilizzanti da utilizzare in agricoltura, e, dall’altra, utilizzare il biogas generato direttamente per la cogenerazione di energia elettrica e termica e/o ulteriormente purificato per la produzione di biometano destinato all’autotrazione ed altri impieghi in luogo del gas naturale.

I dati dell’anno 2021 mostrano un crescente interesse verso tale tecnologia di purificazione del biogas; sono 13 (10 nel 2020) gli impianti di trattamento integrato dedicati alla produzione di biometano. Nel Nord del Paese, ogni regione tra Piemonte (TO), Lombardia (BG), Trentino-Alto Adige (TN), Veneto (PD), Friuli-Venezia Giulia (PN) e Liguria (SV) si è dotata di un impianto di questo tipo mentre sono 3 quelli localizzati in Emilia-Romagna, nelle province di Piacenza, Modena e Bologna. Nel Centro sono operativi 2 impianti, uno in Umbria (PG) ed uno nel Lazio (RM), mentre nel Meridione un nuovo impianto è in esercizio da novembre 2021 in Sicilia nella provincia di Caltanissetta ed infine uno in Calabria (CS) è operativo dal 2018. Si osservano, inoltre, 3 impianti dedicati alla digestione anaerobica che hanno iniziato la produzione di biometano già nel 2020, localizzati in Lombardia (LO), in Emilia-Romagna (RA) e in Molise (CB). Si prevede, infine, l’avvio di altri impianti, di nuova costruzione o per la riconversione da trattamento aerobico a trattamento integrato, alcuni dei quali dotati della tecnologia per la  produzione di biometano, localizzati in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio, Abruzzo e Calabria. Alcune di queste unità già risultano operative dal 2022».

Francesco Fravolini

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